Roma in mano alla mafia, il rapporto choc: 103 i clan attivi nella Capitale

Rapporto “Mafie nel Lazio”: 103 le “famiglie” attive a Roma e nella Regione Lazio

A Roma e nel Lazio sono 103 le “famiglie” – cosche e clan, nonchè consorterie autoctone – che hanno operato e operano in associazione fra loro commettendo reati aggravati dal metodo mafioso e con la finalità di agevolare l’organizzazione criminale di cui fanno parte nel Lazio. E’ uno dei dati che emerge dalla quarta edizione del Rapporto “Mafie nel Lazio”, presentato stamane al WeGil di Trastevere alla presenza, tra gli altri, del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, del prefetto di Roma, Gerarda Pantalone, del presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Legalità Regione Lazio, Gianpiero Cioffredi. L’anno scorso nel Lazio gli indagati per associazione mafiosa sono stati 118, quelli per associazione finalizzata al traffico di droga 965. Le forze di polizia hanno sequestrato 4.800 chili di droga.

I boss – segnala il Rapporto – gestiscono nella regione business che vanno dal narcotraffico al riciclaggio, attraverso l’intestazione fittizia di beni e attività commerciali, dall’usura alle estorsioni a danno degli operatori economici”. Un dato significativo per il riciclaggio è quello riguardante le Segnalazioni finanziarie sospette pervenute all’ufficio Uif di Bankitalia: arrivano a 9.545 (di cui 7.943 nella sola capitale) e collocano il Lazio al terzo posto dopo la Lombardia e la Campania.

A quattro anni dalla pubblicazione del primo Rapporto, le carte giudiziarie esaminate – relative al periodo 1 gennaio -31 dicembre 2018 – permettono di individuare una sorta di “regia criminale” che in particolare su Roma, permette ai gruppi criminali di controllare gli affari illeciti e leciti su cui investire. Una situazione che viene costantemente monitorata dagli investigatori che, operazione dopo operazione, provano a decifrare gli accordi stipulati e rinnovati intorno alla storica pax mafiosa.

Accanto alla fotografia delle indagini su ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra, un’ampia parte del lavoro è dedicata ai “nuovi modelli criminali” nati nelle periferie di Roma come nel resto del Lazio: si va dai clan, in particolare di narcotrafficanti, generati dal tessuto socio-economico romano e cresciuti grazie al contagio del “metodo mafioso”, sino ad una mafia tutta nuova che a Viterbo per alcuni anni ha commesso estorsioni, attentati e incendi.

Fonte:www.affaritaliani.it

 

 

 

 

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