Riforma intercettazioni, Dna a secco: i procuratori non inviano più le carte

Il Fatto Quotidiano, 10 SETTEMBRE 2020

Riforma intercettazioni, Dna a secco: i procuratori non inviano più le carte

L’ex capo dell’Antimafia, franco Roberti: “Adesso servono nuovi regolamenti”

di Marco Lillo e Valeria Pacelli

Le Procure italiane hanno interrotto le comunicazioni delle intercettazioni e delle informative che le contengono alle banche dati delle Direzioni Distrettuali e della Direzione Nazionale Antimafia.

La riforma delle intercettazioni entrata in vigore il 1º settembre prevede il travaso di tutti gli audio e le carte relativi all’archivio digitale e all’archivio documentale di ogni Procura. Non c’è una norma specifica che faccia un’eccezione per le banche dati antimafia. Così i procuratori delle maggiori città, Francesco Greco di Milano, Michele Prestipino di Roma e Giovanni Melillo di Napoli hanno affrontato la questione nelle loro circolari emanate tra luglio e agosto e da oggi pubblicate integralmente in esclusiva nella newsletter del Fatto Quotidiano a disposizione dei nostri abbonati.

I tre procuratori sono al lavoro per varare nuovi regolamenti interni che adattino le prassi alla nuova legge. Però, per prudenza, nelle tre circolari annunciano che – per ora – bloccheranno la trasmissione dei file e delle carte alle banche dati della propria Dda e della Dna. Scrive il procuratore di Napoli Melillo nella sua circolare del 10 luglio 2020 (leggi la circolare): “Specifiche modifiche del Regolamento della Banca dati della Direzione distrettuale antimafia saranno introdotte al fine di assicurare il contemperamento delle fondamentali finalità di strumento di circolazione informativa e di coordinamento investigativo proprie del sistema di gestione delle banche dati di cui all’art. 117, comma 2-bis, cpp con le istanze di rafforzamento della protezione dei dati personali e della segretezza delle comunicazioni poste a fondamento del richiamato intervento legislativo”.

Identici concetti sono espressi nelle circolari dei procuratori di Roma e Milano (leggi la circolare). Però Melillo aggiunge in più un invito al legislatore a colmare la lacuna: “Con evidenza, dalla novella derivano profili di contraddizione logica fra i due apparati di disciplina non agevoli a ridursi in via interpretativa, come tali meritevoli, forse, di adeguata considerazione del legislatore”.

Poi arriva la frase che annuncia il black-out, contenuta anche nelle circolari dei procuratori di Roma e Milano: “Nessun inserimento di atti (…) afferenti a procedimenti penali instaurati dopo il 31 agosto 2020 sarà eseguito fino all’adozione di tali disposizioni” (leggi la circolare).

L’ex procuratore nazionale antimafia, ora europarlamentare del Pd, Franco Roberti, spiega: “La banca dati Sidda-Sidna è sicura ma comprendo la preoccupazione dei procuratori. Ci vuole effettivamente un adeguamento dei regolamenti delle Dda per tenere conto della nuova normativa che mira a tutelare la riservatezza di indagati e terzi intercettati. Si potranno inserire in banca dati gli atti ma rispettando le nuove norme. Il legislatore potrebbe accompagnare questo adeguamento dei regolamenti delle Dda con una norma interpretativa”.

In attesa dei nuovi regolamenti, a fare le spese di questo black-out temporaneo saranno le indagini. La banca dati Sidda-Sidna è vitale per la circolazione delle notizie tra le Procure e anche tra queste e la Direzione Nazionale.

I pm inseriscono non solo gli atti pubblici ma anche quelli ancora segreti. Il problema è che ora le intercettazioni non sono più carte segrete ordinarie ma sono considerate materiale da isolare e sterilizzare dalla riforma Orlando, recepita con modifiche dall’attuale Governo giallorosso.

Di qui i problemi.

Finora la circolazione delle notizie prevaleva sulla riservatezza. Se i magistrati di Catanzaro intercettavano un palermitano che si incontrava con gli indagati calabresi a Milano senza fare reati, i magistrati inserivano le intercettazioni in banca dati a beneficio dei colleghi. Dopo la riforma però quell’intercettazione confluisce nell’archivio digitale di Catanzaro e, se ritenuta irrilevante, va distrutta. Così i pm di Palermo e di Milano non potranno leggerla. Probabilmente non basterà un regolamento a sanare questo “effetto collaterale” della riforma delle intercettazioni. La riservatezza vale per tutti, anche per i mafiosi e i loro amici.

 

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