Rapporto Censis mafie 2009

Spunti di riflessione tratti dal rapporto Censis “Il condizionamento delle mafie sull’economia, sulla società e sulle istituzioni del mezzogiorno” del settembre 2009.

Dal capitolo 1: la forza pervasiva della criminalità organizzata.

Le risultanze giudiziarie e i dati a disposizione mostrano come oggi si sia di
fronte:

  • ad un radicamento del tessuto criminale nei territori di tradizionale appartenenza;
  • all’estensione dei traffici e dei luoghi di interesse della criminalità organizzata, per cui aumentano i settori e le modalità di intervento, non sempre immediatamente riconoscibili né come criminali né come illegali; e si estendono anche a territori esterni alle quattro regioni tradizionalmente colpite;
  • al comparire di cartelli stranieri specializzati nei business criminali da globalizzazione, quindi in tutti i traffici internazionali da quelli di droga, a quelli di armi, a quelli di persone.

Le province che hanno quasi la totalità degli abitanti che convivono con le organizzazioni criminali sono quelle di Napoli (95,0%), Agrigento (95,9%), Caltanisetta (95,2%), Trapani (91,0%) e Palermo (90,9%). La provincia ove, invece, vi è la minor quota di popolazione coinvolta è quella di Avellino, in cui, comunque il 38,2% degli abitanti convive con le organizzazioni mafiose.

Dal capitolo 2: la crescita dei luoghi e dei reati della criminalità organizzata di stampo mafioso.

La criminalità organizzata rappresenta senza ombra di dubbio una zavorra che grava pesantemente sullo sviluppo sociale ed economico del Meridione:

  • dal punto di vista economico scoraggia la libera iniziativa; altera il mercato e i meccanismi della concorrenza; crea monopoli basati sull’intimidazione e l’interesse privato; dissemina paura; determina sprechi, inefficienze, scelte sbagliate;
  • dal punto di vista sociale genera il consenso di pochi e l’acquiescenza di molti che, per quieto vivere, per interesse o per paura, preferiscono far finta di non vedere e perfino sottostare alle richieste dei criminali, piuttosto che denunciare e schierarsi apertamente contro di essi.

Nel complesso, nelle quattro regioni [Calabria, Campania, Puglia, Sicilia] nel 2007 sono stati denunciati 13.150 reati di criminalità organizzata, pochi meno che in tutte le altre regioni d’Italia dove ne sono stati denunciati 13.819.

La Calabria risulta essere la regione in cui la densità di reati è più elevata, con ben 160,8 reati denunciati ogni centomila abitanti [media Italia: 45,2].

[Si conferma che] la mano della criminalità organizzata si sia spinta ben oltre i confini del Meridione, andando ad interessare tutte le aree del paese. In particolare, un numero consistente di denunce risulta in Lombardia e nel Lazio, dove si contano, rispettivamente, 2.796 e 2.535 reati ascrivibili al crimine organizzato (…) situazioni particolarmente critiche in quelle aree che confinano con i territori sede delle organizzazioni criminali: nel Molise i reati di criminalità organizzata crescono dell’82,6%, nel Lazio del 61,5%, in Abruzzo del 48,6%.

Dal capitolo 3: la paura delle imprese

Nonostante la presenza di diversi fattori che impediscono lo sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno, è fuor di dubbio che la presenza della criminalità organizzata agisca come un ulteriore importante ostacolo. Le organizzazioni mafiose, infatti, scoraggiano gli investimenti produttivi da parte dei privati; contribuiscono al mantenimento di un’immagine negativa a livello nazionale ed internazionale; costituiscono un incentivo alla fuga di risorse umane qualificate; esportano i proventi delle loro attività illecite in altre zone tramite reinvestimenti e riciclaggio di denaro; provocano un’allocazione non razionale delle risorse sostituendo le loro logiche alle logiche di mercato e, non da ultimo, alimentano la crescita dell’economia illegale e sommersa.

Gli stessi imprenditori ammettono (…) che la presenza della criminalità organizzata influisce sul libero svolgimento delle attività imprenditoriali.

Dal capitolo 4: trasparenza della pubblica amministrazione e cultura della legalità

La società, di fronte all’inefficienza del sistema, ricerca un canale preferenziale di accesso ai servizi, ed il settore pubblico ne trae vantaggio utilizzando il controllo dell’accesso ai servizi come leva per accrescere e consolidare il potere di alcuni e rendere la fruibilità dei servizi condizionata da meccanismi del tutto discrezionali.

Si pensi che, secondo una ricerca Censis sulle Motivazioni e i contenuti delle scelte di voto nelle elezioni politiche 2008, circa un quarto degli italiani dichiara di essersi rivolto ad un politico per la soluzione di un problema. Un dato significativo, considerato che a questo valore andrebbe aggiunta la quota di quanti non hanno ritenuto opportuno rivelare un comportamento di questo tipo.

Non a caso i dati precedentemente citati sulla tendenza a far ricorso alla raccomandazione da parte di politici, assumono valori ancora più significativi se si considerano solo le Regioni del Sud. Infatti, se in Italia, come detto, circa un quarto degli intervistati afferma di aver ricercato l’intercessione di un politico per la risoluzione di un problema, nelle regioni del Sud è ben un terzo (32,4%) ad averlo fatto, ed il confronto si fa ancora più significativo se effettuato con gli intervistati residenti nelle regioni del Nord Ovest, che dichiarano di avervi fatto ricorso solo nel 12,9% del casi.

Una spesa sanitaria elevata, soprattutto per personale e servizi ospedalieri, cui non corrisponde un livello di prestazioni adeguato: è questo, in estrema sintesi, il quadro che si ricava da una analisi dei dati sulla sanità nel Meridione, e, in particolare, nelle quattro regioni in cui è più forte la presenza della criminalità organizzata.

Le strutture sanitarie spesso divengono i mezzi che la criminalità organizzata utilizza per perseguire i propri scopi illeciti, per cui:

  • politici ad essa collegati vengono collocati alla guida degli apparati istituzionali;
  • il forte potenziale di occupazione del settore viene sfruttato per assicurare posti di lavoro attraverso rapporti di tipo clientelare;
  • i fondi per le spese sanitarie vengono intercettati dalle organizzazioni criminali;
  • gli appalti per i servizi sono oggetto dell’aggressione delle cosche.

(… ) l’omicidio avvenuto nel 2005 dell’allora vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, che ha dato il via ad un lavoro investigativo che ha fatto chiarezza su un radicato sistema politico- affaristico- mafioso nella regione e sulla penetrazione delle organizzazioni criminali nei gangli vitali delle istituzioni pubbliche, prime tra tutte quelle sanitarie.

(…) lo scioglimento della ASL Napoli 4 con sede a Pomigliano d’Arco, la prima Azienda Sanitaria Locale sciolta per la presenza di “concordanti elementi di condizionamento camorristico”

Anche il comune di Gallipoli, in Puglia, è stato sciolto in seguito alla dimostrazione del condizionamento del Consiglio comunale da parte di cosche mafiose locali, che aveva portato, tra l’altro, all’assegnazione di appalti di servizi per l’USL Lecce 13 alle ditte del clan Capoti.

(… ) l’indagine convenzionalmente nota come “Processo delle talpe” che ha portato allo scoperto alcune condotte criminose, tra cui quella di truffa aggravata in danno della ASL 6 di Palermo per l’illecita riscossione di rimborsi non dovuti per circa 80 miliardi di lire e la collusione con alti esponenti di cosa nostra del magnate della sanità di Bagheria, Michele Aiello, che avrebbe ottenuto esorbitanti finanziamenti pubblici per le sue aziende, soprattutto per la clinica privata Villa Santa Teresa.

Dal capitolo 5: il deficit di fiducia e di coesione all’interno della società

Nel Sud d’Italia i rapporti di reciprocità tra gli individui e la partecipazione si mantengono e si saldano su un piano prevalentemente orizzontale, interno ai gruppi di appartenenza, per cui vi è una forte condivisione e collaborazione tra pari (gli amici, i parenti, i vicini di casa) che, però, non si eleva oltre gli interessi privati e particolari.

Prevale un atteggiamento che alcuni studiosi del Mezzogiorno hanno definito come “familismo amorale“, che porta a ricercare i massimi vantaggi materiali e immediati per il proprio nucleo familiare di appartenenza, dando per scontato che tutti gli altri componenti della società si comportino allo stesso modo, e non si occupino di quello che rappresenta il bene comune.

Dall’indagine svolta in Campania nel 2008 emerge che ben l’83% della popolazione pensa che normalmente in politica e nelle attività pubbliche non ci si possa fidare degli altri; quasi all’unanimità (93,2%) gli intervistati concordano, poi, sul fatto che i politici pensino più al loro interesse o a quello del loro partito che all’interesse pubblico.

È evidente come questo sentimento di sfiducia dominante costituisca un ulteriore capitale simbolico su cui possono far leva le organizzazioni criminali per accreditarsi come gli unici soggetti affidabili.

Dalle conclusioni

A pesare sul Meridione oltre alla debolezza del sistema imprenditoriale, alla scarsa coesione interna, all’assenza di una classe dirigente all’altezza di governare i processi amministrativi, si aggiunge la presenza delle organizzazioni criminali che si sono inserite, spesso mimetizzandosi, in tutti i settori della vita economica e sociale e che condizionano fortemente le possibilità di sviluppo e di crescita del territorio.

Criminalità e affarismo costituiscono la principale zavorra per lo sviluppo meridionale perché, oltre a deprimere l’etica e la legalità collettiva inducendo i cittadini a pensare che esistono scorciatoie illegali attraverso le quali è possibili raggiungere qualsiasi fine, distorcono i mercati (delle merci, del lavoro…) creando monopoli di fatto e bloccano l’iniziativa di chi opera nella regolarità.

Non esiste, evidentemente, una ricetta vincente per sconfiggere la criminalità; senza dubbio un sistema normativo e di contrasto che si prefigga, in primo luogo, di sottrarre ai mafiosi i patrimoni illecitamente accumulati è fondamentale per ridurre il potere e la pervasività mafiosa; ma è anche fondamentale un’azione di rinnovamento profondo della classe dirigente locale e di forte sensibilizzazione della popolazione ai temi della legalità e del rispetto delle regole: perché nei territori dove c’è la criminalità organizzata bisogna intervenire presto sulle coscienze quando ancora non si sono formate, perché dopo potrebbe essere troppo tardi.

(Trato da Mafie Italiane)

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