Racket e droga, 35 arresti nel clan: 500 euro ai capi-piazza, 200 ai pusher. Baci e pugni in alto all’uscita della caserma

Racket e droga, 35 arresti nel clan: 500 euro ai capi-piazza, 200 ai pusher. Baci e pugni in alto all’uscita della caserma

di REDAZIONE

CASERTA. Blitz anti-camorra a Mondragone (Caserta) e Formia (Latina), dove i carabinieri hanno notificato 33 provvedimenti cautelari (27 in carcere, 5 ai domiciliari, un divieto di dimora nel Lazio e in Campania) emessi da Gip di Napoli su richiesta della Dda per vari reati, tra cui l’associazione mafiosa, l’estorsione e lo spaccio di droga. L’indagine ha inferto un ulteriore colpo al clan operante nel territorio, ovvero i «Fragnoli-Pagliuca-Gagliardi». Gli inquirenti hanno, da un lato, smantellato un’importante piazza di spaccio accertando i compensi per i capi-piazza (500 euro) e i pusher (200 euro), dall’altro hanno scoperto almeno 14 estorsioni con il metodo mafioso, corredate da minacce e attentati a colpi d’arma da fuoco, realizzate ai danni di commercianti e imprenditori. Il reato più grave, cioè l’associazione a delinquere di stampo camorristico ai sensi dell’articolo 416 bis viene contestata, nel capo A, a 10 persone. Si tratta di Vittorio Vitale, Antonio Neri, Mario Pagliuca, Carmine Pollio, Donato Pagliuca, Sergio Pagliuca, Gianluca Ceraldi, Carlo Vento, Pasquale Razzino a Antonetta Di Meo. Dettagliando maggiormente i contenuti del capo di imputazione provvisorio, leggiamo che Antonio De Lucia e Mario Fragnoli che non sono direttamente indagati in questo caso dato che le contestazioni di 416 bis le hanno già avute in passato, vengono definiti “elementi apicali del sodalizio”, che pianificavano tutto il programma delle estorsioni, ai danni degli imprenditori della zona di Mondragone. Poi ci sono Vittorio Vitale e Antonio Neri considerati sempre nel capo di imputazione provvisorio, “partecipi dell’associazione” con compiti di esecutori materiali dei programmi estorsivi decisi da Fragnoli e De Lucia. Erano loro, infatti, ad avvicinare materialmente le vittime delle estorsioni. Gli introiti raccolti erano poi avviate all’attività di ripartizione tra le famiglia di camorra più importanti. Neri e Vitale erano ammessi alle riunioni dei vertici e ricevevano indicazioni anche dalla famiglia Pagliuca, cioè dal trait d’union con il clan confinante dei Muzzoni di Sessa Aurunca. Contestazione di reato di associazione a delinquere di stampo camorristico anche per Sergio Pagliuca, Donato Pagliuca e Mario Pagliuca, anche loro avvicinavano le vittime delle estorsioni, riscuotevano i soldi e li mettevano in una cassa utile alla ripartizione tra le varie famiglie criminali. Sergio e Mario Pagliuca hanno svolto anche una funzione di collegamento tra Donato Pagliuca, detenuto ma da loro evidentemente visitato in carcere, e gli altri componenti dell’organizzazione che operavano all’esterno. Anche Carmine Pollio, accusato dello stesso reato associativo, svolgeva il ruolo di esattore. Ma lo faceva solo in nome e per conto della famiglia Fragnoli. Alcuni incarichi venivano dati da Antonetta Di Meo, meglio conosciuta come “Zia Bernardina”, ma la maggior parte delle direttive gli erano messe letteralmente su un foglio di carta da Antonio De Lucia. Gianluca Ceraldi era addetto a reperire tutte le armi da fuoco che servivano al clan e a curare le relazioni con i vari affiliati per conto di Antonio De Lucia. Sempre Antonio De Lucia aveva ai suoi ordini Carlo Vento, anch’esso indagato per 416 bis e che si occupava di estorsioni ma con un’attività specifica rivolta anche al traffico degli stupefacenti. Indagato per associazione a delinquere di stampo camorristico, Pasquale Razzino considerato dai giudici “autorevole esponente dell’omonima famiglia criminale” e portavoce del fratello detenuto Ernesto detto Scarola. Naturalmente potendoci parlare in carcere era in grado di raccogliere delle direttive che poi trasmetteva agli affiliati all’esterno. Anche lui è stato in rapporti stretti con il vicino clan dei Muzzoni. Infine Antonetta Di Meo detta “Zia Bernardina”, moglie dello storico capo clan Giuseppe Fragnoli e dunque elemento di spicco al punto che spesso e volentieri dava disposizioni per la raccolta delle estorsioni.

10/05/2017

fonte:www.internapoli.it

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