Rifiuti a Catania: nel maxi-appalto tornano sempre gli stessi nomi

Rifiuti a Catania: nel maxi-appalto tornano sempre gli stessi nomi

LUISA SANTANGELO

25 maggio 2021 • 17:01

  • Dopo due anni di amministrazione controllata, la Ecocar di Latina si affaccia di nuovo sulla gara d’appalto per la raccolta della spazzatura a Catania. Il bando vale 330 milioni di euro, in tre lotti separati.
  • Da cinque anni la gara va deserta. In mezzo, c’è stata un’inchiesta per corruzione che ha portato a una sentenza di patteggiamento per il patron della ditta, il signore laziale della spazzatura Antonio Deodati, che sta scontando un’interdizione di cinque anni.
  • L’azienda è passata a una nuova proprietà: adesso è di una società immobiliare, le cui quote appartengono alla moglie e alle giovani nipoti proprio di Deodati.

«Io non ci sono dentro, ho la condanna, rientro l’anno prossimo. Chieda al capoarea: è Francesco, mio cugino». Antonio Deodati, signore della spazzatura, parla con la franchezza che lo contraddistingue. Nel 2018 a Catania ha patteggiato una condanna a tre anni e quattro mesi per corruzione e sta scontando cinque anni d’interdizione per il periodo in cui era proprietario della Ecocar di Latina, la ditta dei rifiuti che gestiva la raccolta nel capoluogo etneo. A suon di mazzette per alcuni dipendenti del comune, secondo l’inchiesta giudiziaria che ha fatto crollare il sistema. Adesso, Ecocar torna ad affacciarsi sul municipio etneo partecipando alla nuova gara settennale per la gestione dei rifiuti che vale 330 milioni di euro complessivi.

A Deodati l’immondizia catanese e la sua gestione ha creato non pochi problemi. Con la ditta Ipi, tra il 2011 e il 2016, ha avuto in dote l’appalto assieme alla Oikos, l’azienda della discarica di Motta Sant’Anastasia e del patron Mimmo Proto, condannato nel 2019 per corruzione a sei anni in primo grado in una maxi-inchiesta sui rifiuti in Sicilia. La scure su entrambe le imprese è calata nel 2014 in contemporanea con l’indagine palermitana: interdittiva antimafia (successivamente revocata) e costoso commissariamento. Chiusa l’esperienza Ipi-Oikos, tra il 2016 e il 2017 Antonio Deodati torna in Sicilia con Ecocar. Cambiano le sigle, cambiano gli anni, ma il destino è lo stesso. Prima un’altra interdittiva antimafia, misura di prevenzione per evitare condizionamenti malavitosi sulle realtà imprenditori che viene emessa dalla prefettura, poi l’arresto assieme al gotha degli uffici catanesi, il patteggiamento e l’interdizione.

LA NUOVA ECOCAR

Dopo due anni di amministrazione controllata finiti a febbraio 2021, della vecchia Ecocar non è rimasto molto. C’è un amministratore unico (lo stesso che fu di Ipi), non coinvolto nelle indagini, e c’è un’altra società che ne ha acquisito la proprietà. «Un’operazione di ricapitalizzazione, i conti dell’azienda sono stati sanati», dice l’ex amministratrice giudiziaria Daniela Saitta. La società che oggi ha il cento per cento delle quote di Ecocar si chiama Spea, ha capitale di diecimila euro ed è di tre donne: la moglie e le due nipoti, che hanno meno di trent’anni, di Antonio Deodati.

Il capoarea è Francesco Deodati, coinvolto anche lui nella stessa inchiesta catanese del cugino. Con questa struttura, a marzo 2021, l’impresa torna a provarci a Catania. «Mica solo a Catania, in tutt’Italia, ne fanno dieci al mese di gare. Devono lavorare, no?», s’accalora l’ex numero uno della Ecocar. Nel 2018, poco prima di essere arrestato, la gara settennale catanese era tra i suoi obiettivi d’imprenditore.

Ai tempi, il Comune era guidato dall’ex ministro dell’Interno Enzo Bianco. I rifiuti erano la partita più grossa che tentava di vincere: con Ipi-Oikos sotto interdittiva, poi annullata dal Consiglio di stato, era difficile migliorare il servizio di igiene urbana. Il nuovo appalto avrebbe dovuto cambiare tutto, se non fosse andato deserto ogni volta, nonostante i suggerimenti dell’autorità nazionale anticorruzione. Il primo era quello di dividere la gara in più lotti perché tutti quei milioni, tutti insieme, erano troppi.

Nell’attesa di sbrogliare la matassa, la giunta opta per una mini gara, vinta dall’unico partecipante, il consorzio Ecocar-Senesi: 12 milioni per 106 giorni, prorogati di continuo. È questo il contesto nel quale, nel 2017, scattano le indagini della procura di Catania: la prima ditta a finire tra i faldoni dei magistrati è Senesi in un’indagine per corruzione ad Aci Catena. Mesi dopo è Ecocar, accusata di avere pagato il ragioniere generale del Comune e il responsabile della nettezza urbana perché chiudessero gli occhi sui disservizi. A metà 2018, quando la nuova giunta si insedia dopo avere stravinto le elezioni, i rifiuti sono il tema sul quale si deve marcare la differenza, così il sindaco di Fratelli d’Italia Salvo Pogliese li affida al leghista Fabio Cantarella. La ventata di rinnovamento si traduce in un nuovo mini appalto, stavolta andato alla catanese Dusty, mentre la gara settennale prosegue, miseramente, a non registrare alcun partecipante.

LA DIFFERENZIATA AI MINIMI E LA GARA DESERTA

Tra gennaio e settembre 2020, a Catania si differenzia l’8,34 per cento dell’immondizia: numeri da secolo scorso. «Siamo consapevoli che nei rifiuti a Catania si debba avviare una fase completamente nuova», dice Pogliese a marzo 2021, all’alba dell’ennesima pubblicazione della gara settennale, dopo cinque anni di insuccessi di amministrazioni di entrambi gli schieramenti. La scadenza per presentare offerte è il 4 maggio. La sera prima arrivano due proposte per il primo lotto e una per il terzo. Nessuna per il lotto più importante, quello del centro cittadino, rimasto sguarnito. A conferma «dell’assoluta insostenibilità economica di questo capitolato», commenta Rossella Pezzino, titolare della Dusty, che sta a guardare.

A candidarsi sono invece la Ecocar, iscritta nella white list prefettizia, la lista di aziende pulite, il 12 marzo; e la SuperEco di Cassino. Chi vincerà l’appalto multimilionario lo stabiliranno le prossime sedute di gara. La «fase completamente nuova», però, sembra ancora lontana. Dal Lazio alla Sicilia, intanto, si consuma la rimpatriata: la SuperEco è amministrata da Carlo Ciummo, e raccoglie l’eredità dell’azienda che fu del padre di Carlo, Vittorio, condannato a cinque anni in via definitiva in un’inchiesta per irregolarità e illeciti nella raccolta dei rifiuti a Minturno (provincia di Latina). 

Fonte:https://www.editorialedomani.it/

 

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