Reggio Calabria è il regno della Fata Morgana: “Così Romeo continuava a fare pressioni e affari”

La Stampa, Giovedì 12 Maggio 2016

Reggio Calabria è il regno della Fata Morgana: “Così Romeo continuava a fare pressioni e affari”

L’ex parlamentare, già condannato per concorso esterna mafiosa, è finito in manette ieri. Non aveva mai lasciato la “zona grigia”: coinvolti imprenditori, politici e professionisti


PIETRO BELLANTONI

REGGIO CALABRIA

Sembra imprenditoria sana, ma è solo un miraggio, un trucco di ‘ndrangheta. È un’illusione ottica, un inganno legato alla stessa fenomenologia di una città dove niente è come appare. Reggio Calabria è il regno della Fata Morgana: qui tutto si confonde, con i contorni e le linee di demarcazione che si dissolvono senza riallinearsi mai. L’ex parlamentare Paolo Romeo, finito in manette nell’ambito dell’operazione della Dda di Reggio che ha portato all’arresto di sette persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di un gran numero di imprenditori e politici locali, è considerato uno dei massimi rappresentanti di quella “zona grigia” che tiene insieme storie di Stato e trame di anti-Stato. Un calderone da sempre ribollente che mischia criminalità organizzata, massoneria, politica, imprenditoria, in alcuni casi anche la magistratura. L’indagine “Fata Morgana” – coordinata dai pm Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino, Rosario Ferracane e Luca Miceli – cristallizza l’oscura unicità di Reggio, prossima Città metropolitana dove a breve pioveranno i 133 milioni del Patto per il Sud, firmato lo scorso 30 aprile dal premier Matteo Renzi e dal sindaco Giuseppe Falcomatà nel corso dell’inaugurazione della “casa” dei Bronzi di Riace, il Museo archeologico nazionale. 

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SEMPRE SULLA SCENA PUBBLICA  

Romeo in passato è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del maxiprocesso “Olimpia”per via dei suoi rapporti con il potentissimo clan De Stefano, ma non avrebbe mai smesso di partecipare alla vita politica ed economica della città. Da dietro le quinte, come un manovratore silenzioso. A febbraio è stato accolto in Comune dalla commissione Città metropolitana: era uno dei rappresentanti di “Forum Reggio Nord 2020”, un gruppo di associazioni del territorio che ha proposto un proprio piano per il riassetto della città. Soldi, appalti, affari. 

LE ACCUSE  

Deputato Psdi nei primi anni 90, più volte indicato dai pentiti come trait d’union tra ‘ndrangheta, massoneria deviata e destra eversiva, Romeo è oggi ritenuto il dominus del cartello che sarebbe riuscito a condizionare e, quindi, ad alterare, il normale andamento dell’economia reggina con una particolare “predilezione” per la grande distribuzione alimentare e con il decisivo aiuto di amministratori pubblici compiacenti. 

TRA NEGOZI E ALIMENTARI  

Le accuse vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’estorsione, passando per l’intestazione fittizia di beni, reati aggravati dalle modalità mafiose. Tra i fermati diversi professionisti, tra cui l’avvocato Antonio Marra e gli imprenditori Emilio Frascati, Giuseppe Chirico, Natale Saraceno, Antonio Idone e Domenico Marcianò. L’inchiesta coinvolge la cosiddetta “mafia imprenditoriale”, «quella parte della ’ndrangheta che l’ha resa forte anche dal punto di vista economico, che ha rapporti con la politica, con le amministrazioni locali, con dirigenti e funzionari pubblici», ha spiegato il procuratore di Reggio Federico Cafiero de Raho subito dopo gli arresti. Significativo il fatto che tra i fermati vi siano anche «titolari di supermercati, quindi distribuzione alimentare di alto livello, che dal punto di vista economico hanno portato avanti il centro commerciale “La Perla dello Stretto”, anche lì muovendosi con un metodo sostanzialmente ’ndranghetista, imponendosi al consorzio di imprenditori che avevano aderito a quel gruppo». Una “cordata” composta da pezzi di ‘ndrangheta e professionisti, che avrebbe avuto al vertice proprio Romeo e da cui sarebbe dipesa l’aggiudicazione dei vari negozi presenti nel centro commerciale di Villa San Giovanni. Gli esercenti, tra l’altro, per lavorare avrebbero dovuto accettare condizioni economiche sfavorevoli, pena pesanti ritorsioni.  

COINVOLTI ANCHE POLITICI  

La politica locale non è immune a questi rapporti perversi. È un ingrediente fondamentale, nel calderone. Tra gli indagati figurano anche il presidente della Provincia, l’ex sindaco Giuseppe Raffa, e il consigliere Demetrio Cara. Sotto inchiesta pure il cancelliere capo della Corte d’Appello, Aldo Inuso, l’avvocato Rocco Zoccali e l’ex presidente della Reggina Calcio, Pino Benedetto. Il nome che fa più rumore è però quello di Giuseppe Tuccio, ex magistrato, già presidente della Corte di Cassazione e indiscussa icona dell’antimafia calabrese. L’operazione ha anche portato al sequestro di 12 società per un valore di 34 milioni di euro. 

LA FIGURA CHIAVE  

Chiacchierato per il presunto ruolo avuto nel fallito “golpe Borghese” del ‘70, già membro del Fuan durante gli anni universitari e consigliere comunale di Reggio sotto le insegne dell’Msi, secondo gli inquirenti l’avvocato Romeo nel corso degli anni avrebbe mantenuta intatta la sua capacità criminale. È «disarmante constatare», scrivono i magistrati, come «mantenga (imperterrito ed immarcescibile) il suo ruolo baricentrico nel governo “reale” delle dinamiche cittadine». Come può un condannato per concorso esterno continuare a fare pressioni sulla politica e a fare affari? “Mascherandosi” dietro associazioni e sigle tra le più disparate. Come il Circolo Posidonia, che gli avrebbe permesso di esercitare «l’arte della persuasione ricattatoria» e di accreditarsi come uno dei maggiori rappresentanti del sistema criminale che governa tutte le dinamiche a Reggio e provincia. Le terre della Fata Morgana. 

 

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