Riciclaggio, arrestato Micalusi: misure cautelari per sei persone tra cui i figli del ristoratore

C’è anche Johnny Micalusi tra i destinatari di una delle misure eseguite questa mattina a Roma dal, personale della Squadra Mobile della Questura di Roma e dai Finanzieri del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma. Le forze dell’ordine come già anticipato hanno eseguito un’ ordinanza applicativa di misure cautelari personali ed il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale D.D.A., a carico di: Gianni Micalusi detto “Johnny”, nato a Terracina (LT) il 30.09.1964; Adriano Nicolini  nato a Roma il 31.05.1979; entrambi destinatari di custodia cautelare in carcere. E poi ancora a carico di Vito Francesco Genovese nato a Spezzano Albanese (CS) il 28.08.1947; Luciano Bozzi nato a Roma il 09.05.1967; Francesco Micalusi nato a Latina il 24.08.1990;  Lorenzo Micalusi nato a Roma il 10.09.1992; destinatari della misura degli arresti domiciliari;

 

I BENI SEQUESTRATI Tutti sono ritenuti responsabili dei reati di intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di provenienza illecita. È stato ulteriormente disposto ed eseguito, nei confronti degli indagati, il sequestro preventivo dei seguenti beni: quote sociali e complesso aziendale delle società: Assunta Madre s.r.l. ristorante, con sede a Roma in via Giulia 14; Metro Fish s.r.l. società di commercio all’ingrosso e dettaglio di prodotti ittici, con sede a Roma in Marmorata 67; Centro ittico laziale s.r.l. società di commercio all’ingrosso e dettaglio di prodotti ittici, con sede a Roma in via Marmorata 69; Papa Giulio  s.r.l. società di gestione e conduzione di esercizi pubblici e di ristorazione, con sede a Roma in via S. Eligio 19. Sequestrati anche conti correnti bancari intestati a Francesco Micalusi (acceso c/o la Banca del Fucino); I Lorenzo Micalusi (acceso c/o la Banca del Fucino);  Vito Francesco Genovese(acceso c/o la Banca del Fucino). Per quanto riguarda le unità immobiliari la prima è stata sequestrata a Roma in via San Alberto Magno 3 ed è formalmente intestata a Francesco Micalusi dal 20.01.2014 ma secondo gli inquirenti sarebbe riconducibile al padre Gianni; una seconda unità è stata sequestrata a Terracina in via Vecchia San Francesco 62, anche questa per gli inquirenti sarebbe riconducibile a Gianni Micalusi anche se risulta essere  formalmente intestata al figlio Lorenzo dal 17.03.2016.

 

LE INDAGINI I provvedimenti cautelari rappresentano la sintesi ed il punto di incontro di un’indagine, condotta, in una prima fase dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Roma e, successivamente, dal Gruppo Investigativo Antiriciclaggio del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma. L’attività operativa si è concentrata sulla ricostruzione e l’analisi delle circostanze che hanno caratterizzato l’ascesa imprenditoriale di Gianni Micalusi alias “Johnny”, pregiudicato per reati associativi, di natura anche mafiosa, delitti contro il patrimonio, usura ed estorsione aggravata, già coinvolto in contesti associativi e destinatario di misure di prevenzione a causa dei suoi rapporti mai cessati con esponenti di spicco della criminalità organizzata. in base a quanto ricostruito dagli inquirenti Micalusi si è dimostrato capace di costituire numerose e redditizie attività commerciali, tra cui i rinomati ristoranti con il marchio “Assunta Madre”, effettuando svariati investimenti immobiliari, il tutto avendo cura di intestare i beni a prestanome privi di risorse economiche per evitare di figurare come titolare effettivo, pur mantenendone saldamente la direzione.

L’INTESTAZIONE DEI BENI E LA COLLABORAZIONE DEI PROFESSIONISTI Le indagini hanno permesso di accertare come Micalusi, grazie alla collaborazione dei propri figli, utilizzati quali “teste di legno”, nonchè da professionisti che hanno garantito l’apporto tecnico necessario per realizzare un’articolata rete societaria, sia riuscito formalmente a non apparire quale titolare delle attività, sottraendo, in questo modo, parte delle proprie disponibilità economiche all’applicazione di provvedimenti di sequestro. In particolare proprio il timore di ulteriori provvedimenti ablativi di prevenzione, ha indotto Micalusi a creare innumerevoli società occultando la propria persona dietro una rigorosa intestazione fittizia delle quote sociali, di denaro e di beni immobili, in favore di familiari e di terzi di fiducia, quali i figli Francesco e Lorenzo, l’imprenditore Vito Francesco Genovese pur essendo lui l’effettivo titolare e nel contempo ricoprendo di fatto la carica di amministratore della persone giuridiche a lui riconducibili, avvalendosi del contributo causale del commercialista Luciano Bozzi il quale partecipava alla pianificazione delle operazioni societarie nonché alla loro esecuzione. Anche la figura di Adriano Nicolini direttore di una filiale romana della Banca del Fucino, ha assunto un rilievo investigativo e probatorio, con specifico riguardo alla propensione del suddetto a dissimulare la reale natura delle operazioni bancarie poste in essere per conto e nell’interesse di Gianni Micalusi, ricorrendo anche alla formazione di documentazione contabile fatta predisporre ad hoc e prelevando addirittura direttamente il contante, recandosi personalmente presso gli uffici di Micalusi, accordando poi modalità operative in palese contrasto con la specifica normativa di settore, e garantendo in tal modo la non tracciabilità dell’operazione.

LE SOMME Quello che quindi gli inquirenti hanno ricostruito è  “un contesto associativo” in cui sono maturati dei rapporti qualificati e privilegiati intrattenuti dall’indagato con esponenti della criminalità organizzata, come emerso nel corso delle indagini da intercettazioni telefoniche e ambientali. In particolare, determinante nel disegno criminoso è stato l’apporto fornito dal commercialista e dal direttore di banca, raggiunto dal provvedimento restrittivo per aver riciclato 888.244,36 Euro, provento derivante dalle attività illecite dell’indagato principale MicalusiI. L’attività illecita cui l’imprenditore è ricorso in questi ultimi anni è stata estremamente redditizia, consentendogli importanti investimenti immobiliari ed imprenditoriali, nonché permettendogli anche un’espansione oltre che in Italia, con l’apertura del ristorante Assunta Madre a Milano, anche all’estero, con l’avviamento di un ristorante a Londra e, successivamente, a Barcellona, pianificando ulteriori espansioni commerciali in Europa. Significativo in tal senso  il contenuto di alcune intercettazioni di Micalusi da cui si evince che il successivo passo sarebbe stato: “…fare un’operazione a Montecarlo seria e importante..”.Gli accertamenti bancari effettuati dai militari del Gruppo Investigativo Antiriciclaggio sui conti correnti della rete delle società e dei prestanome, hanno permesso di ricostruire i flussi finanziari, rilevando come i proventi illeciti siano stati riciclati in attività imprenditoriali ed immobiliari. Quindi i sequestri che sono arrivati anche in provincia di Latina.

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Riciclaggio, arrestato Micalusi: misure cautelari per sei persone tra cui i figli del ristoratore
Terracina – Diversi i beni finiti sotto chiave tra cui il ristorante Assunta Madre, conti e altri immobili anche a Terracina

Martedì 09 Maggio 2017

C’è anche Johnny Micalusi tra i destinatari di una delle misure eseguite questa mattina a Roma dal, personale della Squadra Mobile della Questura di Roma e dai Finanzieri del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma. Le forze dell’ordine come già anticipato hanno eseguito un’ ordinanza applicativa di misure cautelari personali ed il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale D.D.A., a carico di: Gianni Micalusi detto “Johnny”, nato a Terracina (LT) il 30.09.1964; Adriano Nicolini  nato a Roma il 31.05.1979; entrambi destinatari di custodia cautelare in carcere. E poi ancora a carico di Vito Francesco Genovese nato a Spezzano Albanese (CS) il 28.08.1947; Luciano Bozzi nato a Roma il 09.05.1967; Francesco Micalusi nato a Latina il 24.08.1990;  Lorenzo Micalusi nato a Roma il 10.09.1992; destinatari della misura degli arresti domiciliari;

I BENI SEQUESTRATI Tutti sono ritenuti responsabili dei reati di intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di provenienza illecita. È stato ulteriormente disposto ed eseguito, nei confronti degli indagati, il sequestro preventivo dei seguenti beni: quote sociali e complesso aziendale delle società: Assunta Madre s.r.l. ristorante, con sede a Roma in via Giulia 14; Metro Fish s.r.l. società di commercio all’ingrosso e dettaglio di prodotti ittici, con sede a Roma in Marmorata 67; Centro ittico laziale s.r.l. società di commercio all’ingrosso e dettaglio di prodotti ittici, con sede a Roma in via Marmorata 69; Papa Giulio  s.r.l. società di gestione e conduzione di esercizi pubblici e di ristorazione, con sede a Roma in via S. Eligio 19. Sequestrati anche conti correnti bancari intestati a Francesco Micalusi (acceso c/o la Banca del Fucino); I Lorenzo Micalusi (acceso c/o la Banca del Fucino);  Vito Francesco Genovese(acceso c/o la Banca del Fucino). Per quanto riguarda le unità immobiliari la prima è stata sequestrata a Roma in via San Alberto Magno 3 ed è formalmente intestata a Francesco Micalusi dal 20.01.2014 ma secondo gli inquirenti sarebbe riconducibile al padre Gianni; una seconda unità è stata sequestrata a Terracina in via Vecchia San Francesco 62, anche questa per gli inquirenti sarebbe riconducibile a Gianni Micalusi anche se risulta essere  formalmente intestata al figlio Lorenzo dal 17.03.2016.

LE INDAGINI I provvedimenti cautelari rappresentano la sintesi ed il punto di incontro di un’indagine, condotta, in una prima fase dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Roma e, successivamente, dal Gruppo Investigativo Antiriciclaggio del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma. L’attività operativa si è concentrata sulla ricostruzione e l’analisi delle circostanze che hanno caratterizzato l’ascesa imprenditoriale di Gianni Micalusi alias “Johnny”, pregiudicato per reati associativi, di natura anche mafiosa, delitti contro il patrimonio, usura ed estorsione aggravata, già coinvolto in contesti associativi e destinatario di misure di prevenzione a causa dei suoi rapporti mai cessati con esponenti di spicco della criminalità organizzata. in base a quanto ricostruito dagli inquirenti Micalusi si è dimostrato capace di costituire numerose e redditizie attività commerciali, tra cui i rinomati ristoranti con il marchio “Assunta Madre”, effettuando svariati investimenti immobiliari, il tutto avendo cura di intestare i beni a prestanome privi di risorse economiche per evitare di figurare come titolare effettivo, pur mantenendone saldamente la direzione.

L’INTESTAZIONE DEI BENI E LA COLLABORAZIONE DEI PROFESSIONISTI Le indagini hanno permesso di accertare come Micalusi, grazie alla collaborazione dei propri figli, utilizzati quali “teste di legno”, nonchè da professionisti che hanno garantito l’apporto tecnico necessario per realizzare un’articolata rete societaria, sia riuscito formalmente a non apparire quale titolare delle attività, sottraendo, in questo modo, parte delle proprie disponibilità economiche all’applicazione di provvedimenti di sequestro. In particolare proprio il timore di ulteriori provvedimenti ablativi di prevenzione, ha indotto Micalusi a creare innumerevoli società occultando la propria persona dietro una rigorosa intestazione fittizia delle quote sociali, di denaro e di beni immobili, in favore di familiari e di terzi di fiducia, quali i figli Francesco e Lorenzo, l’imprenditore Vito Francesco Genovese pur essendo lui l’effettivo titolare e nel contempo ricoprendo di fatto la carica di amministratore della persone giuridiche a lui riconducibili, avvalendosi del contributo causale del commercialista Luciano Bozzi il quale partecipava alla pianificazione delle operazioni societarie nonché alla loro esecuzione. Anche la figura di Adriano Nicolini direttore di una filiale romana della Banca del Fucino, ha assunto un rilievo investigativo e probatorio, con specifico riguardo alla propensione del suddetto a dissimulare la reale natura delle operazioni bancarie poste in essere per conto e nell’interesse di Gianni Micalusi, ricorrendo anche alla formazione di documentazione contabile fatta predisporre ad hoc e prelevando addirittura direttamente il contante, recandosi personalmente presso gli uffici di Micalusi, accordando poi modalità operative in palese contrasto con la specifica normativa di settore, e garantendo in tal modo la non tracciabilità dell’operazione.

LE SOMME Quello che quindi gli inquirenti hanno ricostruito è  “un contesto associativo” in cui sono maturati dei rapporti qualificati e privilegiati intrattenuti dall’indagato con esponenti della criminalità organizzata, come emerso nel corso delle indagini da intercettazioni telefoniche e ambientali. In particolare, determinante nel disegno criminoso è stato l’apporto fornito dal commercialista e dal direttore di banca, raggiunto dal provvedimento restrittivo per aver riciclato 888.244,36 Euro, provento derivante dalle attività illecite dell’indagato principale MicalusiI. L’attività illecita cui l’imprenditore è ricorso in questi ultimi anni è stata estremamente redditizia, consentendogli importanti investimenti immobiliari ed imprenditoriali, nonché permettendogli anche un’espansione oltre che in Italia, con l’apertura del ristorante Assunta Madre a Milano, anche all’estero, con l’avviamento di un ristorante a Londra e, successivamente, a Barcellona, pianificando ulteriori espansioni commerciali in Europa. Significativo in tal senso  il contenuto di alcune intercettazioni di Micalusi da cui si evince che il successivo passo sarebbe stato: “…fare un’operazione a Montecarlo seria e importante..”.Gli accertamenti bancari effettuati dai militari del Gruppo Investigativo Antiriciclaggio sui conti correnti della rete delle società e dei prestanome, hanno permesso di ricostruire i flussi finanziari, rilevando come i proventi illeciti siano stati riciclati in attività imprenditoriali ed immobiliari. Quindi i sequestri che sono arrivati anche in provincia di Latina.

fonte:http://www.latinaoggi.eu/

C’è anche Johnny Micalusi tra i destinatari di una delle misure eseguite questa mattina a Roma dal, personale della Squadra Mobile della Questura di Roma e dai Finanzieri del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma. Le forze dell’ordine come già anticipato hanno eseguito un’ ordinanza applicativa di misure cautelari personali ed il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale D.D.A., a carico di: Gianni Micalusi detto “Johnny”, nato a Terracina (LT) il 30.09.1964; Adriano Nicolini  nato a Roma il 31.05.1979; entrambi destinatari di custodia cautelare in carcere. E poi ancora a carico di Vito Francesco Genovese nato a Spezzano Albanese (CS) il 28.08.1947; Luciano Bozzi nato a Roma il 09.05.1967; Francesco Micalusi nato a Latina il 24.08.1990;  Lorenzo Micalusi nato a Roma il 10.09.1992; destinatari della misura degli arresti domiciliari;

 

I BENI SEQUESTRATI Tutti sono ritenuti responsabili dei reati di intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di provenienza illecita. È stato ulteriormente disposto ed eseguito, nei confronti degli indagati, il sequestro preventivo dei seguenti beni: quote sociali e complesso aziendale delle società: Assunta Madre s.r.l. ristorante, con sede a Roma in via Giulia 14; Metro Fish s.r.l. società di commercio all’ingrosso e dettaglio di prodotti ittici, con sede a Roma in Marmorata 67; Centro ittico laziale s.r.l. società di commercio all’ingrosso e dettaglio di prodotti ittici, con sede a Roma in via Marmorata 69; Papa Giulio  s.r.l. società di gestione e conduzione di esercizi pubblici e di ristorazione, con sede a Roma in via S. Eligio 19. Sequestrati anche conti correnti bancari intestati a Francesco Micalusi (acceso c/o la Banca del Fucino); I Lorenzo Micalusi (acceso c/o la Banca del Fucino);  Vito Francesco Genovese(acceso c/o la Banca del Fucino). Per quanto riguarda le unità immobiliari la prima è stata sequestrata a Roma in via San Alberto Magno 3 ed è formalmente intestata a Francesco Micalusi dal 20.01.2014 ma secondo gli inquirenti sarebbe riconducibile al padre Gianni; una seconda unità è stata sequestrata a Terracina in via Vecchia San Francesco 62, anche questa per gli inquirenti sarebbe riconducibile a Gianni Micalusi anche se risulta essere  formalmente intestata al figlio Lorenzo dal 17.03.2016.

 

LE INDAGINI I provvedimenti cautelari rappresentano la sintesi ed il punto di incontro di un’indagine, condotta, in una prima fase dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Roma e, successivamente, dal Gruppo Investigativo Antiriciclaggio del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma. L’attività operativa si è concentrata sulla ricostruzione e l’analisi delle circostanze che hanno caratterizzato l’ascesa imprenditoriale di Gianni Micalusi alias “Johnny”, pregiudicato per reati associativi, di natura anche mafiosa, delitti contro il patrimonio, usura ed estorsione aggravata, già coinvolto in contesti associativi e destinatario di misure di prevenzione a causa dei suoi rapporti mai cessati con esponenti di spicco della criminalità organizzata. in base a quanto ricostruito dagli inquirenti Micalusi si è dimostrato capace di costituire numerose e redditizie attività commerciali, tra cui i rinomati ristoranti con il marchio “Assunta Madre”, effettuando svariati investimenti immobiliari, il tutto avendo cura di intestare i beni a prestanome privi di risorse economiche per evitare di figurare come titolare effettivo, pur mantenendone saldamente la direzione.

L’INTESTAZIONE DEI BENI E LA COLLABORAZIONE DEI PROFESSIONISTI Le indagini hanno permesso di accertare come Micalusi, grazie alla collaborazione dei propri figli, utilizzati quali “teste di legno”, nonchè da professionisti che hanno garantito l’apporto tecnico necessario per realizzare un’articolata rete societaria, sia riuscito formalmente a non apparire quale titolare delle attività, sottraendo, in questo modo, parte delle proprie disponibilità economiche all’applicazione di provvedimenti di sequestro. In particolare proprio il timore di ulteriori provvedimenti ablativi di prevenzione, ha indotto Micalusi a creare innumerevoli società occultando la propria persona dietro una rigorosa intestazione fittizia delle quote sociali, di denaro e di beni immobili, in favore di familiari e di terzi di fiducia, quali i figli Francesco e Lorenzo, l’imprenditore Vito Francesco Genovese pur essendo lui l’effettivo titolare e nel contempo ricoprendo di fatto la carica di amministratore della persone giuridiche a lui riconducibili, avvalendosi del contributo causale del commercialista Luciano Bozzi il quale partecipava alla pianificazione delle operazioni societarie nonché alla loro esecuzione. Anche la figura di Adriano Nicolini direttore di una filiale romana della Banca del Fucino, ha assunto un rilievo investigativo e probatorio, con specifico riguardo alla propensione del suddetto a dissimulare la reale natura delle operazioni bancarie poste in essere per conto e nell’interesse di Gianni Micalusi, ricorrendo anche alla formazione di documentazione contabile fatta predisporre ad hoc e prelevando addirittura direttamente il contante, recandosi personalmente presso gli uffici di Micalusi, accordando poi modalità operative in palese contrasto con la specifica normativa di settore, e garantendo in tal modo la non tracciabilità dell’operazione.

LE SOMME Quello che quindi gli inquirenti hanno ricostruito è  “un contesto associativo” in cui sono maturati dei rapporti qualificati e privilegiati intrattenuti dall’indagato con esponenti della criminalità organizzata, come emerso nel corso delle indagini da intercettazioni telefoniche e ambientali. In particolare, determinante nel disegno criminoso è stato l’apporto fornito dal commercialista e dal direttore di banca, raggiunto dal provvedimento restrittivo per aver riciclato 888.244,36 Euro, provento derivante dalle attività illecite dell’indagato principale MicalusiI. L’attività illecita cui l’imprenditore è ricorso in questi ultimi anni è stata estremamente redditizia, consentendogli importanti investimenti immobiliari ed imprenditoriali, nonché permettendogli anche un’espansione oltre che in Italia, con l’apertura del ristorante Assunta Madre a Milano, anche all’estero, con l’avviamento di un ristorante a Londra e, successivamente, a Barcellona, pianificando ulteriori espansioni commerciali in Europa. Significativo in tal senso  il contenuto di alcune intercettazioni di Micalusi da cui si evince che il successivo passo sarebbe stato: “…fare un’operazione a Montecarlo seria e importante..”.Gli accertamenti bancari effettuati dai militari del Gruppo Investigativo Antiriciclaggio sui conti correnti della rete delle società e dei prestanome, hanno permesso di ricostruire i flussi finanziari, rilevando come i proventi illeciti siano stati riciclati in attività imprenditoriali ed immobiliari. Quindi i sequestri che sono arrivati anche in provincia di Latina.

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C’è anche Johnny Micalusi tra i destinatari di una delle misure eseguite questa mattina a Roma dal, personale della Squadra Mobile della Questura di Roma e dai Finanzieri del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma. Le forze dell’ordine come già anticipato hanno eseguito un’ ordinanza applicativa di misure cautelari personali ed il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale D.D.A., a carico di: Gianni Micalusi detto “Johnny”, nato a Terracina (LT) il 30.09.1964; Adriano Nicolini  nato a Roma il 31.05.1979; entrambi destinatari di custodia cautelare in carcere. E poi ancora a carico di Vito Francesco Genovese nato a Spezzano Albanese (CS) il 28.08.1947; Luciano Bozzi nato a Roma il 09.05.1967; Francesco Micalusi nato a Latina il 24.08.1990;  Lorenzo Micalusi nato a Roma il 10.09.1992; destinatari della misura degli arresti domiciliari;

 

I BENI SEQUESTRATI Tutti sono ritenuti responsabili dei reati di intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di provenienza illecita. È stato ulteriormente disposto ed eseguito, nei confronti degli indagati, il sequestro preventivo dei seguenti beni: quote sociali e complesso aziendale delle società: Assunta Madre s.r.l. ristorante, con sede a Roma in via Giulia 14; Metro Fish s.r.l. società di commercio all’ingrosso e dettaglio di prodotti ittici, con sede a Roma in Marmorata 67; Centro ittico laziale s.r.l. società di commercio all’ingrosso e dettaglio di prodotti ittici, con sede a Roma in via Marmorata 69; Papa Giulio  s.r.l. società di gestione e conduzione di esercizi pubblici e di ristorazione, con sede a Roma in via S. Eligio 19. Sequestrati anche conti correnti bancari intestati a Francesco Micalusi (acceso c/o la Banca del Fucino); I Lorenzo Micalusi (acceso c/o la Banca del Fucino);  Vito Francesco Genovese(acceso c/o la Banca del Fucino). Per quanto riguarda le unità immobiliari la prima è stata sequestrata a Roma in via San Alberto Magno 3 ed è formalmente intestata a Francesco Micalusi dal 20.01.2014 ma secondo gli inquirenti sarebbe riconducibile al padre Gianni; una seconda unità è stata sequestrata a Terracina in via Vecchia San Francesco 62, anche questa per gli inquirenti sarebbe riconducibile a Gianni Micalusi anche se risulta essere  formalmente intestata al figlio Lorenzo dal 17.03.2016.

 

LE INDAGINI I provvedimenti cautelari rappresentano la sintesi ed il punto di incontro di un’indagine, condotta, in una prima fase dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Roma e, successivamente, dal Gruppo Investigativo Antiriciclaggio del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma. L’attività operativa si è concentrata sulla ricostruzione e l’analisi delle circostanze che hanno caratterizzato l’ascesa imprenditoriale di Gianni Micalusi alias “Johnny”, pregiudicato per reati associativi, di natura anche mafiosa, delitti contro il patrimonio, usura ed estorsione aggravata, già coinvolto in contesti associativi e destinatario di misure di prevenzione a causa dei suoi rapporti mai cessati con esponenti di spicco della criminalità organizzata. in base a quanto ricostruito dagli inquirenti Micalusi si è dimostrato capace di costituire numerose e redditizie attività commerciali, tra cui i rinomati ristoranti con il marchio “Assunta Madre”, effettuando svariati investimenti immobiliari, il tutto avendo cura di intestare i beni a prestanome privi di risorse economiche per evitare di figurare come titolare effettivo, pur mantenendone saldamente la direzione.

L’INTESTAZIONE DEI BENI E LA COLLABORAZIONE DEI PROFESSIONISTI Le indagini hanno permesso di accertare come Micalusi, grazie alla collaborazione dei propri figli, utilizzati quali “teste di legno”, nonchè da professionisti che hanno garantito l’apporto tecnico necessario per realizzare un’articolata rete societaria, sia riuscito formalmente a non apparire quale titolare delle attività, sottraendo, in questo modo, parte delle proprie disponibilità economiche all’applicazione di provvedimenti di sequestro. In particolare proprio il timore di ulteriori provvedimenti ablativi di prevenzione, ha indotto Micalusi a creare innumerevoli società occultando la propria persona dietro una rigorosa intestazione fittizia delle quote sociali, di denaro e di beni immobili, in favore di familiari e di terzi di fiducia, quali i figli Francesco e Lorenzo, l’imprenditore Vito Francesco Genovese pur essendo lui l’effettivo titolare e nel contempo ricoprendo di fatto la carica di amministratore della persone giuridiche a lui riconducibili, avvalendosi del contributo causale del commercialista Luciano Bozzi il quale partecipava alla pianificazione delle operazioni societarie nonché alla loro esecuzione. Anche la figura di Adriano Nicolini direttore di una filiale romana della Banca del Fucino, ha assunto un rilievo investigativo e probatorio, con specifico riguardo alla propensione del suddetto a dissimulare la reale natura delle operazioni bancarie poste in essere per conto e nell’interesse di Gianni Micalusi, ricorrendo anche alla formazione di documentazione contabile fatta predisporre ad hoc e prelevando addirittura direttamente il contante, recandosi personalmente presso gli uffici di Micalusi, accordando poi modalità operative in palese contrasto con la specifica normativa di settore, e garantendo in tal modo la non tracciabilità dell’operazione.

LE SOMME Quello che quindi gli inquirenti hanno ricostruito è  “un contesto associativo” in cui sono maturati dei rapporti qualificati e privilegiati intrattenuti dall’indagato con esponenti della criminalità organizzata, come emerso nel corso delle indagini da intercettazioni telefoniche e ambientali. In particolare, determinante nel disegno criminoso è stato l’apporto fornito dal commercialista e dal direttore di banca, raggiunto dal provvedimento restrittivo per aver riciclato 888.244,36 Euro, provento derivante dalle attività illecite dell’indagato principale MicalusiI. L’attività illecita cui l’imprenditore è ricorso in questi ultimi anni è stata estremamente redditizia, consentendogli importanti investimenti immobiliari ed imprenditoriali, nonché permettendogli anche un’espansione oltre che in Italia, con l’apertura del ristorante Assunta Madre a Milano, anche all’estero, con l’avviamento di un ristorante a Londra e, successivamente, a Barcellona, pianificando ulteriori espansioni commerciali in Europa. Significativo in tal senso  il contenuto di alcune intercettazioni di Micalusi da cui si evince che il successivo passo sarebbe stato: “…fare un’operazione a Montecarlo seria e importante..”.Gli accertamenti bancari effettuati dai militari del Gruppo Investigativo Antiriciclaggio sui conti correnti della rete delle società e dei prestanome, hanno permesso di ricostruire i flussi finanziari, rilevando come i proventi illeciti siano stati riciclati in attività imprenditoriali ed immobiliari. Quindi i sequestri che sono arrivati anche in provincia di Latina.

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