Rapporto dell’osservatorio della Regione Lazio sulle mafie nella regione.

Linee di sintesi del Rapporto sulle presenze

della criminalità organizzata a Roma e nel Lazio

12 maggio 2008

Il Rapporto elaborato dall´Osservatorio Tecnico Scientifico per la sicurezza e la legalità – nel rispetto dei compiti assegnati all´organismo dalla legge regionale istitutiva e sue successive modificazioni – ha lo scopo di compiere una ricognizione dei punti di maggior rischio, riguardo alla presenza delle organizzazioni criminali tradizionali nel Lazio, di fornire una mappa geo-economica dei gruppi criminali più consistenti e pericolosi, di indicare un quadro dei punti di maggiore criticità.

Per le caratteristiche dell´Osservatorio, non si è inteso fare uno studio di tipo sociologico o criminologico, né si è avuta la pretesa di dire parole conclusive sui ruoli di questa o quella formazione o figura criminale, (anche perché il fenomeno è in continua e rapida evoluzione), ma si è volutamente impostato uno studio che, mettendo insieme il maggior numero di dati e di informazioni ricavati dalle indagini e dalle inchieste della magistratura e delle forze dell´ordine, prova a fornire gli elementi essenziali di ricostruzione per tracciare uno scenario della presenza attuale di formazioni mafiose nel Lazio.

Il Rapporto dà per scontato il dato storico che fa risalire la presenza di organizzazioni criminali nel Lazio già a decorrere dagli anni 60 e prende in esame fatti e figure più rilevanti a partire dal 2000 – in alcuni casi ripercorrendo vicende criminali risalenti anche al decennio precedente –  per concentrarsi in particolare su quelli dell´ultimo quinquennio allo scopo di individuare linee di tendenza indicative riguardo alla maggiore o minore “qualità” e “quantità” della presenza nella Regione di formazioni criminali negli ultimi anni.

Dalla data di istituzione dell´Osservatorio questa relazione è la prima su questa materia. A questo lavoro preliminare dovranno seguirne altri su specifici capitoli.

Il documento finale risulterà suddiviso in tre parti. La prima affronta dinamiche generali, la seconda si occupa delle principali formazioni criminali, la terza raccoglie episodi, inchieste e operazioni delle forze di polizia a partire dall´anno 2000.

Magistratura, Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri hanno svolto un lavoro encomiabile in questi ultimi anni. Dalle loro inchieste è possibile calcolare una cifra approssimata per difetto di 300 mafiosi operanti nel Lazio in forma stanziale, mentre le organizzazioni criminali di cui è stata segnalata l´operatività nell´area della Regione fluttuano da 60 a 67, (la variazione  del numero dipende in genere da processi di accorpamento o smembramento per dinamiche interne delle famiglie mafiose camorristiche e di `ndrangheta). I comuni per i quali sono stati disposte commissioni di accesso sono tre (Nettuno, Ardea, Fondi) un solo consiglio comunale (Nettuno) è stato sciolto, in altri tre centri (Pomezia, Formia, Minturno) indagini delle FF.OO. hanno individuato tentativi di infiltrazione e condizionamento del tessuto politico o amministrativo locale da parte delle organizzazioni criminali.

L´insieme del tessuto amministrativo e politico nella grande maggioranza dei comuni della Regione finora ha mostrato una buona tenuta, anche se, soprattutto in molti comuni delle province di Roma, Frosinone e Latina, i tentativi di infiltrazione della macchina amministrativa e politica sono in atto da tempo e avvengono secondo un copione sperimentato: attraverso l´arrivo di insospettabili figure imprenditoriali, soprattutto nei settori dell´edilizia e del commercio, che stabiliscono rapporti collusivi con il personale politico e amministrativo locale.

E´ bene, dunque, non abbassare la guardia essendo consapevoli che la legalità e la democrazia è sempre messa a repentaglio. Questa è la prima raccomandazione che l´Osservatorio si sente di dare a tutela delle istituzioni locali ed ai partiti che le esprimono.

Secondo alcuni  dati  riportati da organi di informazione su 378  comuni laziali sarebbero una cinquantina i comuni ove risulterebbero attività della criminalità. A giudizio dell´Osservatorio, e come si può desumere dai due capitoli che raccolgono episodi, inchieste e operazioni delle forze di polizia a partire dal 2000 e dalle mappe, il dato purtroppo risulta di molto inferiore al reale. Lo è anche se si assume come riferimento piuttosto che la presenza “per  comuni” quella per “aree di infiltrazione”. Ove i “comuni”, in assenza di specifici fatti, sono indicativi solo per la localizzazione di attività, come appare più corretto, anche allo scopo di non arrivare a fuorvianti equazioni in assenza di elementi specifici e di fatto.

Questi dati emergono analizzando le inchieste delle DDA siciliane, calabresi e campane perché molti mafiosi operanti in territorio laziale mantengono collegamenti funzionali con la rispettiva casa madre o perché, come le `ndrine calabresi, da essa dipendono, oppure perché hanno comunque bisogno di un retroterra regionale cui fare riferimento e a cui appoggiarsi.

Le inchieste condotte dalle Procure di Roma  e le investigazioni delle FFOO svolte in particolare negli ultimi cinque anni sui delitti che risultano avere una matrice chiaramente rinviabile alla criminalità organizzata di tipo mafioso, segnalano una presenza non trascurabile di figure e cosche appartenenti a Cosa Nostra che dal punto di vista numerico sono inferiori a quelle di appartenenti alla Camorra e alla `Ndrangheta. Contestualmente appaiono stabilizzate le presenze di centri criminali di matrice rumena, cinese e nigeriana, e, sotto traccia, cioè rivolta soprattutto al riciclaggio, ma non per questo meno preoccupante, di matrice russa.

Allo stato delle cose mafie italiane e mafie straniere convivono senza conflitti tra di loro e fanno affari in comune (stupefacenti ed armi).

C´è una presenza vasta e variegata di formazioni criminali di alto o altissimo profilo, soprattutto italiane, con interessi coincidenti anche se non mancano episodi di contrasto insorti o di volta in volta per la piega che possono assumere alcuni affari che provocano omicidi o attentati che lasciano intravedere l´esistenza di scontri.

Il dato di fondo, però, è che, tranne qualche increspatura che caratterizza periodicamente i rapporti, il quadro che emerge è di una forte stabilità intercosche. Ciò fa pensare all´esistenza di una sorta di organismo che svolge non solo il ruolo di “camera di composizione” dei conflitti ma di vero e proprio regolatore degli interessi, degli affari e delle presenze, garantendo l´immutabilità della condizione di Roma “città aperta a tutte le mafie” che è la prima condizione perché avvengano  e siano garantiti in sicurezza lucrosi guadagni per tutti.

Il termine “camera di composizione”, secondo l´Osservatorio, rende meglio l´idea di una sede non formale, intercosche, agile, duttile, in grado di assumere decisioni rapide e di farle rispettare.

I punti di criticità e di emergenza secondo l´Osservatorio sono le seguenti:

1) l´insediamento stabile di famiglie criminali della camorra, in particolare casalesi, nei territori delle province di Latina e di Frosinone. In vaste aree della provincia di Latina e nelle aree più ricche del su della provincia di Frosinone si può parlare di forme di controllo di segmenti del territorio o in altri casi di controllo attraverso la creazione di condizioni di monopolio delle attività illecite tradizionali (stupefacenti, estorsioni, usura) dell´esercizio della violenza l´intervento “in” (cioè con forme di partecipazione “legale”, o titolarità esclusiva) e “su” (attraverso forme di pressione estorsiva o condizionamento usurario) attività economiche sul territorio;

2) l´insediamento stabile di famiglie criminali della camorra, della ndrangheta, di Cosa Nostra, nonché di famiglie criminali autoctone sulla fascia costiera delle province di Latina, di Roma e in parte di quella di Viterbo, dove in particolare quelle della ndrangheta condizionano e controllano prevalentemente la fascia costiera sud della provincia di Roma, quella della camorra la fascia costiera nord . Si tratta comunque di aree nelle quali sono parimente fortemente presenti (basta pensare al litorale della città di Roma) anche potenti formazioni mafiose (Cuntrera-Caruana)e locali (Fasciani);

3) l´insediamento stabile di famiglie criminali della camorra e della `ndrangheta in alcuni quartieri della Capitale. Un insediamento cominciato attraverso il trasferimento dalle aree di origine di intere famiglie, e proseguito con il controllo del traffico e dello spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti e contemporaneamente o successivamente l´avvio di attività commerciali. Anche in questi casi non è esagerato parlare di forme di controllo di segmenti significativi del territorio.

4) Sono in atto precisi accordi e varie interazioni tra il  cartello camorristico dei Casalesi e famiglie della ndrangheta nel territorio della provincia di Latina, in materia di stupefacenti, estorsioni, usura e anche sul versante dei traffici legali ,quali il  controllo di pezzi della grande distribuzione, di strutture di commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli;

5) Accordi e comunque interazioni pare esistano tra personaggi di spicco già appartenenti alla Banda della Magliana e famiglie della `ndrangheta e  della camorra, in particolare con le famiglie del cartello dei Casalesi.

I settori di intervento della criminalità organizzata sono: il mercato ortofrutticolo di fondi sotto assedio, e insieme molte aziende di distribuzione di prodotti ortofrutticoli e agroalimentari, poi gli appalti. E´ dimostrata la presenza di imprese legate alla camorra nella realizzazione dell´Alta Velocità sul tratto Roma Napoli. C´è un´aggressione anche al settore delle agenzie portuali e turistiche, considerate strategiche anche per altri traffici, come le imprese impegnate in edilizia, strutture alberghiere, settore della ristorazione, smaltimento dei rifiuti, supermercati, e infine l´affare del momento, i centri commerciali (anche se in alcune aree della regione l´operazione  è cominciata da tempo). Oltre che nel centro di Roma ci sono negozi legati alla camorra collocati in alcuni di questi Centri Commerciali. E poi sul fronte delle attività illegali: il Lazio è la seconda regione italiana nella graduatoria di diffusione del reato d´usura, per il traffico di stupefacenti segue la Lombardia precede la Campania. Sul versante dei sequestri di beni si deve annotare che fino al dicembre 2006 erano stati messi  322 sigilli , il 4% degli oltre 7mila. Il Lazio è in graduatoria solo dietro alla Sicilia, alla Calabria e alla Campania. Significativa anche la graduatoria relativa ai procedimenti penali per reati direttamente di mafia o collegati. Secondo i dati delle Relazioni Annuali della DNA 2006-2007, i procedimenti avviati dalla Dda di Roma nel 2005 sono stati 204 (droga, tratta e associazione mafiosa), più che a Reggio Calabria (189). Trend confermato per il periodo luglio 2006 giugno 2007: 143 procedimenti avviati alla Dda di Roma in graduatoria dietro solo alle principali distrettuali antimafia di Calabria Campania e Sicilia e alla Dda di Milano.

E´ di tutta evidenza che le organizzazioni criminali tradizionali e quelle provenienti da altre nazioni sono attratte dalle opportunità offerte non solo da un tessuto economico di forte appetibilità ma anche dal fatto che la Capitale e la regione sono il luogo di decisione e di pianificazione delle grandi iniziative economiche, per le realizzazione di infrastrutture, di distribuzione dei fondi necessari allo sviluppo. Se a questo si accosta il dato ormai incontrovertibile che tra gli “scopi sociali” di ogni organizzazione mafiosa grande o piccola è iscritto l´obiettivo di infiltrarsi nelle amministrazioni locali , di condizionare o prendere parte direttamente alla formazione delle decisioni politiche allora appare di tutta evidenza come sia necessario guardare alla concreta realtà di Roma e del Lazio senza paraocchi ideologici di opposte tendenze: una che teorizza una sorta di negazionismo che nega in toto una presenza della criminalità mafiosa a Roma e nel Lazio, l´altra al contrario è propensa all´allarmismo, sostenendo in buona sostanza che tutto è mafia e che il Lazio è occupato da tutte le mafie nazionali ed anche straniere.

All´Osservatorio sembra invece più corretto delineare le tendenze che emergono dalle inchieste e dalle indagini di magistratura e delle forze dell´ordine segnalando alle autorità regionali e nazionali, con responsabilità e senza alcuna enfasi, le emergenze e i punti di criticità.

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