Scandalo mazzette a Napoli: «Io pentito, le tangenti? Al Cnr consulenze false»

Il Mattino, Lunedì 18 Giugno 2018

Scandalo mazzette a Napoli: «Io pentito, le tangenti? Al Cnr consulenze false»

di Leandro Del Gaudio

Ha fatto i nomi di tutti quelli che, dall’alto, gli chiedevano di firmare carte, di ratificare pratiche e di contribuire a sbloccare soldi pubblici. Ha ricostruito il meccanismo delle tangenti mascherate da (false) consulenze, vedi alla voce «spese di archivio» o di generiche «ricerche marine», delle vacanze in Sardegna o in posti esotici per missioni scientifiche tutte da dimostrare, per non parlare poi della storia dei marsupi. Già, i marsupi: «Quelli forza Napoli, quelli zeppi di banconote da cento euro, il sabato mattina, li portavo ai miei interlocutori a Calata San Marco, lì all’esterno della sede dell’Istituto marino. Ho fatto i nomi, in Procura sanno tutto». Eccolo Vittorio Gargiulo, ex segretario dell’Istituto ambiente marino costiero (Iamc) del Centro nazionale delle ricerche, fresco di una condanna a quattro anni e sei mesi per concussione e peculato, reduce da una recente scarcerazione. Libero, ma con il marchio di grande tangentista. Difeso dai penalisti Marco Caliendo e Diego De Paolis, Gargiulo indica la nuova traiettoria di un’inchiesta che promette sviluppi. Agli atti nomi e circostanze che rischiano di far esplodere un nuovo caso Cnr.

Gargiulo, lei avrebbe fatto sparire un milione di euro, soldi destinati alla ricerca, a progetti scientifici destinati ai nostri ricercatori…
«La interrompo. Ho ammesso le accuse e ho fornito notizie nuove. Ma non ho mai intascato un milione di euro. Ho ricevuto solo una parte minima, ma se avessi preso quei soldi, li avrebbero trovati. È evidente che centinaia di migliaia di euro sono finiti in altre tasche e non è un caso che ho fatto nomi e ho indicato procedure sospette».

Scusi, ma lei non è quello che acquistava gonfiabili per bambini, la vasca idromassaggio e materiale informatico grazie a progetti fantasma finanziati dallo Stato?
«Sì, sono io. Ma siamo a cinquanta-sessantamila euro di spese che ho ammesso, che ho confessato, spese per le quali sono stato condannato in primo grado, bisognerebbe capire che fine hanno fatto gli altri 950mila euro. È da qui che deve ripartire l’inchiesta ed è su questo punto che ho dato il mio contributo, facendo i nomi dei direttori e dei referenti che mi pressavano perché firmassi, perché ratificassi spese che non ero io – semplice impiegato amministrativo – ad autorizzare».

Che fa scarica sugli altri?
«Mi limito a dire che il potere di spesa non dipendeva da me, ma dipendeva dai direttori che autorizzavano progetti. All’inizio ero un impiegato a tempo determinato, poi sono diventato segretario amministrativo. Non ero io a definire un progetto. Tutto parte dal direttore, che a sua volta viene controllato dall’ufficio programmazione e bilancio di Roma. La mia firma era l’ultimo passaggio della catena».

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