Roma Capoccia. I Prefetti di Roma, escluso Mosca, hanno sempre negato l’esistenza della mafia nella Capitale. Ecco i risultati. I primi da processare sono loro

Roma capoccia
Risulta sempre sbagliato fare di tutta l’erba un fascio ma più passano i giorni e più risulta difficile distinguere l’erba buona da quella cattiva.
Purtroppo tutto risulta compromesso e pare che soluzioni non se ne vogliono cercare.
In molti ci eravamo illusi che dopo lo sporco periodo di tangentopoli, si potesse cercare un riscatto di legalità, di etica, di morale pubblica. Purtroppo però la politica italiana non ha mai voluto consentire che ci fosse una vera riscossa della cosiddetta parte sana del nostro paese che continua ad essere sempre più difficile individuare.
Non c’è più nulla in grado di indignare le tanto blasonate istituzioni che continuano a fare quadrato attorno a sporchi affari di partiti invischiati sempre più nella marmellata del potere economico. Così, mentre una magistratura coraggiosa cerca di mettere i braccialetti ai delinquenti corrotti e corruttori con le mani sporche di marmellata e talvolta di sangue, la politica rallenta nelle riforme ormai vitali come quella della magistratura, anzi, laddove dovrebbe cercare di potenziare taluni uffici territoriali dando strumenti validi ed efficaci a chi rischi continuamente la vita, riesce ad intervenire svilendo il ruolo di magistrati e di uffici di tribunali che si trovano sobbarcati di lavoro.
L’ultima bella uscita solo in ordine di date, in merito alla magistratura fu quella dell’attuale Presidente del Consiglio non eletto che dichiarò di cominciare a riformare la magistratura tagliando il numero di giorni di ferie dei magistrati. Qualcuno prima di lui volle mettere mani alle intercettazioni telefoniche per una sorta di paventato abuso che non avrebbe garantito la libertà del politico delinquente intercettato.
Oggi, dopo la vergogna sul caso Mose di Venezia e dopo la grande abbuffata dell’Expo di Milano, arriva la valanga del Cupolone Romano. Quasi un fulmine a ciel sereno, direbbe l’attuale prefetto di Roma che ha sempre negato e continua a negare l’esistenza di mafia nella capitale.
Ora, tutti sorpresi a riflettere sull’onta capitata a Tizio piuttosto che a Caio. Gli altri, tutti innocenti.
Paolo Borsellino affermava: <<Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si metto d’accordo>>.
Non può bastare quindi commissariare un partito. Non basta chiedere la sospensione di questo o quel consigliere sporco di marmellata.
È tanto più colpevole chi non ha saputo/voluto vigilare. Si sa bene come funzionano gli equilibri all’interno dei partiti politici dove in molti sanno di tutti e nessuno cerca di mettere all’angolo chi puzza di malaffare, anzi, troppo spesso è proprio chi porta quel fetore ad essere privilegiato per il potere che rappresenta e può rappresentare. Quelli che cercano di fare pulizia, inevitabilmente vengono messi a margine o addirittura, sentendosi impotenti, si vedono costretti a mollare.
Così come sarà costretto a mollare il povero sindaco Marino, colpevole anche lui di non essere riuscito a far emergere subito la puzza di quelli del suo partito che gli ronzavano attorno per interessi personali e di lobbies.
Non se ne esce e non se ne uscirà mai se ciascuno continuerà ad essere tifoso integerrimo della sua parte politica.
Se ciascuno, anche a livello territoriale cercherà, di far emergere solo lo sporco evidente nel partito avversario, restando indifferente sullo sporco nascosto ma conosciuto da tutti, all’interno del proprio gruppo politico, continuerà a prestare il fianco al potere mafioso all’interno del suo partito e quindi sarà anch’egli partecipe del malaffare mafioso.
Non c’è un partito politico più colpevole dell’altro. Il caso del cupolone romano dimostra che le colpe appartengono a tutti. E allora, molto responsabilmente dovremmo auspicare una commissione d’accesso della prefettura di Roma al più presto ed accettare eventualmente l’onta dello scioglimento del consiglio
comunale della capitale. Solo così potremo cercare di lavorare affinché la nostra Roma continui ad essere ricordata come la Città Eterna.
Altrimenti dovremo rassegnarci ad essere etichettati tutti come spaghetti, mandolino e mafia.

Fondi, 6 dicembre 2014-12-06
Vincenzo Trani

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