Rende, scambio elettorale politico-mafioso: il patto tra Manna e la ‘ndrangheta

Rende, scambio elettorale politico-mafioso: il patto tra Manna e la ‘ndrangheta

Da Iacchite -1 Settembre 2022

I principali elementi indiziari sono costituiti da intercettazioni, servizi di Ocp, mentre le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Adolfo Foggetti delineano l’antefatto, che non è contestato in alcun capo di imputazione e viene riportato al fine di evidenziare il contesto in cui si inseriscono i capi di imputazione…

Si passa quindi alle intercettazioni da cui emergono:

la sussistenza di un rapporto tra Massimo D’Ambrosio e l’assessore ai Lavori pubblici, manutenzione e rapporti con la Rende Servizi Srl Pino Munno;

la figura di Eugenio Filice, fisioterapista;

la figura di Sandro Perri, dipendente della Rende Servizi, figlio di Franco u sciancatu, che metteva anche a disposizione casa sua per una riunione elettorale subito dopo la Pasqua del 2019 alla quale avrebbero partecipato anche Filice e Munno.

Secondo la Dda, D’Ambrosio si sarebbe adoperato per il sostegno elettorale a Munno e Manna: “Io sto portando a Manna e a Munno”. Lo stesso D’Ambrosio avrebbe contattato  Munno per chiedergli di risolvere problemi di manutenzione delle strade e/o dei palazzi, rivolgendo tali richieste con tono estremamente confidenziale, e avendo sempre risposte affermative da parte del politico».

L’assessore Munno viene definito come uno che “non chiude mai la porta” e il clan, anziché i “classici 100 euro a voto” (“ho rifiutato cento euro a voto”) avrebbe individuato «il tornaconto in altre “utilità”.

Tali utilità venivano subito esplicitate nel corso del dialogo, allorquando il D’Ambrosia faceva riferimento alle notizie su un bando di gara che avrebbe ricevuto anticipatamente dal Munno una volta indetta la

gara (ovviamente successivamente alla sua rielezione). Sempre nel corso della conversazione in esame emergono i primi riferimenti a rapporti diretti tra il D’Ambrosia e Marcello Manna e all’impegno assunto dal secondo verso il primo: ”Orlando (Scarlato,  il ventisei la domenica è qua che viene a votare, poi il martedì deve rientrare di nuovo, al carcere, il ventisei Orlando dopo che ha votato va da Manna, andiamo da Manna, ha preso la parola con me, lo sai tu, ma l’ho presa pure con quello, che io non mi scordo”. La serietà dell’accordo tra il D’Ambrosia e il Manna consentiva al primo di ipotizzare eventuali ritorsioni nei confronti del Manna in caso di mancato rispetto delle condizioni, ritorsioni queste che sarebbero state poste in essere dal fratello Adolfo una volta uscita dal carcere (”oh, nel momento in cui fa ttn errore di questo, a luglio torna quello’). Veniva altresì precisato dal D’Ambrosio: 1ui mi ha mandato a dire a me tramite quell’amico e non è che, poi l’ha detto pure a mio cugino, non è che è uno, uno può uscire pazzo ma due è difficile’: significando che il raggiungimento dell’accordo gli veniva comunicato non da una ma da ben due persone, ossia il Munno e lo Scarlato, che veicolavano il messaggio del Manna, di talchè asseriva che era impensabile che due persone non avessero capito il contenuto, e ritenendosi perciò sicuro di quanto pattuito;

  • nel classico stile politico-mafioso il D’Ambrosio riferiva al Munno che si sarebbe occupato di “controllare” l’andamento elettorale nel suo quartiere di competenza, ossia il Cep Villaggio Europa (‘io voglio guardarmi un poco la Cep … mi interessa là a me’), e il politico concordava pienamente con tale iniziativa (”ti raccomando là’);
  • emerge come di fondamentale interesse alla base dell’accordo politico-mafioso vi era la gestione del “palazzetto dello sport”, tant’è che il D’Ambrosio riferiva che attendeva l’esito della competizione elettorale Manna-Principe per poi dedicarsi al palazzetto (”si ma ora .. vediamo il risultato dopo. . . vediamo il risultato e partiamo subito all’arrembaggio per il fatto di là. . . del palazzetto’);
  • la conversazione del 30.05.2019 manifesta il compiacimento del D’Ambrosio e del Perri in merito alla loro attività e ai risultati ottenuti…
  • il pattp alla base dell’accordo  politico-mafioso viene manifestato  dalla  reazione  del D’Ambrosio alla vincita del Munno (notizia giunta prima rispetto a quella della carica di sindaco), e infatti parlando con il Filice i due si accordavano per una pronta convocazione del Munno…

– il D’Ambrosio si impegnava per il sostegno elettorale anche di Mario Rausa, poi nominato assessore allo spettacolo, dal quale si aspettava lo stesso trattamento che riceveva dal Munno (”no .. io lo do a chi mi ha servito e mi ha favorito…”; ”ma onestamente … quello c’è il dottore RAUSA … hai visto? è un amico … e io porto a lui … c”è pinuzz! tu MUNNO … e io … perché lo chiamo per tagliare l’erba … quello … quell’altro e viene … avanti …lampioni … e vengono … quindi … c’è gente che ci sono da tanti anni al comune .. hai capito?’). Ed invero il D’Ambrosio sponsorizzava Zengaro Roberto con il Rausa, il quale a sua volta si mostrava entusiasta per la proposta collaborazione;

Nel mese di luglio Massimo D’Ambrosio, Ivan Montualdista ed Eugenio Filice fanno un riferimento esplicito al sindaco rieletto di Rende. “Me lo dice lui (Munno) quando dobbiamo andare da MANNA vuole parlare con MANNA mio fratello per il fatto del palazzetto … siccome aveva pigliato l’impegno che manna ce lo faceva pigliare… ripigliamo adesso i discorsi … prima che dopo è troppo tardi… mi deve dire che devo fare e che non devo fare … perché la persona pulita c’è… lui deve parlare per forza con Manna … se ce la fa lui l’imbasciata …”. 

Il frammento del dialogo risulta altamente indicativo del coinvolgimento del sindaco Manna nell’intera vicenda relativamente alla sicurezza che i D’Ambrosio hanno rispetto all’ “appoggio” del Manna. E poi la recente scarcerazione di Adolfo D’Ambrosio, membro apicale del gruppo, considerato dagli accoscati (e soprattutto dal fratello Massimo) come garante del rispetto dei termini dell’accordo ma anche come titolare dell’accordo medesimo, tant’è che subito dopo la sua uscita dal carcere, a discapito di qualsivoglia resipiscenza, prendeva subito in mano le redini degli affari dell’omonimo gruppo pretendendo un incontro con il sindaco Manna.

Massimo D’Ambrosio al telefono con la moglie della questione del Palazzetto. E riferirebbe i contenuti del presunto incontro tra il fratello Adolfo e Manna.
Non è la voce di Marcello Manna a riferire i fatti ma, per il gip, la conversazione confidenziale tra marito e moglie va considerata pienamente attendibile e farebbe emergere un quadro «sconcertante. Manna, oltre che sindaco, è avvocato penalista, e tale posizione qualificata determina una maggiore consapevolezza non solo dei soggetti con cui interloquiva, ma anche dell’illiceità degli accordi. Del resto, Massimo D’Ambrosio raccontava alla moglie che il rallentamento della questione del palazzetto veniva imputato da Manna medesimo alla Dda, e che proprio con Manna parlavano della testa di legno che sarebbe figurata al posto del fratello Adolfo. Emerge, dunque, non solo che Manna era consapevole della caratura criminale dei D’Ambrosio, ma che scientemente con questi partecipava all’ideazione del progetto palesemente illecito suggerendo financo altre soluzioni (progetto “resto al sud”) per lucrare ulteriore denaro. Va sottolineato che la natura illecita era ragionevomente conosciuta dal Manna, sia perché al contrario non si spiegherebbero i timori di indagini svolte dalla Dda, sia per la condivisa necessità di intestare il “progetto palazzetto” ad una testa di legno.

Il gruppo D’Ambrosio è certo di “aggiudicarsi” la gestione del palazzetto e la conferma degli incontri tra i D’Ambrosio e il Manna verrebbe «ulteriormente offerta dalla telefonata di Massimo D’Ambrosio allo studio Manna per fissare un appuntamento, precisando che si erano già visti e che con il Manna erano rimasti d’accordo che si sarebbero rivisti dopo 7-8 giorni. Peraltro, va evidenziato che alla domanda della segretaria sulle ragioni della richiesta di appuntamento il D’Ambrosio precisava che si trattava di una “pratica” di cui Manna era già al corrente.

  • in data 28.10.2019 veniva documentato mediante OCP l’incontro tra il Manna e D’Ambrosio Massimo presso lo studio del primo;
  • di particolare rilievo investigativo è la conversazione del 11.2019 tra il Munno e sua moglie Oliva Marisa Salette. Tale dialogo, oltre a confermare tutte le circostanze finora emerse, mette anche in luce la personalità del Munno, che riferiva alla moglie di aver fatto “alzare” il livello lavorativo di Perri Sandro alla Rende Servizi, sempre in virtù dell’accordo politico-mafioso, semplicemente chiamando tale Lopez, in spregio a qualsivoglia normativa o merito lavorativo:

MP: LOPEZ quand’è in diffìcoltà… pure VIVONA… cioè io mi diverto… viene da me. “Eh, vedi che quello… quell’altro” … “Fateli venire qua..” Quello mi ha minacciato, quello così, quello così… Le nunioni nella stanza mia con il verbale perché loro hanno paura. Allora Gianluca RANGO che il fratello è all’ergastolo … speriamo che ci resta fino a quando muore, che l’ha fatto… c’erano i figli di MANNA… Che lui… se non sbaglio c’era il fratello, no? E lui si atteggiava che aveva la faccia come uno zjngaro. Allora.. .

OMS: Ma con lui è stato in galera!?

MP:     No. Però dentro al sangue ce l’hanno questa cosa… ha fatto… per esempio Gianluca RANGO ha detto…

OMS: Come lavoro che fa Gianluca RANGO!?

MP: Era capo degli scuolabus…

OMS: Mh.

MP: … ed ha fatto quello che ha voluto! Poi piano… piano ”me ne voglio uscire” ed è voluto venire nell’ufficio al comune e gestiva pure i turni. Poi MANNA ce lo ha fatto venire con mille difficoltà perché il fratello è all’ergastolo, quindi come immagine, no? Invece di stare vicino all’amministrazione di MANNA, a tavoletta ha votato a PRINCIPE, ha fatto campagna elettorale . . . Come è stato eletto MANNA, ha detto ‘ cacciate a questo dal comune”. . . l’avevo aiutato pure io… ! E lo ha fatto cacciare. Ma lui non voleva che lo mettessero a… come ausiliario del traffico che si era preso pure lui il decreto…  Lui volevano che lo mettevano …

MP: e’ venuto poi il figlio dello sciacallo… dall’avvocato, il… con… con certi del villaggio europa che hanno fatto galera, che figli sono in galera, che il fratello è stato al quarantuno bis (41 bis… ) cose… ha det.to ”assessore gliel’avevamo detto… ” gli ho detto ”tu che lavoro vuoi fare… !?” . . . ”no, voglio ritornare a fare il giardiniere … !” ha det.to “… almeno il livello”… tiene il secondo livello solo lui… gli altri il quarto… il quinto… ho chiamato a lopez, gli ho detto… “io non ti ho detto niente... subito gli devi dare il terzo livello! vedi tu come devi fare.. chiama a Walteruzzo, solo lui ha il secondo livello… ci dai il terzo, lo segnala…

– vi sono intercettazioni di comunicazioni dirette tra Massimo D’Ambrosia e il Manna, tutte finalizzate a un incontro che veniva poi fissato il pomeriggio del 20.02.2020 presso lo studio dell’avvocato.

Alla luce di tutti gli elementi suesposti emerge un solido quadro indiziario a carico degli indagati.

Gli elementi indiziari hanno messo in luce il raggiungimento di un accordo tra il Munno e il gruppo D’Ambrosia, e tra il Manna e il Gruppo D’Ambrosio. I due accordi risultano strettamente connessi tra loro e per tale ragione vengono esaminati in un unico paragrafo.

In  particolare  emerge   agevolmente il coinvolgimento e la consapevolezza di tutti i soggetti coinvolti. Le numerose conversazioni intercettate, soprattutto di D’Ambrosio Massimo, non lasciano spazio  ad  interpretazioni  alternative,  essendo peraltro in molti casi espliciti e diretti anche in relazione all’oggetto dell’accordo, e cioè il patto che vi era alla base: in cambio di un cospicuo pacchetto di voti, recuperato dal gruppo ‘ndranghetista, il Munno e il Manna, relativamente ai rispettivi ruoli pubblici, avrebbe favorito la sotto-articolazione “Gruppo D’Ambrosio”, mediante l’aggiudicazione di gare (in primis l’affare del “palazzetto”) e assicurando un perpetuo trattamento di favore comprensivo di lavori di urbanistica e di favoritismi lavorativi, nonché una serie di utilità (date/promesse) che, come detto, determinavano i D’Ambrosio a rinunciare ai classici 100 euro per voto.

Nessun dubbio, inoltre, sulla piena consapevolezza di tutti gli indagati rispetto alla natura e all’oggetto dell’accordo, nonché della caratura criminale dei soggetti coinvolti (in particolare della caratura mafiosa dei fratelli D’Ambrosio, di cui Adolfo da poco uscito dal carcere).

Pertanto, alla luce delle considerazioni che precedono, si rileva che vengono integrati i gravi indizi di colpevolezza dei delitti contestati.

Giova ricordare che il delitto di scambio elettorale politico – mafioso è configurabile nei confronti di chiunque, e quindi anche del mediatore; che la norma punisce anche il semplice raggiungimento dell’accordo (“accetta la promessa di procurare voti in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità”) anticipando così la punibilità della condotta a prescindere dal risultato, risultato  che nel caso concreto, comunque,  è stato significativo, considerato che sia il Munno che il Manna risultavano vincenti all’esito delle votazioni; che tutti gli indagati fossero consapevoli del metodo che sarebbe stato adoperato per il procacciamento dei voti risulta pacifico dalle captazioni da cui emerge, in primis, la conoscenza della caratura criminale dei D’Ambrosio.

In tal senso si è espressa, infatti, la Suprema Corte che ha osservato come in tema di delitto di scambio elettorale politico-mafioso, l’esistenza dell’intesa per il procacciamento di consensi elettorali con ricorso  a modalità mafiose può desumersi anche in via indiziaria, mediante la valorizzazione di indici fattuali sintomatici della natura dell’accordo, quali la fama criminale del procacciatore, l’assoggettamento alla forza intimidatrice promanante dagli affiliati ad associazione di tipo mafioso e l’utilità del loro apporto per il reclutamento elettorale nella zona d’influenza, risultando, per converso, irrilevante il post factum costituito dal mancato incremento delle preferenze (Cass. Sez. 6, Sentenza n. 9442 del 20/02/2019).

Infine, va evidenziato che sono proprio le affermazioni dei D’Ambrosia a evocare il classico metodo mafioso adoperato per il procacciamento dei voti in favore del Munno e del  Manna, allorquando, ad esempio, veniva fatto espresso riferimento alla “zona di competenza”  e  alla reiterazione, negli anni, di un modus operandi dagli stesso ritenuto efficace. Parallelamente, quanto alla consapevolezza da parte dei due politici rispetto al metodo che sarebbe stato adoperato, è sufficiente ribadire che proprio la decisione di rivolgersi a soggetti di nota caratura criminale-mafiosa comporta la scelta consapevole di servirsi di tale metodo e trarne vantaggi sempre in virtù del patto siglato.

Fonte:https://www.iacchite.blog/rende-scambio-elettorale-politico-mafioso-il-patto-tra-manna-e-la-ndrangheta/

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