Riceviamo e pubblichiamo il sottoindicato articolo pubblicato da “ Il Manifesto” in data 31 maggio uu.ss.,pregando la Procura della Repubblica di Latina e la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma di voler verificare la fondatezza o meno di quanto in esso contenuto.

Il Manifesto, Sabato 31 Maggio 2014

Il sistema «atomico» delle scorie a Borgo Sabotino
Borgo Sabotino. In provincia di Latina, a 60 chilometri da Roma, sorge il deposito «provvisorio» dei residui nucleari della Sogin. Ma il «business dell’emergenza» è gestito in un quadro da brivido

di   Marco Omizzolo, Roberto Lessio

Depo­siti prov­vi­sori per rifiuti radioat­tivi, cemento, subap­palti, società casa­lesi e nomi inquie­tanti. Imprese che nascono all’improvviso, ope­rano nell’ombra e poi scom­pa­iono attra­verso il clas­sico mec­ca­ni­smo delle sca­tole cinesi. Non stiamo par­lando di una “sem­plice” sto­ria di maz­zette, come quella che inte­ressa le cen­trali nucleari di Salug­gia e Trino Ver­cel­lese, finite sotto inda­gine da parte della pro­cura di Milano nell’ambito della più com­plessa inchie­sta rela­tiva alla rea­liz­za­zione dell’Expo 2015. In essa sono coin­volti il gruppo Mal­tauro, i soliti fac­cen­dieri di turno e due ex alti diri­genti della Sogin, la società par­te­ci­pata al 100% dal mini­stero dell’Economia che si deve occu­pare dello sman­tel­la­mento degli impianti nucleari del nostro paese.
Que­sta sto­ria è ben più inquie­tante e riguarda la costru­zione del depo­sito prov­vi­so­rio di sco­rie nucleari che dovrebbe acco­gliere i rifiuti radioat­tivi pro­ve­nienti dallo sman­tel­la­mento della cen­trale ato­mica di Latina, a soli 60 km da Roma. Una sto­ria che pro­prio nella capi­tale ha visto svol­gere le trame più impor­tanti con il bando ini­ziale per la rea­liz­za­zione dell’impianto, poi gestite sostan­zial­mente dalle parti di Casal di Prin­cipe (Caserta).

Lo show da Fazio all’ultimo Sanremo

Tutto ini­zia con un invo­lon­ta­rio colpo di tea­tro durante la prima serata del Festi­val di San­remo di quest’anno. Fazio aveva appena ini­ziato a par­lare quando nel buio della sala qual­cuno ini­ziò a gri­dare. Erano due uomini che minac­cia­vano di but­tarsi dai piani alti del Tea­tro Ari­ston. Otten­nero che il noto pre­sen­ta­tore leg­gesse in diretta la loro lettera-appello, anche a nome dei loro com­pa­gni di lavoro. Da oltre un anno non rice­ve­vano lo sti­pen­dio. Da lì il loro gesto dispe­rato pro­prio all’inizio del più popo­lare pro­gramma di intrat­te­ni­mento della tele­vi­sione ita­liana. Nei fatti era l’ennesimo ten­ta­tivo di por­tare l’attenzione dell’opinione pub­blica su una ver­tenza occu­pa­zio­nale che ormai non aveva lasciato alter­na­tiva agli autori della pro­te­sta. Il giorno dopo le cro­na­che ripor­ta­rono vaghi rife­ri­menti al loro gesto.

Ma chi erano quei due lavo­ra­tori e quale tipo di ver­tenza sta­vano rap­pre­sen­tando con quell’eclatante azione?
Erano due dipen­denti del Cub, il Con­sor­zio Unico di Bacino, che si occupa dello smal­ti­mento dei rifiuti nelle pro­vince di Caserta e Napoli. Un Con­sor­zio com­mis­sa­riato lo scorso anno a seguito di un’inchiesta della Pro­cura della Repub­blica di Santa Maria Capua Vetere (Ce). Le ipo­tesi di reato con­te­state erano truffa aggra­vata ai danni di un ente pub­blico, falso ideo­lo­gico e abuso d’ufficio. Secondo i magi­strati la truffa con­si­steva nel creare falsi pre­sup­po­sti di urgenza per ese­guire deter­mi­nati lavori di neces­sità dell’ente appal­tante. In sostanza si trat­te­rebbe (le inda­gini sono ancora in corso) di una delle tante «emer­genze» tipi­ca­mente ita­liane. «Emer­genze» che negli ultimi anni stanno accom­pa­gnando quasi tutti gli affari delle varie cric­che degli appalti pubblici.

L’emergenza perenne

Il mec­ca­ni­smo è sem­plice: con le «emer­genze» sal­tano tutte le pro­ce­dure pre­vi­ste dalla nor­ma­tiva euro­pea per le gare ad evi­denza comu­ni­ta­ria. In que­sto caso gli appalti, oppor­tu­na­mente fra­zio­nati per stare sotto la soglia di spesa pre­vi­sta per la gara pub­blica (anche se si tratta di un unico inter­vento com­ples­sivo), veni­vano affi­dati sem­pre e solo a due ditte, natu­ral­mente a prezzi gon­fiati. Secondo l’accusa ad avvan­tag­giarsi del mec­ca­ni­smo truf­fal­dino erano sem­pre due aziende del posto: la Edil Eco Sud Srl e la Green Impre­sit Srl, i cui ammi­ni­stra­tori di fatto, secondo gli inqui­renti, erano rispet­ti­va­mente Luigi e Fran­ce­sco Caprio. Tant’è che alla fine dello scorso mese di set­tem­bre il tri­bu­nale di Santa Maria Capua Vetere ha emesso un prov­ve­di­mento di seque­stro pre­ven­tivo nei con­fronti di entrambe le società. Gli ille­citi accer­tati risal­gono agli anni 2009 e 2010. Pro­prio men­tre una delle due società inda­gate, la Green Impre­sit Srl, aveva rice­vuto in sub appalto la rea­liz­za­zione del cosid­detto depo­sito prov­vi­so­rio delle sco­rie deri­vanti dallo sman­tel­la­mento della vec­chia cen­trale nucleare di Borgo Sabo­tino a Latina. Un appalto red­di­ti­zio, più con­si­stente di quelli sotto inda­gine nel caser­tano ma anche dai con­torni inquietanti.

Il depo­sito prov­vi­so­rio delle scorie

La vicenda della rea­liz­za­zione di que­sto deli­cato impianto era ini­ziata nel 2003, quando il governo Ber­lu­sconi dichiarò l’emergenza (una delle tante) per lo smal­ti­mento di rifiuti nucleari in tutto il paese. Causa rischio ter­ro­ri­smo scattò una pro­ce­dura che doveva por­tare alla messa in sicu­rezza di tutti i nostri impianti ato­mici. Un rischio giu­di­cato da alcuni esperti pari a zero, visto che tutte quelle strut­ture erano ormai ferme da decenni e svuo­tate dal corpo del reat­tore del com­bu­sti­bile ato­mico. Ma per la logica delle «emer­genze» que­sto era solo un det­ta­glio. Nel ruolo di Com­mis­sa­rio Straor­di­na­rio venne nomi­nato il gene­rale Carlo Jean (con­su­lente mili­tare dell’ex Pre­si­dente della Repub­blica Fran­ce­sco Cos­siga), da poco nomi­nato dallo stesso governo Ber­lu­sconi pre­si­dente della Sogin. Con il prov­ve­di­mento com­mis­sa­riale ven­nero sospese oltre 20 leggi nazio­nali, tra cui quelle edi­li­zie, i vin­coli pae­sag­gi­stici e per­sino lo Sta­tuto dei Lavo­ra­tori. Ina­spet­tata infine fu la deci­sione di indi­vi­duare a Scan­zano Jonico la sede del depo­sito unico nazio­nale di tutte le sco­rie nucleari del nostro paese. Non se ne fe fece nulla per la pro­te­sta delle popo­la­zioni, ma solo ora è chiara anche l’intera que­stione. Per­ché le «emer­genze» costruite a tavo­lino hanno sem­pre un piano B.

Non c’è gara, vince Aedars

Tra i poteri straor­di­nari di Carlo Jean vi era anche quello di appro­vare con atto pro­prio, pre­vio parere non vin­co­lante degli enti locali, la rea­liz­za­zione dei cosid­detti depo­siti prov­vi­sori per i rifiuti radioat­tivi. L’ordinanza per il sito di Latina fu ema­nata nel luglio 2006 e fu la prima del genere in Ita­lia. La Sogin pub­blicò il rela­tivo bando nell’estate del 2007. L’iter di legge seguito era quello della «pro­ce­dura ristretta»: in base a que­sta norma l’ente appal­tante indi­vi­dua da sé i sog­getti ido­nei ad ese­guire deter­mi­nati lavori e li invita a pre­sen­tare delle offerte. In que­sto caso gli invi­tati erano 4. In que­sto paese spesso avviene che a que­gli inviti non risponde nes­suno per cui la gara, pur in un periodo di crisi come quello attuale, viene dichia­rata deserta. Que­sto ini­zial­mente è stato il caso dell’impianto di Salug­gia oggetto delle inda­gini della pro­cura di Milano; lo si può riscon­trare dallo stesso sito della Sogin. Un appalto plu­ri­mi­lio­na­rio che appa­ren­te­mente inte­res­sava poco, tanto che non erano per­ve­nute offerte utili. Poi si è visto che di inte­resse ce ne era invece molto. Per­ché quando la gara è dichia­rata deserta le strade che si pos­sono seguire sono due: o si rifà il bando rico­min­ciando tutto dac­capo, oppure si pro­cede all’assegnazione diretta.

In questo secondo caso l’appaltante affida i lavori sostanzialmente a chi vuole
Tutto que­sto negli ultimi anni è stato reso legale da leggi che qual­cuno ha giu­sta­mente defi­nito immo­rali. Dun­que a Latina gli invi­tati erano in que­sto caso quat­tro; vinse il Con­sor­zio sta­bile Aedars, con sede a Roma, per un importo di oltre 4 milioni di euro e con un ribasso del 23% rispetto alla base d’offerta. I Con­sorzi sta­bili sono aggre­gati di società che ope­rano com­ples­si­va­mente nello stesso set­tore al fine di par­te­ci­pare alle gare pub­bli­che per poi asse­gnare ad alcuni dei suoi com­po­nenti i lavori in oggetto, pre­vio accordo interno. Que­sti Con­sorzi, soprat­tutto nel set­tore delle costru­zioni, hanno gene­ral­mente una grande impresa come capo­fila: anche la Mal­tauro sotto inchie­sta a Milano ne ha uno.

Per quanto riguarda il Con­sor­zio sta­bile Aedars, la società capo­fila si chiama Fra­cla Srl, anch’essa con sede a Roma, la quale ne detiene il 65, 63% delle azioni. Poi c’è la vene­ziana Ope­rae Srl con il 12, 5%, seguita da una qua­ran­tina di società con sede in tutta Ita­lia, ma soprat­tutto in Cam­pa­nia, Cala­bria e Sici­lia, che a loro volta deten­gono lo 0, 52% delle azioni cia­scuna. Tra que­ste ultime tutt’oggi figura come socio pro­prio la Green Impre­sit Srl finita sotto inchie­sta a Santa Maria Capua Vetere. All’epoca dell’assegnazione dell’appalto a Latina la Fra­cla Srl era a sua volta con­trol­lata dalla Banca Fin­nat Eura­me­rica SpA (società quo­tata in Borsa) che fa capo a Giam­piero Nat­tino. Nel con­si­glio di ammi­ni­stra­zione di que­sta Banca siede tutt’oggi il noto costrut­tore Fran­ce­sco Cal­ta­gi­rone, men­tre lo stesso Giam­piero Nat­tino a sua volta siede nel cda della Cal­ta­gi­rone Edi­tore SpA. Ma tor­niamo all’esito della nostra gara. Il Con­sor­zio Aedars par­te­cipò al bando per il depo­sito prov­vi­so­rio nel capo­luogo pon­tino per conto pro­prio della Fra­cla srl Srl, non­ché della Cea Elet­tric Srl di Mon­talto Uffugo (Cosenza) e della VI. CAR. Srl di San Giu­seppe Vesu­viano (Napoli). Que­sto almeno appa­riva come accordo interno al Con­sor­zio. Lo si evince dall’esito del bando che è stato sal­vato in tempo prima che spa­risse dal sito uffi­ciale della Sogin.

Invece di pro­ce­dere alla rea­liz­za­zione dell’opera, dopo alcuni mesi, le tre società in que­stione, attra­verso un giro di trian­go­la­zioni socie­ta­rie, affi­dano i lavori ad altre ditte. Perno di tali trian­go­la­zioni divenne pro­prio la Green Impre­sit Srl di Fran­ce­sco Caprio, pro­prie­ta­rio anche di un’altra società inte­stata diret­ta­mente con il suo nome e cognome e attual­mente resi­dente a Casal di Prin­cipe (CE). All’epoca della trian­go­la­zione degli appalti per la rea­liz­za­zione del depo­sito prov­vi­so­rio di Latina la Green Impre­sit era part­ner in quell’opera della Sil­cei Srl che aveva sede a Santa Maria Capua Vetere. Lo stesso luogo dove nel frat­tempo la locale pro­cura aveva avviato l’inchiesta sulle emer­genze costruite a tavo­lino dai refe­renti del Con­sor­zio Unico di Bacino.

Rea­zione a catena, di fallimenti

Dalle parti di Latina comun­que tutto filava liscio. In par­ti­co­lare risulta che la Sil­cei, recen­te­mente dichia­rata fal­lita dal Tri­bu­nale di Iser­nia dove nel frat­tempo ne era stata tra­sfe­rita la sede, era ed è di pro­prietà di Anto­nio a Angelo Sal­zillo entrambi resi­denti a Can­cello ed Arnone (CE), nella stessa strada e presso numeri civici poco distanti tra loro. La Sil­cei con­trolla il 100% del capi­tale sociale della Società Con­sor­tile Latina a r. l. che aveva ini­zial­mente rice­vuto il sub appalto dalle tre con­sor­ziate Aedars Spa. Anche per que­sta impresa le coin­ci­denze abbon­dano. In pri­mis, pur avendo un nome pre­sunto «lati­nense» aveva la sua sede legale ini­ziale a Roma salvo poi essere tra­sfe­rita prima a Santa Maria Capua Vetere e infine a Iser­nia. Secondo poi anche que­sta società risulta oggi fal­lita, in que­sto caso con un prov­ve­di­mento del tri­bu­nale di Roma del feb­braio 2013. Dun­que il qua­dro delle tre società che mate­rial­mente si sono occu­pate della costru­zione del depo­sito prov­vi­so­rio per i rifiuti radioat­tivi della cen­trale di Latina è il seguente: la Green Impre­sit sotto inchie­sta a Santa Maria Capua Vetere, Società Con­sor­tile Latina e SILCEI dichia­rate fal­lite, quest’ultima con pro­ce­dura con­cor­da­ta­ria.
Non è pro­prio il mas­simo che ci possa atten­dere nella rea­liz­za­zione di una strut­tura stra­te­gica e deli­cata appar­te­nente alla Sogin, cioè allo stato ita­liano, e finan­ziata con denaro pubblico.

Spun­tano ’ndran­gheta e casalesi

Anche per­ché per i resi­denti dalle parti di Latina, in par­ti­co­lare a Borgo Mon­tello, i nomi dei tito­lari di que­ste società richia­mano alla mente brutti ricordi. In par­ti­co­lare quelli legati alle dichia­ra­zioni del pen­tito di camorra Car­mine Schia­vone che aveva indi­cato un altro Anto­nio Sal­zillo come colui che si occu­pava, fin dalla fine degli anni Ottanta, dello smal­ti­mento ille­gale di rifiuti indu­striali tossico-nocivi nella locale disca­rica. Per que­sti loschi traf­fici nel 1995 venne bar­ba­ra­mente ucciso, in seguito alle sue denunce, Don Cesare Boschin, par­roco della locale cano­nica. Quest’altro Anto­nio Sal­zillo, appa­ren­te­mente di secondo piano nelle dichia­ra­zioni del pen­tito, in realtà è il nipote diretto di Erne­sto Bardel­lino, il «cer­vello» del clan dei Casa­lesi, messo a “farsi le ossa” nel ter­ri­to­rio pon­tino, ucciso nel marzo 2009 dall’altra fazione del suo clan ori­gi­na­rio (quello rima­sto fedele a Fran­ce­sco Schia­vone detto San­do­kan) pro­prio a Can­cello ed Arnone. Un comune che ha circa 5 mila abi­tanti, come tanti in Ita­lia, dove tutti si cono­scono bene.
Nel set­tem­bre del 2013 il Con­sor­zio sta­bile Aedars SpA a cui la Sogin aveva ini­zial­mente affi­dato l’appalto ha rice­vuto un’interdizione per infil­tra­zioni mafiose dalla Pre­fet­tura di Roma. A quanto risulta la Fra­cla Srl era diven­tata di pro­prietà di un espo­nente del clan cala­brese dei Mol­lica. Di con­se­guenza sono stati revo­cati ovun­que gli appalti che il Con­sor­zio stesso aveva in essere con enti pub­blici. In par­ti­co­lare a Quarto Oggiaro, un quar­tiere a Nord di Milano, dove doveva costruire 48 alloggi popo­lari, risultò che la Fra­cla Srl, subap­pal­tata dopo il disbrigo delle for­ma­lità anti­ma­fia, aveva in orga­nico due impie­gati e un ope­raio: deci­sa­mente poco per un appalto di tale rilevanza.

Ma per il Tar del Lazio è tutto ok

Qual­che set­ti­mana fa comun­que il Con­sor­zio Aedars ha vinto davanti al Tar del Lazio il ricorso con­tro il prov­ve­di­mento della Pre­fet­tura di Roma. L’infiltrazione mafiosa non risul­te­rebbe pro­vata in quanto nes­suna delle società con­sor­ziate sarebbe impu­tata di reati così gravi. Si spera nel Con­si­glio di Stato.

E Sogin ricomincia

Le sca­tole cinesi non sono infi­nite e alla fine la verità si trova. Il depo­sito prov­vi­so­rio per i rifiuti radioat­tivi di Borgo Sabo­tino, pur essendo un’opera par­ti­co­lar­mente deli­cata dal punto di vista della sicu­rezza pub­blica, non è stato ulti­mato. Anzi sono emerse per­sino delle imper­fe­zioni costrut­tive. Nel 2012 la Sogin ha dovuto effet­tuare un nuovo bando per com­ple­tare l’opera. I lavori riguar­da­vano la «sigil­la­tura di micro-fessure e fini­tura interna (così recita il titolo del nuovo bando) della strut­tura». Per tale motivo sono stati messi a gara altri 560 mila euro. L’appalto è stato aggiu­di­cato con un ribasso del 33%. Ano­ma­lie denun­ciate anche dal quin­di­ci­nale di Latina Il Caffè.
Il depo­sito è stato inau­gu­rato il 14 aprile scorso alla pre­senza di alcuni par­la­men­tari, del Pre­fetto e del Vice­sin­daco di Latina. L’attuale ammi­ni­stra­tore dele­gato di Sogin Ric­cardo Casale, a cui si deve rico­no­scere un’energica svolta nella gestione della società fin dal suo inse­dia­mento, ha rap­pre­sen­tato l’iniziativa come una grande ope­ra­zione di tra­spa­renza. Sarebbe utile che tale tra­spa­renza inte­res­sasse in pri­mis la Sogin, visto che l’esito del rela­tivo bando ini­ziale (ma anche quello della cen­trale del Gari­gliano) non com­pare più nel suo sito ufficiale.

Una società con­trol­lata al 100% dallo stato ita­liano dovrebbe chia­rire come ha con­dotto e con­trol­lato l’evoluzione di que­sta «strana» vicenda e come sia pos­si­bile affi­dare lavori così deli­cati ad un intrec­cio di società così fra­gili e dai nomi tanto inquietanti.

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