Rifiuti pericolosi a Pastena? Indaghi l’ARPA di Frosinone

Per i siti TAV di Pastena occorrono responsabilità e coraggio!
Credo sia per me, un dovere civico e un obbligo morale far conoscere ai
cittadini di Pastena alcune cose che possono interessare tutti a prescindere
da
qualsiasi pregiudizio politico.
Nei mesi passati c’è stato un tentativo di attirare l’attenzione dell’
opinione pubblica e degli amministratori in particolare, su uno spinoso
problema inerente un possibile interramento clandestino di rifiuti tossici e
pericolosi su alcuni siti che circa dieci anni fa la Tav utilizzò come aree
di
scarico per deporre il materiale terroso proveniente dalla realizzazione
della
linea ferroviaria Roma-Napoli.
L’argomento come è possibile immaginare non scaldò gli animi di nessuno
perché l’ex sindaco di Pastena che allora autorizzò le discariche, è ora un
noto e affermato leader del consiglio Regionale del Lazio, mentre il
proprietario di uno di questi siti al momento è a sua volta sindaco
pro-tempore
di questo paesino sperduto tra le montagne che cerca di farsi ricordare
perché
dischiude fra le sue pendici le famose Grotte che dovrebbero essere un
marchio
di salubrità e di salvaguardia ambientale.
Ma perché questa innata ostilità per cercare soltanto di smentire quelle
malevoli voci che insinuano che sotto terra ci siano, all’insaputa di tutti,
sepolti fusti contenenti probabili rifiuti tossici?
Perché con un minimo di investimenti il Comune non incarica l’ARPA di
Frosinone che dopo aver effettuato dei sondaggi mirati sul terreno e
sulle
acque di scolo sia in grado di dare un responso chiaro e smentire tutte
queste
dicerie?
Di certo stiamo rischiando di avvelenare in maniera irreversibile le falde
acquifere e di alterare il ciclo biologico degli alimenti fino al punto di
compromettere la salute dei cittadini e di sfregiare irreparabilmente la
reputazione agreste e bucolica del borgo medievale di Pastena.
Occorre aggiungere che da una sommaria analisi, effettuata oltretutto dopo
un
periodo abbondante di piogge, le acque superficiali di uno dei siti
menzionati
sono risultate contaminate da alcuni metalli pesanti che avrebbero fatto
gridare allo scandalo e mosso le forze inquirenti se non ci fosse stato il
decreto legislativo del ministero dell’ambiente n.152 del 2006.
Fino a quel momento il sito era fuorilegge perché in riferimento ad un
decreto dello stesso ministero il 367 del 2003, la concentrazione del
piombo
era il doppio di quella ammessa, il cadmio era ai limiti superiori e anche
l’
arsenico sforava di molto i limiti di sicurezza. Ma nel 2006 il ministero
dell’
ambiente innalza a dismisura i limiti massimi dei metalli pesanti
normalizzando
quello che solo alcuni anni prima era definito altamente pericoloso per la
salute della collettività.
Appare pertanto elementare immaginare che in quelle acque ci sia qualcosa
proveniente da contaminanti ambientali e sorge il sospetto, legittimo, che
questi possano essere proprio la sotto, sotto migliaia di metri cubi di
terra
che negli anni passati anche nelle ore notturne venivano accumulati da n
numero
impressionante di camion che facevano la spola con i cantieri della TAV.
Cosa ci costa andare a vedere cosa c’è là sotto? E chi con assoluta
sicurezza può affermare che non ci sia assolutamente nulla di pericoloso e
di
inquinante? E perché gli amministratori tacciono? Non sentono anche loro
la
responsabilità di difendere la salute dei pastenesi e di tutelare l’integrità
ambientale? Tante sono le domande poche le certezze e ancora tanti i
dubbi.

Pastena 12.01.2009
Dott. Gnesi Arturo

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