Questione Avir di Gaeta: un importante documento della sinistra arcobaleno che condividiamo. Stia attento Marrazzo!

UN IMPORTANTE DOCUMENTO DELLA SINISTRA ARCOBALENO DI GAETA SULL´EX AVIR,DOCUMENTO CHE LA NOSTRA ASSOCIAZIONE CONDIVIDE PIENAMENTE

 

L´area, circa 26 mila metri quadri, si trova al centro di Gaeta.

Fino al 1983 vi era una vetreria (produzione di bottiglie), sorta nel 1911 su terreni demaniali dati in proprietà ad una cooperativa di operai, trasformatasi nel periodo fascista in una società per azioni (ultimo nome AVIR).

Data la sua posizione, l´ex fabbrica si presta ad un riuso attraverso funzioni pubbliche (servizi, verde, parcheggi) per la riqualificazione dei quartiere di Serapo, dell´omonima spiaggia e del centro urbano della città.

Attualmente il piano regolatore considera l´area industriale.

Nel 1997 il consiglio comunale (amministrazione centrosinistra) ha approvato una delibera di indirizzi per la variante al piano regolatore che indicava per l´area un volume massimo di 52 mila metri cubi, comprese le cubature dell´ex case operaie da recuperare, per realizzare un albergo e un limitatissimo commerciale. In cambio il Comune chiedeva che almeno 15 metri quadri venissero destinati a piazza e a verde pubblico e che venissero realizzati  500 parcheggi al servizio della spiaggia di Serapo.

La delibera venne fatta quando la vecchia proprietà industriale sembrava disponibile ad investire direttamente.

Invece essa ha venduto nel 2001 ad una società, la Gaim, una srl composta attualmente da tre persone (Sica Amedeo, Nicola Martino, ex segretario regionale cisl campana,, Simioli Giuseppe) con sede in Napoli e costituita ad hoc, sempre nel 2001 per l´acquisto dell´area.

All´epoca la Gaim aveva un capitale sociale di 30 milioni di lire. Con un tale capitale, ha  versato per l´acquisto dell´immobile cinque miliardi e ottocentocinquanta milioni di vecchie lire. Sorge spontanea la domanda sulla provenienza dei soldi con cui si è proceduto all´acquisto.

Oggi la Gaim ha aumentato il capitale sociale a 300 mila euro ed ha in corso la ristrutturazione dell´ex case operaie di via Frosinone (parte del complesso ex Avir). I lavori sono iniziati con una semplice dia e senza autorizzazione paesistica, nonostante l´area sia vincolata e i lavori si stiano svolgendo anche con demolizioni e ricostruzioni di parti.

La coalizione di centrosinistra (compreso il pd), con a capo l´attuale presidente del consiglio comunale Magliuzzi (che ora appoggia il sindaco Raimondi), alle elezioni del 2007 si era presentata agli elettori con la proposta programmatica di acquisire al patrimonio comunale l´area ex Avir. Su tale proposta  concordano alcuni esponenti del centrodestra.

La Gaim in questi anni ha presentato diversi progetti, L´ultimo vede sponsor entusiasta il sindaco della città, Antonio Raimondi,, a capo di una lista civica ma con adesione al partito democratico, che in consiglio lo appoggia senza essere presente in giunta.

Il sindaco giustifica la sua scelta con la necessità di rimuovere l´area degradata dal centro della città e con il fatto che il Comune avrebbe una sala convegni, una struttura espositiva e parcheggi.

In realtà si tratta di standard urbanistici i cui costi la proprietà scomputerebbe dagli oneri di urbanizzazione. I parcheggi previstiperaltro servono soltanto a soddisfare i bisogni indotti dai nuovi insediamenti e non a consentire la pedonalizzazione della spiaggia di Serapo, non ritenuta prioritaria dall´attuale amministrazione, come nella richiesta dei 500 parcheggi pubblici oltre gli standard urbanistici di cui alla delibera del consiglio comunale del 1997.

Tutti i progetti hanno un contenuto fortemente speculativo. L´ultimo intende realizzare 79 mila metri cubi, utilizzando la legge regionale 22/97 (programma integrato d´intervento).

Tale volumetria comporta un indice fondiario  di 5,59 mc/mq, quasi il doppio  dei 3 mc/ mq previsti dal piano regolatore vigente per le zone B, alle quali può essere assimilata l´area una volta riconvertita.

La Gaim spaccia questa cubatura come una riduzione delle esistenti, che calcola pari a 120 mila metri cubi.

In realtà le esistenti sono molto meno, intorno ai 38 mila metri cubi, tutto il resto non può essere considerato volume in quanto si tratta di ex pensiline per lo stoccaggio delle merci, completamente aperte su tutti i lati e con tetto di amianto, oggi rimosso.

Inoltre, per la procedura che si intende seguire, il programma integrato di intervento, tutte le cubature devono essere legittime e realizzate a seguito di licenza o concessione edilizia, ma molte strutture dell´ex fabbrica sono state realizzate senza regolare licenza.

La stessa istruttoria tecnica del Comune di Gaeta afferma che non è possibile stabilire con certezza la legittimità dei volumi dichiarati assentiti alla data del 1963, perché agli atti del Comune manca la documentazione.

Il progetto presentato non distingue bene le funzioni:

37019 metri cubi sono indicati come commerciale e albergo

15218 metri cubi sono indicati come commerciale e attività turistico ricettive

13581 metri cubi sono indicati come attività direzionali e commercio

8369 sono indicati come attività turistico ricettive

631 metri cubi sono indicati come commerciale.

La restante volumetria sono gli standard urbanistici dati al comune: una struttura espositiva di 312 metri quadri (853 mc) e una sala convegni di 936 metri quadri (3425 mc).

L´esiguità di queste strutture da dare al Comune ha creato malumori nella stessa maggioranza amministrativa.

 

Secondo la relazione istruttoria del Comune, il progetto non rispetta neanche gli standard urbanistici, mancano infatti 1068 mq di spazi pubblici.

A leggere tra le righe, i volumi indicati come attività turistico ricettive non sono altri che miniappartamenti e le stesse volumetrie alberghiere rischiano di avere la stessa destinazione in quanto allo stato manca un progetto finanziario  e i soggetti interessati alla realizzazione dei tre alberghi previsti.

Le volumetrie commerciali previste confliggono con la grave crisi del comparto commerciale cittadino.

La realizzazione di tale progetto rischia di trasformarsi in una grande operazione di lavaggio di denaro anche perché non è chiara neanche la provenienza dei capitali usati per l´acquisto dell´area.

Chiediamo ai nostri rappresentati regionali di non approvare nelle sedi istituzionali la variante al prg necessaria per la realizzazione del progetto e di destinare risorse (regionali, fondi europei o altro) per favorire l´acquisizione al Comune dell´area e la sua trasformazione in servizi pubblici e verde per la città.

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