Saro Crocetta: Sindaco di Gela. Un esempio per tutti gli amministratori d’Italia

Il Cammino contro le mafie… incontro con Saro Crocetta

Uno degli incontri durante il “Cammino” della Casa della Legalità di questo maggio 2009 tra Sicilia e Calabria, è stato quello che Rosario Crocetta, sindaco “antimafia” di Gela. Il suo impegno concreto contro la mafia, la sua determinazione e coerenza, ha fatto di lui un simbolo che dimostra quanto i Sindaci possano fare per combattere con efficacia non solo la mafia che spara, ma soprattutto la mafia delle infiltrazioni nell’economia, negli appalti… nella pubblica amministrazione… nella politica. E’, per questo, nel mirino della mafia che lo vuole morto e per questo è costretto ad una vita blindata. Solo grazie all’attenzione dei reparti investigativi, come agli strumenti fondamentali come le intercettazioni ed i collaboratori di giustizia, è stato possibile sventare gli attentati che la mafia gelese, quella degli Emmanuello, legata al clan di Madonia, avevano programmato per eliminarlo. Ha scacciato la moglie del boss Daniele Emmanuello dal lavoro in Comune perchè quel posto spettava a chi aveva bisogno e non a chi accumulava ricchezze criminali. Ha costretto la Raffineria ad allontanare le società mafiose che si erano infiltrate, facendo sì che i diritti dei lavoratori fossero salvaguardati. Ha spinto i commercianti alla denuncia delle estorsioni… Da sempre ha indicato con nome e cognome, pubblicamente, i mafiosi, li ha denunciati, dimostrando che non solo è possibile rompere l’omertà propria di quella cultura che è linfa per le cosche, ma che è possibile combattere per affermare la legalità coniugandola con la giustizia sociale. Con lui, in una città storicamente e pesantemente piegata dalla mafia, si è reso evidente che con la volontà e la determinazione è possibile amministrare la cosa pubblica fuori e contro le logiche della contiguità, della collusione e quindi della complicità. Qualcuno, alcuni anni fa – come abbiamo denunciato – ben collocato al vertice del Sindacato, a Genova, lo definì una “soubrette dell’antimafia” accusandolo di addebitare i problemi di Gela e della Sicilia alla mafia… qualcuno tra Genova e Milano, tra Liguria e Lombardia, in quella ramificazione della mafia gelese, radicata e infiltrata da anni tra i colletti bianchi, gli appalti e l’edilizia, progettava di ucciderlo. Ecco perchè, ancora una volta, siamo vicini a lui e lo ringraziamo per quello che ha fatto, per quello che continua a fare e per quello che ci insegna con la sua coerenza e concretezza che rifiuta le ipocrisie e la retorica.

(Tratto da Casa della Legalità e della Cultura)

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