Scu, le rivelazioni del nuovo collaboratore: un sequestro e profili Facebook fake per i contatti tra gli affiliati

Scu, le rivelazioni del nuovo collaboratore: un sequestro e profili Facebook fake per i contatti tra gli affiliati

Redazione

Febbraio 24, 2021

ESCLUSIVO/4 Andrea Romano, 35 anni, di Brindisi, confessa ai pm dell’Antimafia di Lecce il piano: “Dovevamo sequestrare un brindisino e chiedere 200mila euro. Aveva un grosso giro di affari, da quel momento doveva darci 15-20mila euro al mese, parte del guadagno di spaccio”. E racconta anche del periodo della sua latitanza in Spagna, dopo l’omicidio di Cosimo Tedesco: tre mesi con carta d’identità falsa e contatti con gli affiliati usando un profilo Facebook fake

BRINDISI – Dal piano organizzato per sequestrare un brindisino particolarmente attivo nello spaccio e chiedere il pagamento di 200mila euro, a quello imbastito per la latitanza in Spagna, sotto falso nome e con possibilità di mantenere i contatti con i suoi affiliati, tramite un profilo fake su Facebook, dopo l’omicidio di Cosimo Tedesco. Andrea Romano, 35 anni, ha riferito ai pm della dell’Antimafia di Lecce quelle azioni che lui stesso aveva chiesto ai fidatissimi diventassero segreti tombali. Date, nomi, guadagni. Ha raccontato tutta la verità lo scorso 20 gennaio, sostiene il neo collaboratore di giustizia di Brindisi città, a distanza di un mese dal primo incontro con i magistrati che lo hanno accusato di essere stato a capo di un clan di stampo mafioso con base nel quartiere Sant’Elia.

IL PIANO PER IL SEQUESTRO DI PERSONA E LA RICHIESTA DI 200MILA EURO

Il racconto del piano di sequestro parte con la spiegazioni sulle ragioni della conoscenza della persona da sequestrare: nel verbale sono leggibili le generalità, sono stati lasciati in chiaro sia il nome che il cognome. “Avendo appreso che aveva un grosso giro di affari relativi a omissis abbiamo preteso che lo stesso versasse una parte dei guadagni al nostro clan, anche perché aveva avviato numerose attività commerciali”. L’elenco delle attività, invece, è coperto da omissis. Ed è proprio in considerazione dell’esistenza di indagini ancora in atto, che il  Tacco d’Italia non pubblica il nome della persona che il clan voleva sequestrare.

L’intento iniziale da me programmato unitamente ad Alessandro Coffa, Luca Ciampi, Vito Simone Ruggero, omissis, Davide Di Lena, Andrea Reho, Tatani Burim, era quello di prelevarlo da casa e di portarlo via insieme al suo socio, forse di nome omissis”, si legge nel verbale firmato da Romano. “Quindi dovevamo tenerlo momentaneamente sotto sequestro in una campagna di Cosimo Schena, detto il nero, in attesa che il socio andasse a prelevare la somma di 200mila euro, da consegnarsi immediatamente, eventualmente anche pagando con sostanza stupefacente”.

Da quel momento – ha aggiunto Romano – avrebbe dovuto corrisponderci periodicamente parte del guadagno dello spaccio, per un importo di circa 15-20mila euro al mese”.

 

LA LATITANZA DI ANDREA ROMANO  DOPO L’OMICIDIO DI COSIMO TEDESCO

Nella parte successiva dell’interrogatorio, Romano racconta ancora il piano e dice di averlo dovuto rivedere perché, in quel periodo, è latitante:  ricercato per l’omicidio di Cosimo Tedesco, 52 anni,  avvenuto il primo novembre 2014, nell’appartamento dello stesso Romano. La procura di Brindisi lo individua subito come uno degli autori, ma il brindisino riesce a fuggire nonostante fosse agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Per quel fatto di sangue, l’unico commesso da Andrea Romano, il collaboratore sta scontando la condanna all’ergastolo.

Mentre io ero latitante – si legge – Luca Ciampi, Alessandro Coffa, Vito Simone Ruggero e Andrea Reho presero l’iniziativa di mettere in atto il piano programmato senza però prevedere la presenza di Tatani, il quale sarebbe stato sicuramente all’altezza di meglio fronteggiare la situazione”.

LA REAZIONE DEL BRINDISINO DOPO LA RICHIESTA DI DENARO: COLPI DI PISTOLA NELLA NOTTE

Questa è la ricostruzione consegnata ai magistrati: “Nel cuore della notte, su disposizione di Luca Ciampi, Andrea Reho, Vito Simone Ruggero e forse Davide Di Lena, in genere addetto alla guida dell’autovettura, andarono sotto casa di ….(c’è il nome del brindisino che doveva essere sequestrato, ndr)  e citofonarono, ritenendo che avrebbe sicuramente acconsentito a corrispondere la somma richiesta”.

Al contrario, riconoscendoli e resosi conto di essere stato preso di mira dal nostro clan, iniziò a esplodere dei colpi al loro indirizzo, facendoli scappare”. I fatti raccontati, sempre stando alla versione di Romano, sono avvenuti agli inizi del mese di novembre 2014.

Io da poco mi ero reso latitante e in particolare intendevo raggiungere la Spagna”. Nella fuga per sottrarsi all’arresto non era solo. Fa i nomi di “Giuseppe Prete” e di altre tre persone, le cui generalità sono coperte da omissis.

IL LATITANTE COSTRETTO A RIENTRARE IN ITALIA E A FERMARSI A MODENA: IN AUTO 20MILA EURO, FALSE GENERALITA’

Da Brindisi, il gruppo riesce a superare i confini italiani, per arrivare in Francia, salvo essere costretto a fare i conti con un imprevisto.

Giunti in Francia, l’auto con a bordo omissis e omissis fu fermata per un controllo e in quella circostanza fu sequestrata la somma di 20mila euro che i predetti trasportavano per mio conto”, è scritto nel verbale. “Io e Prete decidemmo quindi di ritornare indietro e ci fermammo a Modena, in un hotel, dove presentai un documento falso, a nome di Broccio Maurizio”.

Quella stessa notte, tramite il telefono di Giuseppe Prete, consultando il mio falso profilo Facebook, mi resi conto che omissis mi cercava con insistenza, intuendo che fosse successo qualcosa”.

IL VIAGGIO VERSO BARCELLONA: TELEFONINI E SCHEDE SPAGNOLE

La mattina seguente, omissis ci mise al corrente che erano stati tutti rilasciati dalla polizia francese e quindi riprendemmo il viaggio per la Spagna, giungendo a Barcellona, dove tramite omissis entrammo in possesso di diverse schede telefoniche Lycamobile e Lebara, nonché telefoni cellulari Samsung. Diedi subito disposizioni a Prete di rientrare a Brindisi per distribuire le schede e i telefoni ai nostri affiliati”.

Attraverso i contatti successivi, appresi quanto avvenuto la notte precedente presso l’abitazione di …. (c’è il nome della persona che volevano sequestrare, ndr) ”, prosegue il racconto di Andrea Romano. “Subito dopo diedi disposizioni affinché una squadra di fuoco ritornasse a casa di ….(il brindisino che il gruppo voleva sequestrare, ndr) per vendicarsi di quanto avvenuto”.

Effettivamente una squadra formata da Luca Ciampi, omissis, Vito Simone Ruggero, Burin Tatani e Andrea Reho entrò nell’abitazione, facendolo inginocchiare sotto la minaccia delle armi e costringendolo da quel momento a corrispondere le somme di denaro richieste”.

LA FINE DELLA LATITANZA E L’ARRESTO DEI CARABINIERI DI BRINDISI

Romano viene arrestato per l’omicidio di Cosimo Tedesco il 25 febbraio 2015 dai carabinieri del Nucleo investigativo provinciale di Brindisi. I militari lo scovano in un’abitazione a San Vito dei Normanni, paese della provincia. Ha ancora la pistola, una Beretta calibro 9 corto, usata per l’omicidio. Per favoreggiamento viene indagato Giuseppe Prete. Ma stando a quanto ha raccontato il collaboratore da quando ha deciso di chiudere con i suoi affiliati e di voltare le spalle alle regole mafiose, ci sono altre persone coinvolte. Altri affiliati che, a diverso titolo, lo hanno aiutato nella fuga, nel soggiorno a Barcellona, nel viaggio di ritorno in Italia e nella permanenza a San Vito dei Normanni.

Fonte:https://www.iltaccoditalia.info/2021/02/24/scu-le-rivelazioni-del-nuovo-collaboratore-un-sequestro-e-profili-facebook-fake-per-i-contatti-tra-gli-affiliati/

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