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Ristoranti, gioiellerie, palestre: il tesoro dei re del riciclaggio

ALCUNE DELLE LOCALIZZAZIONI A ROMA DELLE SOCIETA’ DI MOKBEL NELL’INCHIESTA FASTWEB

Da Parioli a Prati, le società di Mokbel per nascondere i miliardi

Via Corridoni 23, sede degli affari di Mokbel. Una società in Prati – la Emme e Emme srl – intestata a una prestanome e costituita ad hoc per comprare una gioielleria «senza insegna e ditta» ai Parioli. Obiettivo: per far rientrare diamanti con un prezzo simulato di 80 mila euro e una copertura assicurativa per 200 mila. È soltanto una delle aziende che, secondo il gip Aldo Morgigni, Gennaro Mokbel – il cervello del mega riciclaggio da 2,2 miliardi di euro al centro dell´inchiesta che martedì ha coinvolto Fastweb e Telecom – controllava, pur avendole intestate a prestanome.


Nell´elenco si trovano anche una seconda gioielleria, la Monil srl, in via della Vite 93, in pieno centro, una palestra a Ostia, in via delle Antille, attribuita falsamente all´associazione sportiva Runa, Le Antiche Officine Campidoglio, con sede ancora in via Filippo Corridoni 23, a Prati, utilizzata per comprare auto di grossa cilindrata con un milione e 150 mila euro trasferiti da una banca di Hong Kong: tra le altre, due Bmw, una Ferrari, una Porsche, una Jaguar, e due imbarcazioni.

Non mancava un ristorante Filadelfia in via Giano della Bella 32, vicino viale delle Province, intestata al prestanome Rosario La Torre. L´immobiliare M2 srl, con sede in via del Giuba 9, quartiere Africano, intestata alla testa di legno Maria Teresa La Torre, per acquistare due appartamenti in via Cortina d´Ampezzo.

In una di queste due case viveva Mokbel con la moglie Giorgia Ricci. È sempre Mokbel a portare una parte dei soldi – il giro d´affari totale è di 2,2 miliardi di euro – alla ‘ndrangheta, finanziando anche la latitanza africana di Antonio D´Inzillo, con cui Mobkel era stato arrestato nel 1994, definito nelle carte dell´inchiesta «esponente di rilievo della Banda della Magliana». Mobkel poi puntava alto: era stato segretario laziale del movimento Alleanza federalista lasciato per crare il Partito federalista, con sedi in alcuni municipi.

Nell´ordinanza che ha portato ai 56 arresti eseguiti martedì dai carabinieri del Ros e dal nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza, emergono i metodi per il riciclaggio che coinvolgeranno Fastweb e Telecom. Il 21 settembre 2007 nell´ufficio di viale Parioli 63 si svolge un incontro a cui partecipano anche Mobkel, Giorgia Ricci, Silvio Fanella e il broker Marco Toseroni, altri due degli arrestati.

Si parla di diamanti per «vendere e riciclare». Le microspie registrano tutto: Toseroni spiega «le tecniche per raggiungere gli obiettivi nella vendita dei diamanti: … primo, vender le società, due, non pagare… abbattere Iva… si vanno a pagare le tasse… tre, milioni, quelli che toccano e… qua vanno riciclati quelli vanno riciclati… o cinque sei milioni di euro… ». Si parla di pietre preziose in quell´ufficio: «C´avemo 13 milioni di diamanti… dobbiamo trovare una gemma di pari valore ovvero più gemme di pari valore ad Hong Kong… a quel punto non paghiamo un ca… circolano i diamanti». Un altro degli arrestati, Massimo Massoli, dice: «Io passo sempre con i brillanti in tasca e anche con le droghe… non mi ferma nessuno… io a Fiumicino faccio passare quello che mi pare, senza problemi». Toseroni: «E quanto riesci a portare?». Massoli è netto: «Un milione a colpo».

Gabriele Isman

(Tratto da Repubblica online)