Rapinatore ucciso, assalto armato alla caserma ed ospedale devastato: ora lo Stato faccia lo Stato e porti in cella uno ad uno questi camorristi

Rapinatore ucciso, assalto armato alla caserma ed ospedale devastato: ora lo Stato faccia lo Stato e porti in cella uno ad uno questi camorristi

1 Marzo 2020

Di Paolo Chiariello

Sulla morte del ragazzo che avrebbe computo 16 anni tra poco più di un mese, ucciso perché intendeva fare una rapina, c’è una inchiesta aperta dalla procura di Napoli.

Il carabiniere di 23 anni che ha aperto il fuoco è indagato per omicidio commesso per un presunto eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi.

Una incriminazione che è un atto dovuto. La dinamica della rapina e il racconto del minore che si è poi costituito spiegherà nei dettagli quanto accaduto. La giustizia, quella in cui crediamo tutti, tranne i delinquenti che rapinano sperando di farla franca, farà il suo corso. E siamo certi che scagionerà il povero carabiniere, anche lui segnato da questa tragedia in cui è stato cacciato dai due balordi rapinatori. Questa vicenda di una gravità inaudita non la dimenticheremo presto. Quello di cui però vogliamo parlare in maniera più approfondita è di tutto quello che è successo a Napoli dopo il ferimento di questo 15enne rapinatore purtroppo rimasto ucciso.

Decine di persone, anche più di cento a guardare le immagini del circuito di videosorveglianza dell’ospedale Pellegrini, struttura sanitaria che dista 200 metri in linea d’aria dalla questura e dal comando provinciale dei carabinieri, nella notte hanno letteralmente devastato il pronto soccorso. Hanno distrutto con una furia inaudita, una violenza incredibile, tutto quello che c’era da devastare. I danni ammontano, considerati anche gli strumenti diagnostici distrutti, a 200 mila  passa  euro. I carabinieri e i poliziotti presenti in ospedale non hanno potuto far nulla per impedire che tutto ciò accadesse. Erano troppo pochi davanti a quell’esercito di violenti che hanno anche minacciato di morte medici, infermieri, pazienti e uomini della vigilanza presenti. Finita la devastazione del pronto soccorso, più o meno alle 3 del mattino, alcuni scooter (le targhe erano coperte?), cinque o sei, con  uomini armati a bordo, passamontagna e caschi integrali per celare i loro volti, sono andati in piazzetta Morgantini, sede del comando provinciale dei carabinieri, ed hanno esploso colpi di pistola ad altezza d’uomo contro la caserma. Dentro c’erano carabinieri che se fossero usciti potevano essere ammazzati. Da questo punto di vista la solidarietà all’Arma dei carabinieri è totale.

Davanti a questa manifestazione impressionante di arroganza e di forza di intimidazione mafiosa in una città che vuole liberarsi dell’etichetta camorristica, lo Stato ha una sola scelta obbligata da perseguire anche a difesa della stragrande maggioranza dei cittadini napoletani che credono ancora nelle istituzioni: andare casa per casa, inseguirli anche in capo al mondo, arrestarli uno ad uno e trascinare davanti al tribunale di Napoli questo esercito di camorristi, metterli in galera, fargli scontare fino all’ultimo giorno di carcere, fargli pagare fino all’ultimo centesimo di danni alle strutture ospedaliere e se possibile anche i danni di immagine alla città. Perchè questa feccia umana non può vivere in una comunità civile. Se lo Stato non fa lo Stato, chi da tempo sostiene che in certi posti di Napoli la parola Stato è il participio passato del verbo essere, ha ragione.  Su questa vicenda il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, pur definendo una tragedia “la morte di un quindicenne” sostiene che “è inaccettabile che sia stato devastato, tanto da dover sospendere l’attività, il pronto soccorso dell’Ospedale Vecchio Pellegrini di #Napoli. Medici e infermieri devono lavorare in serenità per poter curare pazienti in emergenza. Ho più volte chiesto con forza che vi sia più vigilanza negli ospedali e nei pron‬to soccorso. La situazione negli ospedali è già alquanto complicata. Mai come di questi tempi è necessaria sicurezza totale! Basta parole!”.

Il Prefetto di Napoli, Marco Valentini, ha invece contattato il Direttore Generale dell ASL Napoli 1 centro, da cui dipende il Presidio  stesso,  e la Direttrice  del pronto soccorso,  esprimendo la  solidarietà sua personale e delle Istituzioni  ai medici, ai pazienti ed al personale del nosocomio ed assicurando la piena collaborazione delle Forze dell’ordine per l’ espletamento di adeguati  servizi di vigilanza, che sono stati immediatamente  disposti. Inoltre, in relazione all’ esplosione di colpi d arma da fuoco all’ esterno del Comando provinciale Carabinieri di Napoli, il Prefetto ha disposto l’intensificazione dei servizi di controllo del territorio e di vigilanza ad obiettivi sensibili.

fonte:https://www.juorno.it/

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