SCAMPIA: prima emergenza è il lavoro, seconda, i servizi (scuola, sanità, spazi per il tempo libero ecc), di Carlo Lubrano‏.

SCAMPIA:Prima emergenza è il lavoro,seconda,i servizi,scuola,sanità,tempo libero

Il disagio giovanile è una patologia sociale a Scampia, perché prima si trasforma in devianza e

poi in crimine.

Il crimine giovanile a Scampia non è omogeneo e presenta caratteristiche diverse da lotto a lotto, secondo i dati del Dipartimento di Giustizia minorile del Ministero della Giustizia l’Italia è il paese a più bassa percentuale per reati commessi da minori, a Scampia non è così, i minori sono impegnati nella criminalità come corrieri della droga, per furti particolarmente i rom che con due campi sono molto presenti sul territorio.

I bisogni di Scampia sono il lavoro, molte persone non hanno mai lavorato e vivono di criminalità in quanto non si sono mai inseriti nel mondo del lavoro, quindi sono emarginati da un territorio che non offre niente sotto il piano dell’inserimento sociale, lottano per avere l’assistenza sanitaria, molti fabbricati sono stati occupati ancor prima di essere ultimati, vi è la necessità di dare al territorio un assetto sociale fondato sulla vivibilità del territorio che si fonda sui servizi degli enti locale regionali e statali, (scuola, sanità, lavoro) insomma bisogna che Scampia diventi un quartiere vivibile, come è il suo assesto urbanistico del territorio.

Le associazioni come luoghi di aggregazione per eccellenza, diffusi sul territorio e radicati nella vita sociale , devono riuscire ad adeguarsi ai cambiamenti della società civile , che ha fatto del successo e della crescita economica individuale e criminale il modello da seguire.

Associazioni poco frequentate e molto slegate dalle altre realtà cittadine, cosicchè la diffusione dei valori fondamentali della società è affidata ai mezzi di comunicazione e alle famiglie.

Sono queste dunque queste ultime le responsabili del malessere che affligge la gioventù, solitudine fragilità e crisi di valori diventano quindi ingredienti primari del disagio giovanile in assenza delle istituzioni, della famiglia e di molte delle associazioni che presenti si sul territorio ma sono fucine di spreco di danaro pubblico, così i mezzi di comunicazioni la fanno da padrone per la presenza della criminalità diffusa piccola e grande.

La strategia da seguire è quella di considerare in modo strutturato e quindi soccorrere concretamente chi sta nel bisogno grave e lotta quotidianamente (rom-disoccupati-giovani) per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà.

Bisogna intervenire seriamente alleandosi tra azioni della sana politica, della società civile della zona, del settore terzo e con le associazioni cattoliche di volontariato, perché le altre sono solo fonte di spreco di danaro pubblico, pochissime quelle che lavorano seriamente.

Bisogna saper creare nuove fonti di lavoro istituzionali creare una centrale del latte a Scampia sarebbe una fonte di impegno occupazionale, finire la Università che se ne discute solo da anni, un ospedale perché il quartiere di Scampia è benservito da Metropolitana, mezzi pubblici e con l’asse mediano collegato con le autostrade.

Bisogna, lavorare anche nel privato, quindi creare fonti di guadagno e di benessere per tutto il quartiere, dando la possibilità ai piccoli industriali di far nascere un piccolo polo della moda, abbigliamento, scarpe e accessori, la zona lo permette e quindi creare le condizioni per poter fare concorrenza al mercato cinese e orientale, fare in modo che popolo di Scampia sia produttivo, e non più Scampia quartiere dormitorio, quindi in mano alla camorra per l’assenza dello Stato, in poche parole bisogna riappropriarsi del territorio.

Non può esserci vero sviluppo senza inclusione e coesione sociale, dunque bisogna fare politiche sociali reali ed efficaci.

Il welfare dovrebbe essere considerato come fattore di sviluppo, non più come costo.

Al riguardo occorrono risposte multidimensionali, complesse e integrate al territorio, di tipo economico, sociale, sanitario, fiscale e del lavoro.

Altri esempi d’interventi strutturali sono:

Nel campo della lotta alla povertà è indifferibile l’adozione di una misura universale di sostegno al reddito;

Nel quartiere di Scampia occorre investire subito in servizi pubblici essenziali;

Il fondo regionale e comunale per le politiche sociali va potenziato in modo che regione ed enti locali siano stimolati ad attivare o a rendere sempre più accessibili i servizi nel territorio di Scampia;

Bisogna attivare con le associazioni, un fondo per l’accoglienza di prima necessità in caso di perdita della dimora;

Scampia è un quartiere dove gli anziani sono abbandonati insieme ai portatori di handicap

quindi assistenza per questi bisognosi;

Canone concordato, di mantenimento, riqualificazione e potenziamento del patrimonio di edilizia pubblica a favore delle famiglie meno abbienti.

Tutte le amministrazioni governative, regionali e locali che si sono susseguite negli anni descrivono l’incapacità di ridurre i problemi, quindi non sono stati affrontati con mezzi adeguati, anche se il quartiere non cresce numericamente rimane comunque radicalizzato il fenomeno della povertà di lungo periodo, estendendosi tra le situazioni di maggiore fragilità.

Le proposte che ho formulato nascono dalla consapevolezza che a “problemi strutturali non possono essere date risposte sovrastrutturali”, cioè evitando quindi di risolvere i problemi alle radici.

Non bastano azioni settoriali e interventi palliativi. Di solito si opera in questo modo quando non c’è speranza di risolvere il problema e si cerca, per quanto possibile, di alleviarne le conseguenze, di ridurre il disagio.

Mi sono interrogato sulle possibili vie di uscita da questa situazione. Mi sono dato anche una risposta, non è solo stallo, ma incapacità di reagire adeguatamente ai fenomeni di povertà, sul piano culturale e politico, oltre che tecnico.

Le associazioni devono prendere in mano il problema di Scampia complessivamente, evitando di farne un problema marginale e settoriale. Dare alla questione povertà del quartiere Scampia una rilevanza strutturale, significa guardare oltre il breve periodo, operare facendo leva su soluzioni di sistema.

Le due proposte di azione si collocano in questa prospettiva.

La prima bisogna creare le risorse, queste dedicate alla spesa per assistenza sociale possono dare un contributo significativo, se orientate e qualificate.

La seconda proposta nasce dalla transazione, in qualche modo storica, che vede il nostro quartiere da anni interrogarsi sul proprio assetto istituzionale e costruire nel tempo condizione che permettano al quartiere di gestirsi autonomamente con proprie risorse, per una più sostanziale condivisione di solidarietà, da parte delle istituzioni, a tutti i livelli, centrale e locale.

DIMENTICAVO l’unica risorsa del territorio è la camorra, che dà lavoro a migliaia di persone con lo sviluppo della droga, ricettazione e delle estorsioni.

Concludendo voglio dire che bisogna ripartire dai poveri, per far si che diventino fonte di ricchezza associativa, e sociale.

Saluti.

CARLO LUBRANO

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