Rfi, regali e appalti all’ombra del clan

Il Mattino, Giovedì 4 Aprile 2019

Rfi, regali e appalti all’ombra del clan

Leandro Del Gaudio Mary Liguori

Alberghi lussuosi in costiera amalfitana, regali impegnativi, tipo due gemelli acquistati da Cartier in via Condotti a Roma, il sogno di una carriera da top manager nel colosso Rete ferroviaria italiana (la partecipata dello Stato che si occupa di appalti nelle nostre ferrovie). Regali, carriera, appalti, dunque: è questa la materia di scambio promessa, il presunto terreno di incontro tra dirigenti di Rfi e Nicola Schiavone, imprenditore omonimo del boss pentito figlio di Francesco Sandokan, ma ritenuto comunque legato alla potentemafia casalese. Ma andiamo con ordine a partire dal blitz messo a segno ieri mattina dalla Procura di Napoli: perquisizioni a carico di casa e studi di tre dirigenti della Rfi, che scoprono in questo modo di essere coinvolti in una vicenda di appalti truccati, su cui indaga da qualche mese il pool anticamorra napoletano.

PIAZZA DEI MARTIRI

E non è tutto: perquisizioni anche negli studi di rappresentanza della Bcs srl, in piazza dei Martiri, ma anche nelle sedi di rappresentanza di viale Gramsci e di via Scarlatti, che fanno capo proprio all’imprenditore Nicola Schiavone, il 65enne capace di fare il grande salto da Casale alla Napoli che conta, usata come trampolino per entrare spalle larghe nella sede romana della partecipata di Stato. Inchiesta condotta dai pm Graziella Arlomede e Antonello Ardituro, sotto il coordinamento del capo del pool anticasalesi, l’aggiunto Luigi Frunzio e dello stesso procuratore Giovanni Melillo: sono una decina gli appalti sospetti, parliamo di affari milionari, assegnati a trattativa diretta. Sotto i riflettori, ad esempio, alcune opere nelle stazioni di Contursi (Salerno) e Avezzano (L’Aquila), in uno scenario che vede diversi soggetti sotto inchiesta.

I NOMI

Corruzione e turbativa d’asta aggravati dalla finalità di agevolare il clan dei casalesi: sono queste le accuse a carico di tre dirigenti ieri perquisiti. Proviamo a capire le loro posizioni: tra i dipendenti di «Rfi» finiti nelle indagini figura Massimo Iorani, a capo del Dac (direzione acquisti di Rfi), secondo gli inquirenti stretto conoscente di Nicola Schiavone, che lo avrebbe ospitato in noti alberghi della Costiera amalfitana, ricevendo anche agevolazioni di carriera. Al vaglio anche la posizione di un altro dirigente Rfi, l’ingegnere Paolo Grassi che, secondo i pm, si sarebbe occupato di alcuni appalti finiti nelle mani delle aziende riconducibili a Schiavone; mentre il terzo dipendente di Rfi è Giuseppe Russo, dirigente del Dipartimento Trasporti a Napoli. Le perquisizioni hanno riguardato i loro uffici e anche gli uffici di altri dipendenti di Rfi, oltre alla sede centrale di Gianturco.

DRITTE E CARRIERE

Doverosa una premessa: blitz e perquisizioni di queste ore vanno intesi come un mezzo di ricerca della prova non come una condanna definitiva, in uno scenario in cui si attende la replica delle parti. Spiegano i penalisti Giovanni Esposito Fariello e Carmela Esposito: «Leggeremo gli atti e ci auguriamo di dimostrare l’estraneità dei nostri assistiti dalle accuse mosse fino a questo momento». Ma torniamo al punto centrale, torniamo alla posizione di Nicola Schiavone: il manager è indagato in questa storia assieme al fratello imprenditore Vincenzo, altro nome noto per gli archivi della Dda di Napoli. Sia Nicola Schiavone che Vincenzo vennero coinvolti nell’inchiesta Spartacus, la madre delle indagini sui casalesi, con sbocchi processuali differenti: Vincenzo venne condannato, Nicola assolto. Ed è a partire da questo momento che ha inizio la carriera del manager con buone entrature in una delle principali aziende di Stato. Lo ha spiegato agli inquirenti Nicola Schiavone junior, dando inizio a quello che viene indicato come l’ultimo livello – probabilmente il più alto – delle inchieste sui casalesi, quelle degli appalti d’oro, delle carriere costruite veicolando gare a trattativa diretta in diverse località della regione.

LE DITTE

Una quindicina gli indagati, fari puntati su alcune aziende sospette, che avrebbero macinato appalti grazie al manager Nicola Schiavone. Si tratta di imprese che si occupano di semafori, banchine, manutenzioni binari, sistemi di sicurezza su lunghe tratte ferroviarie (esclusa la tav) in tutta Italia, con un core business in Campania, Abruzzo, Lazio e Toscana. Una inchiesta che prende le mosse da un antico pressing criminale sulle gare legate alla ferrovia, che negli anni Ottanta veniva addirittura esercitato da Bardellino, per poi passare sotto il controllo della fazione vincente, quella del direttorio casalese capeggiato da Francesco Schiavone. Massima collaborazione da parte dei vertici di Rfi con l’autorità giudiziaria, ma anche determinazione nel tutelare il buon nome dell’azienda, mentre a Napoli si fa l’inventario di carte e documenti sequestrati nel blitz-terremoto di ieri mattina.

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