Ritornano gli attentati a Fondi?

QUANDO NOI DICIAMO CHE A FONDI NON E’ CAMBIATO NIENTE. ANZI!
Cambia tutto per non cambiare niente.
E’ la classica logica gattopardesca cui hanno fatto sempre ricorso i cultori dello status quo.
Sul “caso Fondi” è mancata finora la volontà di un’analisi approfondita degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia cittadina di appena pochi anni fa.
L’impero non è stato nemmeno scalfito.
“Per volontà superiore”, dicono.
E per “volontà superiore” si va avanti, come se nulla fosse successo e nulla succedesse.
Anzi, il “sistema” addirittura è stato esportato.
A Gaeta, per esempio.
Un dato è certo: a Fondi hanno operato forze e sodalizi davvero raffinati, anche se oscuri.
Per lo mezzo ci sono andati soggetti di mezza tacca, di scarso rilievo.
Calzette vecchie e di poco conto.
Conosciute.
Il grosso, quello che conta veramente, sembra rimasto indenne, immacolato, neppure sfiorato.
” Sono volati gli stracci”, ci hanno detto a mezza bocca due vecchietti.
La virulenza delle polemiche che abbiamo registrato nel periodo di maggiore vivacità ci aveva consentito di intravvedere un sottofondo di forti tensioni fra due identità tutte interne ad un unico “sistema” dove la mafia fungeva solo da coperchio.
Ciò, a nostro avviso, è provato dal fatto che non si è proceduto a carico di chi si doveva procedere nemmeno di fronte alla valanga
di accuse mosse a carico di taluni nella corposa relazione della Commissione di Accesso, la cosiddetta “Relazione Frattasi”, nella quale risulterebbe (ancora misteriosamente essa resta “secretata”, senza che nessuno ne chieda ragione) che non sarebbero state rispettate nemmeno le norme che prescrivono l’obbligatorietà della richiesta del certificato antimafia alle imprese che effettuano lavori pubblici.
Relazione “secretata” e, quindi, esclusa dalle azioni giudiziarie, anche se sembrerebbe acquisita dalle autorità giudiziarie del distretto.
Ma quello che sorprende più di ogni altra cosa è il silenzio tombale dell’allora opposizione – PD in testa- che, ad eccezione del povero Bruno Fiore, suo unico consigliere locale che ha subito perfino due attentati mafiosi, dopo un paio di fuochi di paglia è piombata in un’inerzia incredibile.
Un comportamento anticipatore di quella grande alleanza PD-PDL che particolarmente in provincia di Latina e nel Lazio ha nei decenni caratterizzato i fasti della vita politico-amministrativa?
Restano tutte senza risposte le tante domande del “caso Fondi”, non esclusa quella che riguarda il misterioso suicidio del Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza Conti.

 

Bari/ Sventato attentato dinamitardo a ditta import-export a Fondi (Latina)

La Guardia di finanza di Bari ha arrestato due persone e ne ha fermate altre due sventando un attentato dinamitardo che, secondo le indagini, avrebbe dovuto colpire una ditta di import-export vicino Latina. In manette sono finiti, mercoledì scorso a Molfetta (Bari), due stranieri – R. M. albanese di 27 anni e K. G. romeno di 28 anni – bloccati mentre si immettevano sull’autostrada A14 direzione nord, diretti verso Fondi (Latina). A bordo dell’auto è stato trovato circa un chilo di tritolo, una miccia e un detonatore. L’attentato alla ditta avrebbe sicuramente coinvolto anche un vicino distributore di carburante, con area di servizio. Dopo l’arresto dei due stranieri, gli investigatori hanno cercato i mandanti, che nel frattempo avevano già programmato un nuovo attentato. Sono stati così fermati lunedì, sempre a Molfetta, un italiano, D. C. di 38 anni, e A. B. un albanese di 28 anni. Dell’indagine si occupa la Procura di Trani che procede nei confronti dei quattro per le accuse di possesso di esplosivi, tentata strage, tentato incendio. Le indagini continuano per individuare altre persone coinvolte nella vicenda e per capire le motivazioni dell’attentato progettato.

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