Rischiano la condanna in appello per la “Formia connection”

Latina Oggi, Sabato 18 Febbraio 2017

Rischiano la condanna in appello
Formia connection – Nel processo di secondo grado il procuratore generale ha chiesto la conferma delle condanne del Tribunale Angelo Bardellino, Gianni Luglio, Tommaso Desiato, Franco D’Onorio rispondono di estorsione ai danni di una cooperativa

di Brunetta Maggiacomo

II procuratore generale della Corte d’Appello di Roma ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado pronunciate sei anni fa dal collegio del tribunale di Latina. Il processo in questione è quello che ha preso il nome dalla cosiddetta operazione “Formia connection”. All’alba del 22 novembre del 2004 in quattro finirono in manette nell’ambito dell’operazione Formia Connection: Angelo Bardellino, Maurizio Pe-tronzio, Giovanni Luglio, Tommaso Desiato, mentre altre persone vennero denunciate, tra queste la madre di Bardellino, Flora Gagliardie, la moglie, Stefania Petrenga. Entrambe uscite assolte perchè il fatto non sussiste. Erano accusate entrambe del reato di produzione di falsa documentazione per favorire il marito. Le condanne di primo grado furono pesanti, quasi esemplari: sette anni e cinque mesi per Angelo Bardellino, sette anni e due mesi per Giovanni Luglio, sei anni e undici mesi per Franco D’Onorio e Tommaso Desiato, assolti tutti gli altri imputati: Petrenga, Gagliardi, Maurizio Petronzio, Luigi Palmaccio. L’inchiesta, venne condotta dagli agenti del Commissariato di Formia, all’epoca diretti dal vicequestore Nicolino Pepe. Il sostituto procuratore titolare dell’indagine era la dottoressa Raffaella Falcione. Secondo l’accusa il gruppo avrebbe tenuto sotto scacco una cooperativa sociale di Formia “Solidarietà sociale” che eseguiva dei lavori di manutenzione per conto del Comune. L’inchiesta partì tredici anni fa proprio dalla denuncia del presidente della coop che raccontò agli agenti che veniva costretto a dare parte dei soldi che la cooperativa riceveva al sodalizio che dichiarava di agire per conto di Angelo Bardellino (da qualche anno diventato produttore discografico, ha una casa discografica la “Roxyl music” ed ha un blog tutto suo dove si racconta) ritenuto il capo. L’indagine si avvalse di tuttauna serie di prove, la maggiorparte raccolte secondo il metodo investigativo tradizionale: pedinamenti, fotografie, intercettazioni telefoniche e ambientali. La fase dell’indagine preliminare fu lunga, lo fu ancor di più quella dibattimentale, il primo grado infatti è stato chiuso nel marzo del 2011. La sentenza d’Appello a maggio.

Archivi