Riceviamo e pubblichiamo una nota dal carissimo amico Sen. Francesco De Notaris. L’espulsione della morale dalla politica ridotta ormai a mercato delle vacche

Siamo ormai
prossimi alle elezioni regionali. La regressione della prassi
democratica lascia recepire come fatto normale la scelta dei candidati
da parte di ristrettissimi gruppi sulla base di criteri disparati che
vede come prioritario quello del “possesso” dei voti. Non si opera
grande riflessione sul “perchè” si presume che un soggetto goda del
consenso e di quale consenso.
Nelle ultime elezioni politiche il voto
non è stato dato al candidato, ma alla lista. Per tale motivo capire,
come si faceva una volta, chi è “in possesso” di voti è impossibile.
In mancanza di definiti progetti i Partiti invitano possibili candidati
e costoro, perchè ritenuti portatori di voti, sono sollecitati da più
parti e si offrono anche al migliore offerente o tentano di collocarsi
in liste nelle quali immaginano possibilità di elezione.
Il riferimento
al bene comune, agli interessi veri dei Cittadini e non a quelli delle
oligarchie che li contrabbandano come rispondenti ai giusti desideri
popolari, è quasi sempre assente.
Le capacità, le competenze, i valori
morali dovrebbero costituire per la politica un’esigenza forte,
l’esigenza stessa della politica.
Inoltre si dovrebbe evitare di
costituire caste di professionisti della politica, di persone senza
ruolo riconosciuto nella società, che introducono in politica il
desiderio di immortalità per se stessi e sono disponibili ad ogni
trasformismo per mantenere “il posto” e sono arrendevoli e deboli nei
confronti dei tutori e benefattori.
Ci si lamenta della politica. Ma la
politica non si attua senza le donne e gli uomini e se costoro sono
insufficienti la politica non sarà rispondente alle esigenze, ai tempi.
Oggi persone senza prestigio e dignità occupano ruoli anche rilevanti
come eletti nelle pubbliche Amministrazioni e nel sud il fenomeno è
macroscopico.
Questa faccenda del sud merita attenzione. Ci si riempie
la bocca della necessità dello sviluppo, della lotta alla mafia, alla
massoneria e poi si agisce in maniera contraddittoria, subdola.
Si
rilasciano interviste che sembrano dettate da educande del tempo che fu
e contemporaneamente si persegue in logiche camorristiche, dando
prevalenza alle appartenenze, alla raccomandazione, al sotterfugio.
Questa storia deve finire una volta per tutte. In Campania e nel
Sud molti gruppi, numerosi Cittadini non possono più sopportare la
privatizzazione dei compiti delle Amministrazioni, le società di
comodo, le assunzioni coperte, senza concorso, il familismo amorale,
l’istituzionalizzazione della tangente, la spartizione dei fondi
pubblici, l’autoreferenzialità nella spartizione del “bene comune” che
avviene finanche da parte di componenti in ogni Commissione con compiti
propositivi o decisionali, la gestione, da parte anche degli
Assessori in primarie Amministrazioni, dei progetti alimentati da fondi
pubblici con criteri personali ed anche utilizzando società dopo averle
costituite in conflitto di interessi. Ormai non è più un fatto raro che
le concessioni siano occasione di corruzione. Ormai i Dirigenti delle
PP.AA. costituiscono società, fondazioni che in qualche modo
controllano e dalle quali ricevono vantaggi economici per sè e per i
propri cari.
Alcuni gruppi che hanno a cuore la cittadinanza virtuosa
hanno esaminato pubbliche delibere costruite anche a beneficio degli
estensori. Nel settore “liquido” della cultura, dello spettacolo, della
formazione con Enti fantasma c’è molto da verificare perchè gli sprechi
sono mostruosi di pari passo alla negazione dei diritti dei soggetti
interessati ed agli arricchimenti illeciti e del trasferimento di fondi
su conti orrenti dei gestori.
A che serve che i responsabili dei
Partiti, che i leaders si lamentano se poi non individuano i candidati
alle elezioni secondo quanto dichiarano pubblicamente?
Si evidenziano
insieme schizofrenia, cinismo, ipocrisia. Ognuno discetta di progetti,
massimi sistemi, valori e virtù, trasparenza e dignità e poi i
candidati restano gli stessi artefici del fallimento, vecchie volpi di
infimo livello attorniati da giovani rampanti che non potranno essere
eletti e da amici e poi  dalle donne, che, in gran parte, sono
individuate dagli uomini delle liste.
Una casta di uomini di Partito
senza Partito ripiegati su dichiarati interessi dei Partiti che non
esistono, in quanto agli occhi dei Cittadini appare sempre più evidente
il Partito unico degli affari trasversali.
Ed è questo il Partito che
si contrappone a quello del bene comune da perseguire.
L’unica
proprietà dei poveri, dei semplici Cittadini è il bene comune.
E del
bene comune tradito i politici, gli amministratori, i dirigenti, gli
imprenditori degli affari illeciti sono ingiusti fruitori e si
arricchiscono depredando ed umiliando i deboli e i poveri anzitutto.
La
nostra società arranca e non si vedono avanguardie vere, culturali,
imprenditoriali, politiche, accademiche che sappiano legare esigenze
culturali a strutture amministrative a servizio dei Concittadini, dei
mondi vitali della società
Bisogna essere nettissimi nei comportamenti
virtuosi che non sono prodotti dalle parole pronunziate ed abusate.
Occorrono uomini, storie personali fatte di verità.
L’invocata
moralizzazione va realizzata non con appelli al cielo o rivolgendosi
agli elettori invitati a scegliere tra persone già scelte dagli
apparati, ma anche con norme precise che la favoriscano e che evitino
ogni distorsione, ogni trasformismo.
I vertici dei Partiti vivono in
uno splendido isolamento autotutelato e si esercitano in tattiche e
strategie, blindati in recinti nei quali l’autoreferenzialità regna
sovrana.
I grandi strateghi che da Roma scelgono gli uomini della
truppa periferica  funzionali alle battaglie sui tavoli della
capitale non riescono a capire che l’Italia si costruisce nei
territori, nelle Regioni, nei Comuni dove è necessario individuare ed
impegnare gli uomini migliori che devono governare e che, se buoni,
rinforzano i leaders e se incapaci trascineranno le loro
Amministrazioni e poi iPartiti e i  leaders nel disastro.
L’esperienza
offre questo messaggio. I fallimenti in periferia, rispetto a Roma, ma
al centro di ogni comunità portano al fallimento fino al cuore…
dell’impero.
Speriamo che i candidati per queste elezioni saranno donne
e uomini di qualità.  In caso contrario vanificheremo ogni aspirazione,
ogni esigenza, ogni speranza, ogni diritto degli abitanti del Paese e
le responsabilità saranno non dei votanti ma di chi ha costruito le
liste. Sia chiaro.

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