RENATA E IL SANTO PROTETTORE!!!

In procura gli atti su Claudio Fazzone, il ras di Fondi, sostenitore di Polverini e aspirante assessore alla sanità del Pdl Lazio. Segnalava chi assumere alla Asl di Latina. Su carta intestata della Regione.  Certo è che il senatore del Pdl Claudio Fazzone – ras politico di Fondi – di sanità se ne intende. E’ la sua passione, si potrebbe dire, fin da quando, durante la stagione Storace, era presidente del consiglio regionale del Lazio. Non era assessore alla sanità – carica che chiede ora alla Polverini – ma già si occupava di nomine, di concorsi, di aziende e fornitori. Prendeva la carta intestata della Regione, faceva scrivere qualche riga con un nome da segnalare e a mano aggiungeva un semplice «caro Benito», Il destinatario si chiama Benito Battigaglia e all’epoca era il manager della Asl di Latina. Dirigente che il gip di Latina Tiziana Coccoluto ha ieri rinviato a giudizio, proprio per quelle tante lettere che puzzano di raccomandazione. E lui, il gransenatore di Fondi? Fino ad ora si era salvato, visto che l’ex procuratore di Latina Giuseppe Mancini – che da pochi giorni ha lasciato la sede, dopo il mancato rinnovo da parte del Csm – aveva ritenuto non rilevante dal punto di vista penale la condotta di chi quelle lettere le ha firmate. Ieri la svolta, considerata clamorosa: contestualmente al rinvio a giudizio, il gip ha disposto la trasmissione degli atti alla procura, per verificare meglio la posizione del senatore Fazzone. Perché da sempre se c’è un raccomandato, c’è anche chi raccomanda ed è difficile dire chi moralmente – e forse anche penalmente – abbia maggiori responsabilità. E’ il secondo grattacapo che Fazzone procura alla candidata presidente della Regione Lazio per il Pdl, dopo la discussa presenza del senatore di Fondi nel suo comitato elettorale. Per ora Renata Polverini ha risposto a chi sollevava dubbi sulla sua alleanza con questo pezzo del Pdl nel Lazio con laconico «Fazzone chi?». Per poi aggiungere subito dopo: «Si tratta del coordinatore provinciale del Pdl di Latina. Ha un ruolo. Non posso mica rifiutare un coordinatore provinciale del partito se mi candido in quella stessa Regione e per lo stesso partito». La vicenda è tutt’altro che minore. Primo, perché ora la procura di Latina dovrà svolgere indagini approfondite sui rapporti che c’erano tra Claudio Fazzone e l’ex manager della Asl di Latina. Secondo, non si tratta di due o tre lettere, ma di almeno 64, numero delle copie che il quotidiano Latina Oggi nel 2007 citò, provocando l’apertura dell’indagine. Terzo, Fazzone usava il suo ruolo di presidente del consiglio del Lazio, visto che «segnalava» su carta intestata, e Battigaglia faceva inserire le lettere nel protocollo. La risposta che Fazzone diede all’epoca dell’apertura dell’inchiesta fu esemplare per chi vuole capire come opera il ras di Fondi: «L’ho fatto e continuerò a farlo – dichiarò – finché farò politica segnalerò i problemi della gente». Non ha mai negato, anzi, per chi si vanta di controllare almeno 40 mila voti direttamente nel sud del Lazio, qualche lettera di «segnalazione» è motivo d’orgoglio. La vecchia raccomandazione di democristiana memoria non è stata applicata solo dal senatore Fazzone. I suoi delfini – secondo le indagini della Dda di Roma – hanno deciso da tempo di seguire le orme del capo. È il caso di Romolo Del Balzo, il consigliere regionale in carica che prese il posto di Fazzone dopo la sua elezione al senato. Da diverso tempo l’antimafia segue la carriera di questo poco conosciuto esponente del Pdl, candidato di sicuro nelle liste che appoggiano la Polverini. Nel 2007 il telefono del consigliere regionale del Pdl era tenuto sotto controllo, nell’ambito dell’inchiesta sulla presenza delle mafie a Fondi e nei comuni del sud pontino. Del Balzo, secondo gli investigatori, avrebbe avuto stretti rapporti con persone vicine ad Alberto Beneduce, ucciso negli anni 90, boss legato ai Casalesi, capozona di Baia Domizia. Nelle telefonate di Del Balzo appaiono le immancabili «segnalazioni». «E non aveva un caz… insomma», aveva commentato il consigliere regionale del Pdl in una telefonata con un medico che doveva effettuare la perizia medico legale di un «segnalato», che riuscì ad ottenere in ogni caso – grazie alla raccomandazione, secondo gli inquirenti – l’invalidità civile. E le «segnalazioni» non riguardavano, secondo i carabinieri, solo la sanità. Del Balzo inviava «le domande dei test per i concorsi che si stanno svolgendo in Roma per autisti Cotral, temi per concorsi in fase di svolgimento, curriculm vitae e nominativi di persone che deve raccomandare», annotavano nel 2007 gli investigatori. Il problema, dunque, per Renata Polverini, non è solo il senatore di Fondi. Buona parte della destra nata e cresciuta nel sud del Lazio è imbarazzante. Oltre a Giuseppe Ciarrapico, pezzo storico del fascismo laziale, c’è il presidente della provincia di Latina Armando Cusani, che la settimana scorsa annunciava dossier e denunce contro Bruno Frattasi. Ovvero contro il prefetto che, prima di essere allontanato dal ministro Maroni, aveva chiesto lo scioglimento del comune di Fondi per infiltrazione mafiosa. Per Cusani gli ufficiali che avevano indagato sui rapporti tra pezzi dell’amministrazione dell’ex sindaco Luigi Parisella – socio e alleato di Fazzone – con esponenti della ‘ndrina dei Tripodo sono «pezzi deviati dello Stato». Per Fazzone l’inchiesta «è nel migliore dei casi superflua, nel peggiore inutilmente persecutoria». Anche perché «laddove il reato di concorso in abuso d’ufficio vi fosse – e non vi è – esso sarebbe già prescritto».

(Tratto dal blog “Rifondalemene”)

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