Raffaele Cutolo morto, addio al professore di Ottaviano storico boss della camorra

Il Mattino, 17 Febbraio 2021

Raffaele Cutolo morto, addio al professore di Ottaviano storico boss della camorra

Mercoledì 17 Febbraio 2021

È morto Raffaele Cutolo, il professore di Ottaviano storico boss della camorra napoletana, al vertice della Nuova Camorra Organizzata.

Cutolo è morto nel reparto sanitario del carcere di Parma, lo stesso dove spirò a fine 2017 Totò Riina, dopo una lunga malattia. Aveva 79 anni ed era il carcerato al 41bis più anziano. Era detenuto, ininterrottamente dal 1979, dopo il suo arresto ad Albanella, in provincia di Salerno. Un anno prima era evaso in maniera clamorosa, a colpi di bombe, dall’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa.

Soprannominato «’o professore», nacque ad Ottaviano, in provincia di Napoli, il 4 novembre del 1941. Nel 1983 sposò Immacolata Jacone, nel corso di un matrimonio celebrato nel carcere dell’Asinara. Lo scorso giugno, il simbolo della criminalità organizzata non solo campana, è tornato alla ribalta delle cronache per la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Bologna di lasciarlo in cella, al 41bis, malgrado le sue condizioni di salute incompatibili con la detenzione carceraria, per la sua pericolosità, rimasta intatta, secondi i giudici malgrado fosse vecchio e malfermo.

Cutolo, infatti, non si è mai distaccato dalla mentalità camorristica, non ha mai voluto intraprendere un percorso di collaborazione con la giustizia ed è sempre rimasto fedele alle sue convinzioni. Il suo primo omicidio l’ha commesso per questioni di onore, per difendere la sorella Rosetta dagli apprezzamenti di un giovane del suo paese. Sulla sua vita sono stati scritti miriadi di articoli, libri e sono stati anche girati dei film. Don Raffaele rilasciò delle dichiarazioni agli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (il pm Ida Teresi e il capo della Dda dell’epoca, Giuseppe Borrelli, attuale procuratore a Salerno) rivelando di avere avuto addirittura la possibilità di impedire l’omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Furono parole «pesanti» quelle pronunciate dal professore, messe a verbale il 25 ottobre del 2016: «Potevo salvare Moro ma fui fermato». «Aiutai – spiegò Cutolo – l’assessore Cirillo (rapito e successivamente rilasciato dalle Br, ndr), potevo fare lo stesso con lo statista. Ma i politici mi dissero di non intromettermi». Nel ’78 Cutolo era latitante e si sarebbe fatto avanti per cercare, sostiene lui, di salvare Moro. «Per Ciro Cirillo si mossero tutti, per Aldo Moro nessuno, per lui i politici mi dissero di fermarmi, che a loro Moro non interessava».

Nel 1977 la Corte di Appello gli riconobbe l’infermità mentale che lo porterà nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa da cui evase l’anno dopo con una carica di nitroglicerina piazzata a squarciare le mura dell’edificio.

Forte di rapporti con la malavita lombarda di Renato Vallanzasca e Francis Turatello e con la banda della Magliana, ‘O professore invase la Campania con fiumi di cocaina penetrando tutti i settori dell’economia regionale con la benedizione della politica ma la fu contrastato dal cartello della Nuova famiglia, alleanza messa in piedi dal clan Nuvoletta di Marano, in una faida che vide le strade del Napoletano bagnarsi dal sangue di decine di morti e feriti in agguati a ridosso degli anni Ottanta.

Nel 1980 Cutolo acquistò un castello, quello Mediceo di Ottaviano, pagato 270 milioni di lire alle vedova del principe Lancelotti di Lauro, confiscato nel 1991 e ora del Comune. Tre anni dopo sposò Immacolata Iannaccone nella chiesa di cala d’Oliva del carcere dell’Asinara. 

Dal 1995 era al regime del carcere duro. 


 

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