Riportiamo un articolo pubblicato da “Latina Oggi” il 2 settembre 2009 dal titolo “Le sviste sulle cosche locali”. In esso viene evidenziato il comportamento della Procura della Repubblica di Latina dell’epoca a proposito delle attività delle mafie in provincia di Latina. Un comportamento che fu censurato fortemente anche dai PM delle DDA di Roma e di Napoli Diana De Martino e Francesco Curcio i quali rilevarano, in occasione delle inchieste su Fondi, che la maggior parte di reati di natura mafiosa era stata rubricata per lo più come reati comuni. A leggere il contenuto delle intercettazioni efffettuate dal Commissariato della Polizia di Stato di Formia nell’ambito dell’inchiesta “Formia Connection” si resta allibiti. In quelle intercettazioni si odono notissimi personaggi politici, che ricoprono attualmente importanti incarichi istituzionali, mentre chiedono voti ad elementi ben noti alle forze dell’ordine in quanto sospettati di appartenere a clan della camorra. i. Un caso di vero e proprio “voto di scambio” che, mentre in altre province viene perseguito, a Latina viene archiviato, senza che NESSUNO (e ripetiamo NESSUNO) ha chiesto l’intervento del CSM, della Procura di Perugia, dei Ministeri della Giustizia e dell’Interno. Nemmeno il Ministro dell’Interno Maroni ed il Prefetto di Latina hanno avuto ed hanno la sensibilità di nominare una Commissione di accesso presso gli Enti locali sui cui scranni siedono questi soggetti. Ecco i motivi per i quali le mafie si sono impossessate della provincia di Latina molto di più che non delle altre: per la defallaince di uno Stato che non è esistito. Formia, come Gaeta, Minturno, Itri, Sperlonga, Fondi, Terracina ecc. hanno un tessuto sociale, economico, politico fortemente inquinati dalle mafie. La classe politica, come si è verificato prima a Gaeta e poi a Formia, fugge, tutta intera, da sinistra a destra, dai nostri convegni nei quali parliamo di presenza mafiosa. Un segnale inquietante e significativo. Ministro Maroni, così fa la… lotta alle mafie???!

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