Rivediamo tutto l’impianto investigativo ed assegniamo ai Comandi delle forze di polizia nel Basso Lazio persone esperte nella lotta allla criminalità organizzata

LA CARENZA DI UN’AZIONE INVESTIGATIVA ADEGUATA IN PROVINCIA DI LATINA NELL’AZIONE DI CONTRASTO DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA ED UN IMPIANTO IRRAZIONALE DEI PRESIDI DI POLIZIA SUL TERRITORIO PONTINO

Quello che inquieta di più, quando si parla di presenza della criminalità organizzata nel Basso Lazio, è la grande superficialità con la quale il Ministero dell’Interno ed i Comandi Generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza decidono CHI mandare sul territorio per preservarlo dall’invasione delle cosche.

Prefetti, Questori, Colonnelli dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e personale subalterno.

Bene, quelle mandate sia in provincia di Latina che in quella di Frosinone, sono tutte brave persone, ma ciò non basta.

Dobbiamo fare doverosamente delle eccezioni per quanto riguarda la loro preparazione e le loro capacità professionali: il Prefetto di Latina, dr. Frattasi, ha mostrato grandi qualità umane e professionali, come anche il nuovo Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Frosinone, Col. Salato ed il Questore di Latina Dr. D’Angelo.

Non ce la sentiamo di citare altri.

I risultati stanno sotto gli occhi di tutti, sia quelli positivi che, soprattutto, quelli negativi.

Ci dispiace dire certe cose, ma ci vediamo costretti a denunciare per l’ennesima volta le carenze di un impianto investigativo che fa acqua da tutte le parti.

Chi decide i trasferimenti del personale dirigente dovrebbe tener conto del fatto che il Basso Lazio è ormai considerato zona di frontiera. In frontiera, a fronteggiare il nemico, si mandano gli uomini migliori, non gente perbene sì, ma inesperta di lotta alle mafie.

Cominciamo dalla Guardia di Finanza della provincia di Latina. A fronte della montagna di investimenti che le mafie hanno fatto e continuano quotidianamente a fare, le indagini di carattere patrimoniali, quelle cioè che riguardano la provenienza e la tracciabilità del denaro, sono pochissime.

Vediamo i finanzieri impegnati a fare le contravvenzioni per il mancato rilascio di uno scontrino da parte del piccolo commerciante; vediamo i “baschi verdi”, un corpo altamente specializzato, impegnati a pattugliare le strade come la Polizia Stradale ed i Vigili Urbani; vediamo alla guida di taluni loro comandi ufficiali che non ne avrebbero titolo, un tenente, anziché un capitano, alla Compagnia di Fondi, un capitano, anziché un maggiore o un tenente colonnello al Gruppo di Formia e così via; vediamo marescialli. , come a Terracina, a Fondi ecc, , mantenuti nello stesso posto per 20-30 anni.

Lo stesso discorso vale, più o meno, per i carabinieri.

Non parliamo della Polizia di Stato. Prendiamo il caso emblematico di Fondi: in cinque anni si sono avvicendati 5 dirigenti, mentre ci sono ispettori che vantano nello stesso Commissariato 20 anni e più di permanenza. Ma questo vale anche per gli altri corpi di polizia e non solo a Fondi.

La settimana scorsa abbiamo affrontato il discorso della dislocazione dei Commissariati in provincia di Latina. Ce ne sono ben 4 su un territorio di 30-40 chilometri -Formia-Gaeta-Fondi-Terracina-, con i Monti Lepini completamente scoperti, con tutta l’area “caldissima” del litorale che si estende da San Felice Circeo fino a Nettuno, compresa Aprilia, il cui territorio è infestato dalle mafie, che non vede la presenza di un presidio della Polizia di Stato, eccetto uno piccolissimo della Polizia Stradale ad Aprilia.

Noi abbiamo proposto e riproponiamo la soppressione del Commissariato di Gaeta, in quanto ce n’è già uno ad appena 6 chilometri, a Formia, e l’istituzione di un Commissariato a Sezze.

Resta, inoltre, tutto in piedi il discorso della necessità degli avvicendamenti ai posti di comando delle stazioni, delle brigate, delle compagnie.

Va prima di tutto assegnato a quei comandi personale esperto e, poi, non va trascurato il problema della necessità di non consentire la permanenza in un posto e per decenni delle persone.

Capiamo che è un discorso doloroso perché trasferire militari e loro famiglie è spiacevole, ma è la drammaticità della situazione che lo impone.

Se vogliamo almeno tentare di frenare l’avanzata continua delle mafie sul nostro territorio, dobbiamo riposizionare le forze per renderle più combattive ed efficaci.

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