Scarpinato: ”La Costituzione italiana come terreno elettivo di una nuova resistenza”

Scarpinato: ”La Costituzione italiana come terreno elettivo di una nuova resistenza”

Per il Pg di Palermo: “Coronavirus ha messo a nudo la fallacia concezione della società”

di Davide de Bari

L’hanno definita come la “più bella del mondo”, senza eguali per i valori espressi. E’ la fama della Costituzione italiana del 1948, messa a punto dall’Assemblea Costituente, in cui si racchiude lo spirito di quegli uomini che hanno sacrificato la propria vita, combattendo contro fascismo e nazismo, nella lotta per la liberazione, che proprio ieri l’Italia ha festeggiato e ricordato nel suo 75° anniversario. Dalla sua nascita, però, la Costituzione ha non mai trovato vita facile. La sua applicabilità è stata quasi sempre “ostacolata” da attacchi mirati a svuotare il suo contenuto non soltanto dal punto di vista giuridico, ma anche attraverso stragi ed omicidi eccellenti da forze anti-democratiche. Tutto questo affinché quel suo “senso” di giustizia venisse meno.
E’ su questo tema che il Procuratore generale di Palermo,
Roberto Scarpinato, è intervenuto ieri nel corso dell’evento organizzato dalla rivista MicroMega, intitolato “Il 25 aprile con MicroMega: ora e sempre resistenza”. Una vera e propria lectio magistralis sul senso e sulla vita della Costituzione.
“Non c’è dubbio che l’eredità, più importante e duratura nel tempo, della guerra di liberazione della resistenza sia stata la Costituzione del 1948. – ha detto Scarpinato – Questo nesso profondo, inscindibile tra la lotta di liberazione è stato messo in luce con le parole indimenticabili da Piero Calamandrei in una seduta della costituente del 7 marzo 1947”.

Un punto di partenza
Secondo il Pg
“la Costituzione del 1948 non si rivelò come la tappa finale di una guerra di liberazione, vinta una volta per tutte dal punto di vista militare, ma piuttosto come punto di partenza destinato a proseguire nei successivi anni della storia repubblicana. – ha continuato – Sia la resistenza, sia la guerra di liberazione che la Costituzione, avevano, a mio parere, un’intrinseca debolezza che è stata occultata dalla retorica ufficiale. Non furono opere della maggioranza del Paese, ma di una minoranza limitata”. In un clima spaventoso di arretratezza economica, culturale e sociale, subito dopo la guerra, “come una società costruita sulla pietra angolare del rapporto servo-padrone, come un Paese dove non esisteva un reale statuto della cittadinanza, con un potere prima monarchico e poi fascista si era sempre declinato con modalità autoritarie. – ha poi proseguito – La maggioranza del Paese, sia nella componente della classe dirigente che in quella popolare, aveva aderito entusiasticamente all’avventura fascista e quindi era rimasta indifferente riguardo gli abusi della dittatura. Nelle elezioni politiche del 1924 il partito fascista aveva avuto 4.5 milioni di voti, quasi il 65% dell’elettorato, e negli anni successivi continuava ad avere una grande adesione di masse”. Dunque, la creazione della Costituzione fu voluta da una piccola parte di uomini della resistenza che confluirono nel CNL (Comitato di Liberazione Nazionale) i quali poi presero parte ai lavori della costituente. “Alchimia della storia trasformò, dunque, un’avanguardia culturale in maggioranza politica. – ha detto il procuratore generale – Ma proprio perché la Costituzione del 1948 non rispecchiava la natura costituzionale del Paese, non era espressione delle autentiche culture in-liberali e anti-democratiche nelle maggioranze ha sempre avuto vita difficile negli anni successivi”.

Sotto attacco
Subito dopo le elezioni politiche del 1948, con l’entrata in vigore della Costituzione,
“si stabilirono in buona parte i vecchi rapporti di forza, indagati e legittimati dagli equilibri politici internazionali a seguito della guerra fredda e bipolarismo internazionale. Inizia così una strisciante restaurazione che si defila in una serie di tentativi, spesso riusciti di aggirare e delegittimare la Costituzione”. Secondo Scarpinato vi furono dei tentativi di attacco all’applicazione della Costituzione: “il primo tentativo viene posto dalla Corte di Cassazione che, in una sentenza famosa, affermò in sostanza, le norme della Costituzione non erano percettive, cioè non erano immediatamente vincolanti e operative, ma programmatiche”. Nel corso del suo intervento, il magistrato ha evidenziato, come parti essenziali della Costituzione, come la Corte Costituzionale e il Consiglio Superiore della magistratura furono istituiti diversi anni dopo, rispetto alla nascita della Carta. E’ stata una vera e propria guerra alla Costituzione, con attacchi “violenti e sanguinosi”. Il magistrato l’ha chiamato come una “vera e propria guerra sporca, condotta per tanti anni dietro le quinte”. L’inizio, secondo Scarpinato, si ebbe con “una strage politica, quella di Portella della Ginestra, realizzata il 1° maggio 1948, una strage che segna l’inizio della strategia della tensione in Italia e l’uso dello stragismo e di omicidi politici mirati, come strumenti voluti a condizionare l’evoluzione del quadro politico e l’andamento democratico e come strumento per impedire e ritardare riforme che davano attuazione dei principi costituzionali. – ha poi proseguito – Tutta la storia italiana è segnata dall’inizio fino alla fine da una catena ininterrotta di stragi e omicidi politici, che non ha eguali in altri paesi europei. Da Portella della Ginestra, per passare alla strage di Piazza Fontana a Milano, Piazza della Loggia a Brescia, strage dell’Italicus a quella di Bologna fino ad arrivare a quelle politico-mafiose del 1992 e 1993. L’elenco degli omicidi politici è del tutto sconfinato”. Quindi quella lotta di liberazione non si sarebbe “conclusa nel 1945, ma è proseguita in tutta la storia repubblicana e si è declinata, in tante forme e su tanti fronti, lasciando sul campo di battaglia migliaia di vite innocenti, dello Stato, tra i quali magistrati e agenti di polizia, assassinati perché fedeli alla Costituzione e quindi ritenuti ostacoli da abbattere”. Ma comunque nonostante questi “ostacoli”, la Costituzione del 1948, nel corso della storia repubblicana, “si è tradotta in tante parte, trasformando l’Italia, da Paese del padrone in una moderna democrazia occidentale. Ma si è trattato di un vero e proprio percorso di guerra, nel quale la Costituzione ha resistito ai vari tentativi si svuotamento e stravolgimento, grazie alle lotte sociali e all’esistenza, nel perdurare nel tempo, dei rapporti di forza internazionali e nazionali, che ne garantivano la tenuta oltre ogni pericolo”.

La Costituzione nelle logiche internazionali
All’interno dell’equilibrio internazionale, che all’epoca era contrassegnato dalla guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, l’Italia
“rappresentava una posizione strategica, geopolitica essenziale in quanto era un paese cerniera”. Per quest’ultimo motivo, secondo il procuratore generale di Palermo, “Sicché non era possibile organizzare un colpo di Stato, come era stato fatto dai colonnelli in Grecia, ma dall’altro verso non era possibile che i comunisti andassero al potere. Per quanto riguarda i rapporti di forza nazionale mi riferisco all’esistenza del partito comunista e dei sindacati più forti. Le componenti più conservatrici della classe dirigente, tenendo presente i rapporti di forza, nazionali e internazionali, erano costretti ad auto limitarsi e a venire a patti, accettando di sostenere i costi della democrazia sociale, rinunciando a una parte dei propri profitti per finanziare lo Stato sociale”. Secondo il magistrato, è proprio in questo contesto che il ceto medio fungeva “da ago della bilancia, tra queste due forze sociali contrapposte, perché a seconda dei suoi spostamenti a destra o sinistra poteva svolgere un capovolgimento del quadro politico generale”. Ed è per questo che il capitalismo “doveva tenere buono il ceto medio, perché altrimenti vi era il pericolo del sorpasso a sinistra, sovvertendo quindi il quadro politico”. Ma dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, “a seguito della globalizzazione e del trionfo del neoliberismo, questi rapporti di forza sociali che avevano garantito e messo in sicurezza la Costituzione, sono venuti progressivamente meno. La classe operaia aveva perso ogni potere di contrattazione sociale. Il ceto medio si rivelò poi un gigante dai piedi d’argilla, la sua forza non era il suo numero ma essere l’ago della bilancia nel braccio di ferro tra il capitalismo e la classe operaia che si erano contrapposte. Caduta la classe operaia è caduto anche il ceto medio”. Scarpinato ha poi sottolineato che i nuovi rapporti sono nati “da una complessa opera di rigenerazione del potere che si è declinata in una nuova stagione di attacchi alla Costituzione, sia a livello nazionale che sovranazionale. Basti ricordare, a livello nazionale, il periodo in cui si voleva delegittimare la Costituzione, chiamandola come comunista, come impaccio che ostacolava la governabilità del Paese. E da qui i ricorrenti progetti di modifica della Costituzione, ultimo quello sottoposto da referendum popolare del 2016, diretti ad alterare profondamente l’architettura interna della Costituzione, all’insegna di una verticolazione del potere oligarchico. – ha proseguito – Per fortuna i tentativi sono falliti grazie alla ‘resistenza’ popolare, un popolo che ha bocciato in sede referendaria questi progetti, dimostrando come il nostro popolo sia più consapevole del valore della nostra Costituzione, come baluardo di diritto di come non lo siano state le maggioranze delle nostre classi dirigenti”.

Obbiettivo raggiunto
Il tentativo di svuotare la Costituzione, secondo il procuratore generale di Palermo, è stato raggiunto
“attraverso strategie più complesse, di rigenerazione del potere, condotte a livello sopranazionale. Tenendo conto, infatti, della difficoltà di svuotare la Costituzione con le battaglie a livello nazionale, è stato trovato il cavallo di Troia, dei trattati europei”. Sono stati proprio i trattati a “tradire l’originario sogno di un’Europa dei popoli e hanno trasformato questo sogno in un Europa il cui timone del comando è affidato a grandi gruppi di potere, all’insegna della verticalizzazione e oligarchizzazione del potere. Attraverso vari passaggi è stato realizzato un processo che ha sottratto al governo e al parlamento nazionale la cassetta degli attrezzi che serve per governare il paese e dirigere la politica economica, come il potere di emettere moneta attraverso i titoli di stato, il potere di svalutare la moneta per recuperare margini di competitività a livello nazionale, il potere di bilancio di finanziaria in deficit della spesa pubblica per sostenere la domanda aggregata per garantire i diritti sociali”. Secondo il magistrato questa “cassetta degli attrezzi” è stata “trasferita a organi privi di legittimazione democratica, come la BCE, la Commissione Europea, l’eurogruppo, il consiglio d’europa, la troika, tutti soggetti che spesso decidono con procedere informali, sottratte al controllo pubblico e popolare e che sono composte da vertici di governo nazionale e da soggetti provenienti da banche e mondo della finanza”. Inoltre, il procuratore generale ha evidenziato come sia “interessante verificare attraverso la biografia di questi soggetti che, risiede in questi organi, come si sia realizzato un sistema delle porte girevoli. Persone che derivano dal grande mondo bancario, grandi banche, multinazionali, occupano posti di rilievo, in questi organi, esauriscono il loro compito e ritornano ai posti di rilievo negli asset manager a livello di grandi banche d’affari”. Con le dimostrazioni negli ultimi anni, “questi organi hanno avuto delle decisioni elevatissime che hanno influito sul destino dei popoli e che poi sono state ficcate nei parlamenti nazionali, senza un reale dibattito e nella inconsapevolezza dell’opinione pubblica. – ha spiegato – Basta fare un solo esempio: è stata cambiata anche la nostra Costituzione, la modifica dell’art 81, introducendo il principio del pareggio di bilancio, in attuazione dei trattati europei, con una norma che impedisce di attuare una politica keynesiana”.

I valori della Costituzione modificati dai principi neoliberisti
Per Scarpinato, lo Stato di diritto, secondo la nostra Costituzione del 1948, è fondata sulla divisione dei poteri e sul loro bilanciamento, ma
“la centralità del parlamento è stato di fatto sostituito da una nuova ingegneria del poteri, nella quale non esiste più il bilanciamento dei potere, dove il parlamento europeo non conta nulla e dove tutto il potere si concentra in alcuni vertici esecutivi”. Insieme a questo fenomeno, però, essendo stati “trasferiti alcuni poteri italiani fuori dal proprio controllo popolare è stata riscritta la carta dei valori su cui si fonda il patto sociale della Costituzione del ’48”. “In quella Costituzione – ha aggiunto – era previsto un modello sociale che è stato definito capitalismo regolato, l’iniziativa privata era libera ma l’articolo 41 dice che questa iniziativa economica-privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o recare danno alla libertà o alla dignità umana. Lo Stato quindi si riservava il potere di intervenire che era strettamente strumentale alla realizzazione della realtà dei diritti sociali fondamentali”. I trattati stipulati con l’Europa, oltre alla verticizzazione del potere, ma “anche per i valori fondanti sono stati antinomici con quella della costituzione”. “Se quest’ultima ha come valori fondanti la solidarietà e la cooperazione, i trattati europei hanno come valori centrali la concorrenza e la competitività tra stati anche a compressione dei diritti fondamentali e dei salari. – ha poi spiegato – I trattati europei, in realtà, traducono alcuni principi fondamentali della concessione neoliberista della società, i cui principi sono stati annunciati estremamente chiaro da due personaggi politici, che hanno contribuito alla vittoria delle grandi forze social-capitaliste su quelle popolari”. Entrando nel particolare, Scarpinato si è riferito a Margaret Thacher che affermava che la società non esiste, ma esistono gli individui e il presidente degli Usa Ronald Reagan il quale affermava che lo stato non è la soluzione, ma il problema. Ecco i trattati europei hanno tradotto in una seria di norme estremamente complesse questi principi e hanno escluso l’intervenuto dello Stato all’interno dell’economia, – ha poi proseguito – affermando il dogma della capacità dei mercati di autoregolarsi e attuando una politica su cui il risultato è stato lo smantellamento dello Stato sociale, i tagli verticali alla spesa pubblica che garantiscono i diritti sociali, la flessibilizzazione del lavoro, le privatizzazioni e quant’altro”.

Il collasso dei modelli al tempo del Coronavirus
Secondo il procuratore generale, il Coronavirus
“ha messo a nudo la fallacia concezione della società, dimostrando che non è vero che i mercati sono autosufficienti e che basta una crisi come quella del Coronavirus per mettere in ginocchio il capitalismo”. Secondo il magistrato proprio quelli che “hanno invocato uno stato minimo ed esaltato l’autonomia dei mercati”, con l’emergenza “oggi invocano a gran voce il ritorno dell’intervento dello Stato ed è solo grazie a questo e l’erogazione di fondi pubblici e prestiti, per tornare a quel capitalismo regolato, che si intravede una via d’uscita da quella che può essere una crisi sistemica”. “Solo in Italia che, ha una sanità pubblica, – ha aggiunto – è stato possibile salvare tantissime vite, che altrimenti sarebbero state abbonante alla morte, come avvenuto in altri Paesi dove sono morti migliaia di persone, che non potevano sostenere i costi delle assicurazioni sanitarie private”.
Un momento così grave, come quello che ci troviamo a vivere,
“ci impone di ripensare il rapporto tra Stato ed economia, e al nuovo ruolo dello Stato come regolatore dell’economia, a ribaltare i rapporti tra economia e politica. – ha detto – Pensando al futuro dell’eredità della resistenza, dei nostri partigiani, ma non come un qualcosa che guardi al passato, no come qualcosa che funga da bussola di orientamento per il futuro”.
Secondo Scarpinato la Costituzione italiana deve
“essere rilanciata come terreno elettivo al una nuova resistenza, proprio dei valori liberal-democratici di cui è intestata su un piano complessivo e indica la direzione di marcia verso la quale muoversi per un progetto politico del più ampio respiro, oltre i confini nazionali che si proietti nello spazio marco-politico europeo, che fino a ieri è stato demonizzato dal pensiero unico oligarca, mercatistica, neoliberista”. E infine, ha concluso: “Occorre un nuovo costituzionalismo europeo che restituisca ai popoli il bastone del comando che sino ad oggi è stato in mano alle ristette oligarchie che consenta di costruire una società che avevano immaginato i nostri padri costituenti. Di questo lavoro, come diceva Calamandrei, i partigiani che sono morti si sono riservati la parte più dura, quella di morire, noi non dobbiamo tradire la loro missione, la loro eredità”.

Per guardare il video dell’intervento di Roberto Scarpinato: Clicca qui!

28 Aprile 2020

fonte:http://www.antimafiaduemila.com/

 

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