Relazione UNADIR alla prima riunione della Consulta Provinciale Antimafie costituita dall’Amministrazione Provinciale di Roma.

U.N.A.DIR. Ministero dell’Interno

Via Canton, 49, 00144 ROMA

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INSEDIAMENTO CONSULTA PROVINCIALE ANTIMAFIE

Alcuni spunti che illustro qui di seguito, sono da ricondurre a mie precedenti esperienze lavorative – come responsabile dell’Osservatorio regionale Lazio del credito – che mi hanno consentito di trattare problematiche riguardanti l’accesso al credito e quelle correlate.

Per quanto attiene al credit crunch, suggerirei di rivedere i criteri di iscrizione nella centrale dei rischi, per studiare misure idonee ad allentare le conseguenze negative che ne discendono.

Anche per l’usura si potrebbe, con una adeguata volontà politica, mettere a punto una norma che consenta a chi ne è vittima, comprovandone la condizione con idonea documentazione, di poter rientrare nel possesso dei beni estorti qualora questi stessi beni risultassero tra quelli sequestrati e confiscati alla mafia.

Per ciò che riguarda i debiti della p.a. verso le imprese, si potrebbe prevedere che parte dei beni immobili sequestrati, il cui valore corrisponda all’entità del debito, possano essere acquisiti in via di compensazione dalle imprese che risultino concordanti con tale soluzione.

Tali spunti, laddove condivisi, potrebbero essere valutati attentamente nelle opportune sedi per un eventuale seguito.

Poter contribuire a lottare le illegalità, che sono annidate nei variegati contesti, è per questa sigla sindacale uno degli obiettivi prioritari.

Nel contesto del Forum delle due giornate tematiche in materia di antimafia e anticorruzione – 20 e 21 marzo – tenutosi presso la Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno il Consigliere per la formazione e la promozione della cultura istituzionale, Carlo Mosca, nell’intervento “Valori e doveri della pubblica funzione” ha sostenuto che “esistono profonde interconnessioni tra etica pubblica e privata. E l’etica ha il suo fondamento nei doveri e principi che ne derivano e riguarda tutti i settori dell’agire umano, compresi quello politico e amministrativo. Il codice etico ha bisogno di fedeltà ai principi che si rintracciano nella Costituzione che richiede una fedeltà speciale a chi adempie pubbliche funzioni.

La fedeltà intesa in questo senso è il presupposto della coesione sociale, alla base dei valori unitari riferiti anche alla pubblica amministrazione nel convincimento che stare insieme rende più forti e capaci al servizio dei cittadini.

Altro valore costituzionale fondamentale è la legalità, anche a tutela della sicurezza, considerata tra i diritti di libertà.

Oggi più che mai – ha ribadito Mosca – i prefetti devono tutelare il rispetto della legalità fuori e dentro l’amministrazione pubblica, ed hanno in questo senso un forte carico di responsabilità nell’accreditare l’etica del servizio pubblico”.

Su questo punto l’UNADIR intende soffermarsi, in quanto il rispetto della legalità fuori e dentro l’Amministrazione comporta di dover partire da una attenta analisi delle situazioni all’interno della pubblica amministrazione per poi poter incidere all’esterno, negli altri contesti.

Quindi bisogna partire dall’analisi introspettiva che deve rimuovere il marcio dove esistente e che deve mirare alla rimodulazione di squilibri allo stato esistenti, con il rispetto delle regole, sia per i dirigenti che per i dipendenti.

Una attività di bonifica è da mettere a punto negli ambiti lavorativi compromessi, e questa può essere la sede idonea affinché, a partire dagli Enti territoriali, dalla Prefettura, dalla Questura e dalle forze dell’ordine, dai vari contesti istituzionali, si approfondiscano e si stimolino le procedure da mettere in campo per evitare scandali, prevenendone l’insorgere. Ciò anche per quella coerenza che è dovuta al cittadino che di certo è disorientato quando viene a conoscenza di scandali in quegli stessi ambienti che dovrebbero essere deputati a lottare le mafie e le illegalità. Ecco perché è imprescindibile una azione di bonifica per far sì che l’azione posta in essere a tutela della legalità sia maggiormente incisiva.

La Consulta provinciale antimafia nasce grazie alla sensibilità del Presidente Zingaretti, sul tema della lotta alla criminalità organizzata ed al conclamato radicamento delle mafie a Roma e sul rimanente territorio provinciale di riferimento. La Consulta potrebbe essere la sede da cui far scaturire gli stimoli per un cambio di rotta della politica e, chi meglio del Presidente Zingaretti, potrà essere il promotore di iniziative tese a fronteggiare gli attuali ostacoli. Si sa che in un momento di grave crisi economica dove la disoccupazione ha raggiunto livelli preoccupanti le mafie hanno terreno facile. Ma se si pongono in essere azioni concrete tese ad alleggerire l’accesso al credito ed a rivedere le regole dell’iscrizione

nella centrale dei rischi – crif -, se si mettono a punto i meccanismi per lottare l’usura, se si riesce a concretizzare qualcuno degli spunti che emergono nel corso dei lavori, tra cui l’aspetto non secondario di accendere i riflettori all’interno delle realtà lavorative, ecco che si può ben sperare di passare dalle parole ai fatti.

L’UNADIR partendo dall’articolo pubblicato dalla Voce delle voci del 3 febbraio 2012 ha scritto la lettera aperta al Ministro dell’Interno ed al Capo del Governo Monti, ha richiesto di accendere i riflettori sulle Prefetture.

Ci aspetteremmo dal Ministro dell’Interno Cancellieri una spiegazione sulla titolarità della sede di Lecco affidata – Consiglio dei Ministri 23 marzo scorso – al già Prefetto di Frosinone, messo a disposizione a febbraio, intercettato per avere dato dei Consigli al Sindaco di un Comune per evitare lo scioglimento per infiltrazioni criminali.

Premetto che l’UNADIR non ha motivi di avversione personale verso il Prefetto Maddaloni Paolino, ma qualcuno ci deve spiegare quale è il significato di tale comportamento. Se di coerenza si deve parlare in questo ambito partiamo dalle cose di casa nostra. Sottolineo che non c’è un intento polemico su quanto detto, ma solo costruttivo. Anzi auguriamo al Prefetto Maddaloni di poter dimostrare l’inattendibilità di quanto emerso sulla stampa, per dare ancora più lustro alla figura del Prefetto e per evitare di correre il rischio che l’immagine del Prefetto ne possa uscire offuscata , e di ciò occorre dare una adeguata motivazione all’interno ed all’esterno, soprattutto al cittadino, per rafforzare la fiducia nella politica e nelle istituzioni.

Se gli Enti territoriali, gli amministratori locali, le Istituzioni tutte non danno un esempio di trasparenza e di coerenza, come si può pensare di lottare le varie forme di illegalità diffusa.

Un aspetto di non poco conto è quello legato alla licenze commerciali ed alle relative volture.

Non sottovalutiamo la dichiarazione del PM antimafia Anna Canepa: ”Troppi politici sono collusi, serve una nuova mentalità. Non c’è bisogno di essere indagati per rappresentare un capitale sociale per la mafia”.

In data 12.11.2010 nel corso dell’incontro ‘Il governo locale ed il contrasto delle infiltrazioni mafiose’ svoltosi alla presenza del ministro degli Interno Roberto Maroni, della Provincia e della Prefettura, è stata varata presso la Provincia di Roma – Palazzo Valentini – in presenza del Ministro dell’Interno pro tempore la Stazione unica degli appalti contro le infiltrazioni mafiose.

La nuova struttura, prevede il concorso di prefettura, provincia, comune e amministrazioni territoriali.

Per il Presidente Zingaretti la gestione delle procedure di gara, attraverso l’istituzione di una stazione unica, risponde da un lato, all’esigenza di migliorare il funzionamento della pubblica amministrazione con interventi finalizzati ad implementare la trasparenza della attività amministrativa e, dall’altro, alla necessità di prevenire e contrastare possibili infiltrazioni di tipo mafioso nel territorio provinciale, in particolare in un settore a rischio come quello degli appalti pubblici.

In quel contesto il Sindaco Alemanno ha fatto presente che quello che preoccupa nella capitale non sono tanto le opere pubbliche quanto l’intromissione della criminalità organizzata nell’economia attraverso esercizi commerciali e aziende del terziario. «Occorre – ha proseguito – un lavoro congiunto con prefettura e Camera di commercio per monitorare transazioni e operazioni sospette».

Secondo Alemanno occorre inoltre vigilare «sul ciclo dei rifiuti, che nel Lazio e a Roma sta per avere una grande trasformazione e potrebbe essere terreno per infiltrazioni».

Ciò premesso l’UNADIR gradirebbe conoscere le risultanze delle attività poste in essere dai soggetti in campo sin dalla costituzione della SUA ad oggi.

Il Prefetto Bruno Frattasi, coordinatore del Comitato per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere ha fatto un intervento alla SSAI, nel contesto del recente forum antimafia ed anticorruzione su: “L’esperienza del CASGO – I controlli antimafia tra il vecchio e il nuovo: dalle black list alle white list”.

“La richiesta di controlli più efficaci in grado di intercettare i rischi di infiltrazione mafiosa – ha ribadito Frattasi – viene sempre più sollecitata dalle grandi imprese, chiamate ad operare in ambienti particolarmente complessi ed esposti. Siamo di fronte ad un cambiamento morfologico ineludibile dei controlli necessario per adeguarsi alle nuove strategie di infiltrazione mafiosa. Nella prospettiva del rating di impresa, il prefetto potrà dunque essere chiamato ad esprimere un giudizio che non si limiti alla misurazione di elementi penali o para penali ma che consideri anche altri indici di legalità, come la regolarità contributiva, fiscale e dei bilanci.

Il momento di maggior vulnerabilità è la fase di esecuzione del contratto. L’opzione del Casgo è a favore di un controllo dinamico come l’accesso ai cantieri in fase di esecuzione, con ispezioni sul campo sulla corrispondenza delle opere e dei materiali impiegati alle previsioni contrattuali, e sulla regolarità della manodopera impiegata. A questo si aggiunge il monitoraggio finanziario dei flussi di pagamento in una logica di controllo progressiva che mira a due obiettivi: efficienza di programmazione ed efficienza finanziaria. I vantaggi corrispettivi – ha concluso Frattasi – sono rappresentati da un trattamento più favorevole per le imprese a fronte di un comportamento trasparente e affidabile”.

L’UNADIR ritiene che si potrebbero mettere a fuoco dei meccanismi premiali per quegli operai che lavorano nei cantieri e che segnalano, fondate irregolarità, a partire dalla propria posizione, con idonei sistemi di tutela degli stessi.

In data 4 novembre 2011 il Consiglio Provinciale di Roma ha approvato all’unanimità la delibera che sancisce la costituzione della Consulta provinciale antimafia.

L’UNADIR si impegna a contribuire per costruire un nuovo percorso per combattere l’omertà e la rassegnazione, in quanto solo con una comunità di intenti e di azioni si può riaffermare il valore della legalità nella consapevolezza di essere nel giusto.

Non più ambiguità e doppi giochi, ma il coraggio di una scelta di campo, che non presti il fianco ai se ed ai ma, e che possa attribuire alla Consulta il merito di avere dato origine alla tanto auspicata svolta.

E’ questo l’auspicio dell’UNADIR, grazie Presidente Zingaretti.

IL SEGRETARIO NAZIONALE DELL’UNADIR

V. Prefetto M. Rosaria Ingenito Gargano

Roma 26 marzo 2012

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