Repici: ”Su scambi epistolari tra boss urge indagine della Procura nazionale e del Dap”

Repici: ”Su scambi epistolari tra boss urge indagine della Procura nazionale e del Dap”

25 Maggio 2020

di AMDuemila

“Queste missive sono la prova che il 41 bis è l’esatto contrario di ciò per cui era stato concepito. Queste lettere ci fanno capire che siamo alla frutta, e che sarebbe il caso che la Dna e il Dap indagassero davvero a fondo per capire se quanto accaduto nel 2008 si è ripetuto negli anni successivi”. A dirlo è l’avvocato Fabio Repici che, intervenendo a un video dibattito sui 28 anni dalla strage di Capaci, ha reso nota l’esistenza, almeno fino al 2008, di scambi epistolari tra boss della mafia, sottoposti al carcere duro.
Quei documenti, attualmente al vaglio del gup di Reggio Calabria nel procedimento che chiama in causa l’ex pm di Barcellona Pozzo di Gotto
Olindo Canali, accusato di corruzione in atti giudiziari per favorire Cosa nostra, riguardano le comunicazioni all’epoca tra Giuseppe Gullotti, il capomafia di Barcellona Pozzo di Gotto (detenuto a Cuneo), Giuseppe Graviano, capomafia di Brancaccio (detenuto a Milano Opera), i boss di ‘ndrangheta Francesco Sergi e Domenico Paviglianiti (rinchiusi ad Ascoli Piceno), tutti al 41 bis, e il capomafia di Buccinasco Domenico Papalia (detenuto a Carinola). “Per quanto è a mia conoscenza – chiarisce Repici all’agenzia AGIè il magistrato sorveglianza l’organo competente a porre la censura sulla corrispondenza tra detenuti, ma la prassi è che questa attività sia delegata al direttore delle carceri il quale a sua volta la subappalta al personale di polizia penitenziaria. Infatti, in almeno due missive c’è traccia di un’attestazione da parte di due agenti dell’ufficio Censure che su quelle lettere non è stata fatta alcuna attività di blocco. In ogni caso, mi chiedo: a che cosa serve il 41 bis se i boss mafiosi comunicano fra di loro o se addirittura mandano ad altri i saluti di terzi? Se la logica del 41 bis è impedire che i capimafia abbiano contatti con l’esterno, come possiamo spiegare queste comunicazioni? I divieti della legge sono stati chiaramente elusi perché è facile intuire che dietro ai normali auguri di Natale o di Pasqua si possano celare messaggi in codice molto preziosi per le organizzazioni criminali. Non so se quanto accaduto nel 2008 sia capitato anche in epoca successiva. Secondo me, è giusto verificare e indagare a fondo”.

Fonte:http://www.antimafiaduemila.com/

 

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