Riforma Cartabia, parla il presidente della Corte d’Appello di Napoli: “Qui c’è troppo arretrato, andranno in fumo migliaia di processi”

L Fatto Quotidiano

Riforma Cartabia, parla il presidente della Corte d’Appello di Napoli: “Qui c’è troppo arretrato, andranno in fumo migliaia di processi”

De Carolis – N. 1 della Corte d’Appello partenopea

di Vincenzo Iurillo | 11 LUGLIO 2021

Perché mai a Napoli – si domanda Marta Cartabia in un’intervista al Corriere della Sera – non dovrebbero riuscire a fare quello che fanno già a Palermo, se noi assicuriamo le condizioni giuste”?. Le condizioni giuste a cui accenna il ministro di Giustizia per rendere applicabile la sua riforma nella parte in cui impone una durata massima di due anni del processo d’appello, pena l’improcedibilità, le spiega il presidente della Corte d’Appello di Napoli Giuseppe De Carolis: “Serve una pianta organica di magistrati e dipendenti amministrativi adeguata al nostro carico di 57mila processi pendenti. Mi mancano 16 giudici solo al penale, lavoro con 15 collegi invece di 18, alcuni coperti con magistrati applicati dal Tribunale e solo per pochi mesi.

Presidente De Carolis, la riforma Cartabia è applicabile?

Forse a Potenza, a Salerno e negli uffici giudiziari medio-piccoli. A Napoli no. Con le attuali risorse, riuscire a fare un appello a Napoli in due anni è impossibile.

Perché?

Abbiamo 57mila processi pendenti e per farli ci vogliono magistrati e cancellieri. E la nostra pianta organica è completamente inadeguata. A Napoli abbiamo poco più di un dipendente per ogni magistrato, a Campobasso ce ne sono 6 e a Benevento 4.

Il ministro al Corriere annuncia concorsi e assunzioni.

C’è stato da noi un aumento della pianta organica dei magistrati, ma i posti non sono coperti e non sappiamo se gli 11 posti messi a concorso dal Csm per la Corte d’Appello di Napoli lo saranno, perché i colleghi non fanno domanda per venire qua in assenza di incentivi di fronte alla nostra mole enorme di lavoro. L’ultima volta furono messi a concorso dal Csm 8 posti. Ma ne vennero coperti solo 3.

Perché i giudici non vogliono venire a Napoli?

Divida 57mila processi per 15 collegi e si renderà conto di quanti processi deve affrontare ogni singolo magistrato. In una sola delle sei sezioni di Napoli pendono più processi che nell’intera Corte d’Appello di Milano. Dove sono preoccupati di non riuscire a fissare la prima udienza di processi conclusi in primo grado nel 2019. Mentre noi stiamo fissando ancora processi del 2015-16.

Perché questi tempi così lunghi?

La Corte d’Appello di Napoli è diventata un imbuto dove si strozza la produzione di processi e sentenze di uffici di Procure e tribunali che sono stati rafforzati in maniera più adeguata del nostro. È una situazione paradossale: le Procure producono più dei loro tribunali, i 7 tribunali del distretto di Napoli producono di più di quello che la mia Corte d’Appello riesce a smaltire, e a nostra volta emettiamo un numero di sentenze superiore a quello che i cancellieri riescono ad eseguire. E poi c’è la specificità di Napoli che ci si ostina a non vedere e che io ripeto ormai da cinque anni a ogni inaugurazione dell’anno giudiziario.

Qual è questa specificità?

I processi andrebbero calcolati anche secondo la gravità dei reati e il numero degli imputati e noi a Napoli siamo travolti dai maxi-processi di camorra provenienti direttamente dai riti abbreviati dei Gip, mentre Corti di altre città importanti hanno pochissimi procedimenti di grandi dimensioni. Aggiunga i 200 nostri processi di Corte d’Assise, mentre a Roma e a Milano siamo nell’ordine della cinquantina.

Il risultato?

Ovviamente dobbiamo rallentare tutti gli altri processi con gli imputati a piede libero, compresi quelli per reati di pubblica amministrazione, per dare priorità ai maxi-processi di criminalità organizzata. Altrimenti c’è il rischio che i boss vengano scarcerati per decorrenza dei termini. Ma quello che non è prioritario finisce per non essere fatto mai e quindi nel distretto di Napoli le vittime di truffa o aggressione oppure altri reati comuni hanno una possibilità di ottenere giustizia vicina allo zero. È drammatico dover constatare che si finisce per diffondere un senso di impunità, ma purtroppo è così.

 

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