Sabaudia e la camorra. Interrogazioni a Maroni

Sulla vicenda Di Maio sono scattate, come annunciato, le interrogazioni parlamentari da parte del Partito Democratico. Una al Senato, presentata dal senatore Stefano Ceccanti e dal vice presidente Vannino Chiti, l’altra alla Camera con la firma della deputata Sesa Amici. Il testo è lo stesso. In entrambi i documenti si illustrano al Ministro dell’Interno Roberto Maroni i recenti fatti che hanno interessato la consigliera dei Popolari Liberali e la sua famiglia con il sequestro di beni da 30 milioni di euro effettuato nell’ambito dell’operazione «Underwood». Quindi gli si chiede se sia a conoscenza di queste circostanze, e quali iniziative intenda adottare «al fine di accertare se ricorrano pericoli di infiltrazione di tipo mafioso nel Comune di Sabaudia e stabilire la necessaria trasparenza dell’amministrazione locale». I senatori e la deputata chiedono anche a Maroni se «abbia notizie circa eventuali provvedimenti» nei confronti della consigliera, visto che a loro avviso quanto accertato dagli inquirenti farebbe sussistere le condizione previste dall’articolo 59 comma 1 lettera c del Testo Unico degli Enti Locali «relativo alla sospensione degli amministratori locali indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso». Le questioni che riguardano la città delle dune tornano dunque ad oltrepassare i confini locali e a varcare la soglia dei palazzi della politica nazionale. Come era già successo in passato con le vicende relative al lago di Paola, la piccola città pontina diventa nuovamente fatto nazionale con una storia i cui sviluppi sono ancora tutti da scrivere. D’altra parte gli esponenti locali del Pd lo avevano detto che oltre alla richiesta di scioglimento del consiglio fatta recapitare al Prefetto D’Acunto, altre iniziative sarebbero state promosse in vista dell’appuntamento di stasera. E in effetti le interrogazioni parlamentari sono arrivate. Ben due, con lo stesso identico contenuto. Nel testo si mette in evidenza come Rosa Di Maio risulti essere intestataria del 30% dei beni sequestrati pochi giorni fa, e come la famiglia in questione abbia subito anche un altro sequestro l’anno scorso da parte di Nipaf e Finanza nei locali della palazzina regionale di piazza del Comune.

(Tratto da Dimmi di più)

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