Roma, spunta il “tesoretto” della mafia: 3 milioni in contanti, orologi e gioielli

Il Messaggero, Sabato 24 Giugno 2017

Roma, spunta il “tesoretto” della mafia: 3 milioni in contanti, orologi e gioielli

Non è sfuggito ai carabinieri nemmeno il “tesoretto” che la mala in affari a Roma nascondeva in locali e appartamenti nella sua disponibilità: la scorsa notte, dopo i 23 arresti e i beni per 280 milioni di euro sequestrati a gruppi criminali di Monterotondo legati agli scissionisti della Camorra messi a segno venerdì, sono spuntati fuori la bellezza di 1.650.000 euro in contanti – denaro completamente estraneo alla contabilità ordinaria degli esercizi commerciali riconducibili alle bande criminali – e intere collezioni di gioielli e di  orologi di altissimo pregio, per un valore complessivo stimato di 1.400.000 euro.

Nel corso delle perquisizioni scattate nell’ambito dell’operazione “Babylonia” – che ha portato a disarticolare le due associazioni per delinquere finalizzate all’estorsione, l’usura, il riciclaggio, l’impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e il fraudolento trasferimento di beni o valori – ed estese a tutti gli edifici nella disponibilità degli arrestati, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno individuato, dunque, i nascondigli nei quali erano state occultate  inaspettate parti dell’ingentissimo tesoro accumulato dai capi dei gruppi criminali colpiti dalle indagini.

I militari di Via in Selci hanno infatti eseguito, nella notte tra venerdì e sabato,  un ulteriore ingentissimo sequestro penale di denaro e beni per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, somma che non rientra tra quelle individuate e sequestrate in virtu’ dei provvedimenti di prevenzione eseguiti nella giornata di venerdì con la Guardia di Finanza.

I carabinieri di sono concentrati nelle attività di ricerca del malloppo, impedendo che gregari dell’organizzazione provvedessero a vanificarne l’individuazione e il sequestro;  hanno  meticolosamente passato al setaccio tutti gli angoli più nascosti dei noti locali interessati dall’operazione fino a scovare il tesoro.

La prova del potere finanziario dei capi, promotori e organizzatori delle associazioni criminali, passava anche attraverso la sfacciata ostentazione dei  grandi status symbol ai quali non sapevano resistere, nella più classica dinamica della loro irrefrenabile sfrontatezza.

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