Ricominciamo con i Prefetti che continuano nella loro politica negazionistica o riduzionistica..Gabrielli pensi a fare il Prefetto ed a fare quello che la legge impone ai Prefetti e non si occupi di compiti che spettano ai Magistrati. I Prefetti debbono fare prevenzione antimafia,prevenzione che i predecessori di Gabrielli,fatta qualche rara eccezione,non hanno fatto come avrebbero dovuto fare.Altrimenti non saremmo arrivati allo schifo che sta venendo fuori con le tante inchieste in corso,a cominciare da Mafia Capitale,Ostia mafia e quant’altre.Se oggi a Roma c’é la situazione che tutti sappiamo é proprio colpa dei Prefetti che non hanno saputo vigilare,prevemire,fare interdittive per le imprese mafiose e quant’altro é imposto loro per legge.

Da “Affari Italiani”.Pignatone-Gabrielli: il gelo. “Roma è Mafiosa”. “No, corrotta”

Al Procuratore Capo non sarebbero piaciute le parole del nuovo Prefetto a proposito delle grandi inchieste sul malaffare imperante nella città. Ecco come avrebbe commentato…

giuseppe Pignatone

di Fabio Carosi

Potrebbe sembrare addirittura uno stop allo strapotere delle inchieste che arriva direttamente dal Ministero degli Interni. E tra la Procura di Roma e il nuovo Prefetto, Franco Gabrielli è sceso il gelo. Secondo quanto risulta ad affaritaliani,it che ha raccolto un’indiscrezione proveniente da piazzale Clodio, al Procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone, la prima intervista dell’ex numero uno della Protezione Civile, nelle vesti di nuovo Prefetto non sarebbe proprio piaciuta.
Pignatone, da “rifiuti connection” sino a Mafia Capitale, ha sempre descritto Roma come una città “pervasa dalla criminalità organizzata”, tant’è che non ha esitato a benedire la raffica di arresti e di ricorso al reato di “associazionismo” in entrambe le inchieste che hanno scosso la città, facendo tremare santuari di potere e di business ed evidenziando un coinvolgimento della politica, diretto o indiretto, a tutti i livelli.
Il tratto con cui la “colomba” Gabrielli ha invece definito la città “più corrotta che mafiosa”, rischia di incrinare il teorema Pignatone, secondo il quale dai rifiuti agli appalti di Mafia Capitale, sino agli affarucci urbanistici, ci siano diversi “poteri” che hanno messo le mani culla città. Una volta lette le dichiarazioni di Gabrielli, Pignatone avrebbe commentato con un semplice ma terribile: “Ne riparleremo”.
Una promessa, che forse Pignatone ha esternato forte delle carte che ancora custodisce la Procura, visto che più rumors hanno annunciato l’arrivo di altri arresti a raffica, indicando – come nel caso di Francesco Storace a proposito dell’inchiesta sulle gare della Regione Lazio – una data ben precisa poi smentita dal calendario. E invece Gabrielli sembra aver riportato la bussola del malaffare e degli affidamenti dei servizi delle Coop di Salvatore Buzzi, come una pratica alla quale la politica faceva ricorso per risolvere rapidamente i problemi e anche per convenienza. Visto che Buzzi non faceva mai mancare il suo appoggio in occasione delle campagne elettorali. Un favore reciproco, dunque, così come quello dei rifiuti dove per anni ci si è crogiolati sul servizio reso da Cerroni e da Malagrotta che consentiva di tenere sufficientemente pulita Roma a condizioni che davano il vantaggio politico di tasse di smaltimento così basse da regalare a Roma il record nazionale per l’esiguità delle tariffe. Cerroni ci guadagnava, la città faceva finta di niente e la politica incassava un risultato.
L’uscita di Gabrielli, oltre a all’irritazione palese di piazzale Clodio, potrebbe incrinare il  castello accusatorio delle gradi inchieste in corso, tutte segnate da un denominatore Comune: il reato di associazionismo che ha consentito manette immediate e descritto le attività come tutte facenti capo a cupole organizzate. Ad esclusione del filone legato a Luca Odevaine, per il quale la mazzeta mensile era un obbligo al quale corrispondeva un servizio, il pool di legali che assiste i dirigenti regionali nel caso dei rifiuti, e il gotha delle Coop facenti capo a Buzzi, hanno come obiettivo quello di “smontare la tesi della cupola”. E per i processi sarebbe un colpo durissimo.

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