S.MARIA C.V. Raccomandando il cognato Mimmo Piccolo ad Alessandro Zagaria, l’allora sindaco di Muro voleva che entrasse nel sistema dei grandi appalti stile Archicons. “Speriamo che quello scemo di Di Tommaso…”

 Da CasertaCE .S.MARIA C.V. Raccomandando il cognato Mimmo Piccolo ad Alessandro Zagaria, l’allora sindaco di Muro voleva che entrasse nel sistema dei grandi appalti stile Archicons. “Speriamo che quello scemo di Di Tommaso…”
S.MARIA C.V. Raccomandando il cognato Mimmo Piccolo ad Alessandro Zagaria, l’allora sindaco di Muro voleva che entrasse nel sistema dei grandi appalti stile Archicons. “Speriamo che quello scemo di Di Tommaso…”

In una parte dell’informativa che già avevamo letto e dopo averla riletta con grande attenzione abbiamo colto due passaggi che meritano una nostra riflessione che fino ad oggi, era mancata

SANTA MARIA CAPUA VETERE – L’informativa dei carabinieri che ha rappresentato una delle basi costitutiva della richiesta di misure cautelari, formulata dalla Dda e sostanzialmente accettata da un gip del tribunale di Napoli va letta con attenzione e va anche riletta. Perchè ci sono dei passaggi, anche molto brevi che magari per gli inquirenti hanno potuto rappresentare anche una sorta di elemento accessorio, non fondamentale ma per chi scrive, per chi racconta da anni e anni le vicende della politica sammaritana, sono sicuramente importanti.Qui sotto riportiamo proprio due brevissimi stralci, non per raccontare come novità la presenza nelle discussioni tra l’allora sindaco Biagio Di Muro e il faccendiere nonchè presunto camorrista di Casapesenna alessandro Zagaria, delle questioni imprenditoriali attinenti a Mimmo Piccolo, fratello della moglie del sindaco e dunque suo cognato.

La novità è costituita dalla sottolineatura di un aspetto che emerge dalla conversazione intercettata tra Di Muro e Zagaria. Il sindaco aveva intenzione di favorire l’assegnazione di lavori alla ditta del cognato. E fin qui niente di nuovo rispetto a quello che si è detto. Ma è importante l’annotazione del pm il quale afferma: “appare evidente che la richiesta del Di Muro “Senti tengo una ditta buona” sia votata al fatto che lo Zagaria debba accreditare la società del piccolo presso qualche ente pubblico, attraverso le modalità già descritte per l’Archicons srl”.

Siccome quello dell’Archicons srl era un vero e proprio sistema attraverso cui si agganciavano con metodi corruttivi le amministrazioni comunali, Di Muro aveva prefigurato una partecipazione diretta dell’impresa del cognato a questo sistema.

Secondo punto: da quello che abbiamo letto tra informativa e ordinanza non sarà semplicissimo per l’accusa dimostrare, a meno che la signora Loredana Di Giovanni aggiunga delle cose a quelle già dichiarate, che di Muro abbia preso effettivamente dei soldi. Ma stralci come questo pubblicato in calce in cui il sindaco si lascia andare pure ad un commento poco carino nei confronti del capo dell’ufficio tecnico Roberto Di Tommaso, fanno capire che la promessa di qualche cosa, la costruzione di un’idea per taroccare la gara, ci fosse realmente.

Ma soprattutto l’intensa trattativa, l’intenso parlare con un interlocutore specifico che Di Muro si sceglie, cioè Alessandro Zagaria, figlio di don Ciccio Zagaria, più di qualcosa definisce sul piano della non impermeabilità dell’allora sindaco rispetto a certi mondi che non sono stati o sono mondi neri, erano, risaputamente, mondi grigi, visto che, e ve lo scrivo per la millesima volta, i politici ci andavano a mangiare al Tempio, il sottoscritto no.

E questo al si la di ciò che definirà la vicenda giudiziaria del Di Muro che ci auguriamo in meglio, cioè che possa dimostrare anche la sua innocenza, cala una pietra tombale su ogni sua possibilità di poter ancora solo approcciare il tema della politica.

G.G.

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DEGLI STRALCI

uno

 

due

 

tre

 

PUBBLICATO IL: 26 maggio 2016 ALLE ORE 13:28

fonte:www.casertace.net

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