Retata a Latina al Tribunale fallimentare.Arrestati magistrato,cancelliere,sottufficiali della Gdf,commercialisti.

Retata di arresti al Tribunale fallimentare di Latina,Coinvolti,magistrato,

cancelliere,sottufficiale della Guardia di Finanza,commercialisti.
L’altro  giorno  ne parlava Giovanni Del Giaccio su “ Il Messaggero” facendo riferimento all’intervento dell’Associazione Caponnetto sul problema della ste fallimentari.
LE ASTE FALLIMENTARI NELL ‘   AGRO PONTINO

Ne parlavamo l’altro giorno a seguito di un
interessante articolo di Giovanni Del Giaccio su
“Il Messaggero” che ricordava – unico giornalista
e giornale che ci hanno voluto rendere merito – gli
interventi dell’Associazione Caponnetto e
l’incontro con il Procuratore Pignatone dei suoi
dirigenti accompagnati da una delegazione di
agricoltori dell’agro pontino.
Non sappiamo e nè ci interessa sapere se
l’operazione odierna sia il frutto o meno di
quell’incontro che,comunque,non é stato un fatto
isolato perché ad esso ne hanno fatto seguito, in
altre sedi e con altri referenti..
A noi interessano i risultati ,non le millanterie
che  sono,purtroppo,la caratteristica e la costante
di un mondo di chiacchiere e di vuotaggini.
In quest’ottica,protagonisti o non protagonisti
diretti di azioni che hanno portato a questo
brillante risultato,possiamo dire con orgoglio di
aver ancora una volta messo le mani  su un
mondo di malaffare e di porcherie intollerabili.
Il compito nostro al riguardo non lo consideriamo
esaurito in quanto abbiamo avuto sentore

dell’esistenza di un quadro più complesso ed
articolato che,però,non siamo riusciti ,ad oggi,a
ricostruire appieno stante l’ormai noto e
consolidato sistema omertoso pontino  costituito
da vittime dell’usura,dei circuiti
finanziari,bancari,o della camorra,che pure in
forma riservata e confidenziale non vogliono
parlare.
Ma noi siamo tenaci e non ci arrendiamo,come
non ci siamo mai arresi in altre circostanze e su
tanti altri problemi.
E,prima o poi,se Dio ci dà la forza per continuare
le nostre battaglie,a tanti delinquenti in giacca e
cravatta li faremo acchiappare.
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Latina, retata al tribunale fallimentare: arrestati magistrato,
cancelliere, sottufficiale Gdf, tre commercialisti
di Andrea Palladino | 20 marzo 2015

Giustizia & Impunità
“In qualche maniera ‘sti soldi li devo riciclà come cazzo faccio sennò?”, spiegava ad un uomo di
sua fiducia il giudice Antonio Lollo, finito in manette insieme ad altre sette persone. Secondo
l’accusa vi era un consolidato sistema corruttivo, grazie al quale i consulenti nominati dal
magistrato gli corrispondevano una percentuale dei compensi che lui stessi gli aveva liquidato
di Andrea Palladino | 20 marzo 2015
Orologi, gioielli, viaggi e mazzette alla vecchia maniera. Per un totale di un milione di euro.
Questo era il prezzo – ricostruito dalla Procura di Perugia – per aggiustare i fallimenti davanti ad
un giudice di Latina, Antonio Lollo, arrestato venerdì dalla squadra mobile, insieme ad altre sette
persone. “Volevo fare una sorta di tetris con gli smeraldi, gli orecchini e un anello… se ci hai o
con rubini, preferisco lo smeraldo… mi piacerebbe l’idea di un anello, diamanti, smeraldo, tutti
smeraldi, un bel bracciale”, spiegava il magistrato – intercettato – al gioielliere di fiducia nella
centrale Via Cavour di Roma, mentre sceglieva il miglior regalo per la moglie (anche lei arrestata).
Acquisti che per gli investigatori servivano a ripulire i soldi che Lollo avrebbe ricevuto
illecitamente da alcuni commercialisti, nominati consulenti per gestire fallimenti milionari nella
zona di Latina: “Prima mi ero già comprato una casa, due, non lo posso fare, a chi cazzo le intesto
… in qualche maniera ‘sti soldi li devo riciclà come cazzo faccio sennò?”, spiegava ad un
consulente di sua fiducia.
Alla fine di una complessa inchiesta condotta congiuntamente dalle procure di Latina e Perugia
(competente per i reati commessi dai magistrati laziali) oltre al giudice sono finiti agli arresti un
cancelliere, un sottufficiale della Guardia di Finanza in servizio presso la Polizia giudiziaria
della Procura di Latina, due commercialisti e un imprenditore. I reati contestati vanno dalla
corruzione, alla corruzione in atti giudiziari, alla concussione, all’induzione indebita a dare o
promettere denaro od altra utilità, alla turbativa d’asta, al falso ed alla rivelazione di segreto
nonché all’accesso abusivo ad un sistema informatico e telematico aggravato dalla circostanza di
rivestire la qualità di pubblico ufficiale.

Secondo l’accusa nel Tribunale di Latina vi era un consolidato sistema corruttivo, grazie al quale
i consulenti nominati dal giudice nelle singole procedure concorsuali, abitualmente
corrispondevano a quest’ultimo una percentuale  dei compensi a loro liquidati dal giudice stesso.
Un sistema oliato, che sarebbe stato promosso dallo stesso magistrato, che vedeva – alla fine – la
“sterilizzazione” dei fondi delle società finite in concordato o fallimento, con un danno per i
creditori.
In sostanza – secondo l’accusa – i conti di molte imprese sarebbero svuotati, mentre i curatori
passavano una percentuale dei guadagni al magistrato. I passaggi ricostruiti dal Gip che ha emesso
le misure cautelari mostrano un meccanismo quasi perfetto. Per prima cosa Lollo suggeriva ai
futuri liquidatori come far arrivare i fascicoli sulla sua scrivania: bastava cambiare la sede sociale
prima di presentare i libri in Tribunale, scegliendo la capitale pontina come sede legale. Per essere
sicuri di ottenere l’assegnazione del procedimento al giudice Lollo, i commercialisti arrestati
cambiavano poi lo stesso nome della società, sapendo che al magistrato toccavano i fascicoli sulle
ditte comprese tra la lettera A e la G.
Antonio Lollo – da anni in servizio al Tribunale di Latina – avrebbe creato, secondo l’accusa, una
fitta rete di complicità, in grado di avere informazioni confidenziali anche sulle eventuali indagini
in corso. Il maresciallo della finanza Roberto Menduti, arrestato insieme al giudice, secondo la
squadra mobile di Latina, avrebbe consultato abusivamente il registro della Procura, su richiesta di
Lollo, per verificare l’esistenza di indagini sul gruppo. Una circostanza che ha portato i magistrati
della Procura di Perugia a contestare l’accesso abusivo a sistemi informatici.

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