“Questi devono fare i bravi. Io li ammazzo a tutti” Le intercettazioni del boss della camorra arrestato a Pianura

La Stampa

“Questi devono fare i bravi. Io li ammazzo a tutti” Le intercettazioni del boss della camorra arrestato a Pianura

Sono 29 le persone che sono state arrestate nel corso del blitz che gli agenti della squadra mobile di Napoli hanno messo a segno nella mattinata di oggi nel quartiere napoletano di Pianura

MANUELA GALLETTA

14 Luglio 2022 alle 17:09

«Li faccio saltare in aria, io tengo una bomba a mano e glielo butto addosso li sopra… Ma senti, io sono Antonio Calone, questi devono fare i bravi. Io li ammazzo a tutti, che state dicendo…». È il 26 maggio del 2021 quando le ‘cimici’ della Polizia intercettano il ras Antonio Calone, a capo del cartello criminale Calone-Esposito-Marsicano, mentre alza la voce per via dei ‘fastidi’ provocati dal gruppo Carillo. Sfuggito a un agguato ai suoi danni, Calone è furioso per via dei tentativo dei Carillo di allargare la propria sfera di influenza. Una donna lo informa, infatti, che questo piccolo sodalizio – relegato in una zona precisa del quartiere, quella di via Cannanivo – se ne va in giro a imporre il ‘pizzo’ a persone che già pagano ai Calone, minacciandoli di conseguenze nefaste: «Dovete pagare a me, se no è guerra», hanno detto. E Calone, ignorando che nella sua abitazione vi è una microspia, regala agli inquirenti gli elementi che saranno poi alla base dell’inchiesta che stamattina è sfociata in 29 arresti (sui 36 disposti) per reati, contestati a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, detenzione illegale di armi, associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di droga, tentato omicidio, estorsione. «Io perché prima avevo problema, adesso ci vuole… Io sto nel parco mio, qua chiudo tutte cose chi entra li ammazzo a tutti quanti, nessuno si prende la confidenza, la mia famiglia nessuno si permette di toccare…», aggiunge Calone. E che lui sia il capo indiscusso di questo sodalizio emerge da un’altra intercettazione, nella quale Vincenzo Calone – zio del ras – lo rimprovera per via del suo attivismo nel riscuotere in prima persona le estorsioni, roba che nel ‘sistema’ viene delegato agli affiliati. «Tu sei Tonino Calone e non ti dovevi proprio presentare, tu non ti dovevi proprio presentare. Nu ‘rafaniello’ nun o tien che va a bussare là?», chiede Vincenzo Calone. Che insiste: «Tu sei Tonino Calone. Non sei un povero scemo. Tu oggi rappresenti il Capo. E non pazziamm… Tu a quelli li hai fatti tremare, quelli hanno arrevutat…. ».

Sta tutto in queste parole lo scenario criminale disegnato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che oggi ha colpito tanto i Calone-Esposito-Marsicano quanto i Carillo, con l’obiettivo di mettere un freno alla faida che nelle ultime settimane ha fatto registrato un innalzamento del livello dell’orrore con il rapimento e il successivo omicidio del 27enne Andrea Covelli, estraneo alle logiche criminali ma fratello di Antonio Covelli invece legato ai Carillo.

Due anni di guerra scanditi da ‘stese’ per mostrare muscoli ai rivali, agguati, tregue, minacce. Due anni di contesa, tra alti e bassi, ricostruiti grazie alle intercettazioni, grazie a dialoghi dal contenuto inequivocabile – su entrambi i fronti – che hanno spinto due gip diversi a emettere le misure cautelare in carcere richieste. Le ordinanze hanno colpito i ras di entrambi gli schieramenti in contrapposizione, e raccontano in maniera nitida la disponibilità di armi, la gestione del business della droga e la feroce spregiudicatezza nell’aggredire il nemico.

Il 12 febbraio 2021 Antonio Calone, è la ricostruzione degli inquirenti, sfugge a un agguato e brama vendetta a caldo. «Giovà, Giovà… quanto zolfo tieni? Ce la facciamo a fare qualcosa», domanda Calone. Giovanni: «Ma perché non si può pigliare a questo e si spara a questo uomo di merda? A sto ‘scurnacchiato’ per Napoli?». Il resto delle intercettazioni non consente di sapere se poi Calone abbia effettivamente dato seguito ai suoi propositi di rivalsa ma le sue esternazioni sono più che sufficienti, per la procura, per disegnarne il ruolo all’interno di questo cartello criminale, a conduzione familiare, che si è posto sulla scena di Pianura come entità diversa dagli storici Mele (cui Carillo era legato) e Pesce-Marfella, caduti in ‘disgrazia’ per via di inchieste, arresti e condanne.

Al fianco di Calone altri due personaggi in ascesa: Carlo Esposito, nipote del boss, e il genero Emanuele Marsicano, i quali si vantano, facendo quasi a gara, dei reati commessi in un’intercettazione che ha il sapore della ‘confessione’. «Io faccio i guai – dice Marsicano – Io piglio trent’anni. Tu che fai?». Esposito prova a mettersi alla pari genero e rivendica un suo impegno nel business della droga, punito con pene altissime: «E perché se mi arrestavano con tre pacchi quanto pigliavo quell’altra volta?». Ma Marsicano vuole avere l’ultima parola e svela un suo inserimento nella ‘batteria di fuoco’ del sodalizio: «E che rischi o frat? Un rischiare è pigliare…. e un rischio è fare un omicidio… Tu forse non hai capito, io faccio ‘o malavita, non faccio ‘o reato… Sta tutto cos sulle spalle mie… ».

Marsicano è un fiume in piena. In un’altra intercettazione fuga ogni dubbio su ciò che fa il suo gruppo: «Noi eravamo piazzisti, noi eravamo piazzisti e siamo diventati sistema». Un ‘sistema’ che, alle aggressioni subite, vuole reagire in maniera rabbiosa. Fanno impressione i dialoghi registrati il 22 ottobre 2021 a seguito del raid subito da un componente del clan: Fabio viene colpito con una spranga da esponenti del gruppo Carillo e derubato dello scooter. Marsicano prima lo istruisce sul da farsi, ossia deve recarsi dalla polizia e denunciare una finta rapina senza ovviamente fare nomi e cognomi e poi chiama i compagni alle armi: «Poi stasera ‘o frat, col Kalash, lo chiaviamo un’altra volta là dentro».

Sono altrettanto limpidi i dialoghi che gli inquirenti registrano sul fronte avversario, quello dei Carillo. La maggior parte delle conversazioni fotografa la gestione del business della droga. Si parla di cocaina, di hashish, senza mai usare parole in codice. Tra gli addetti allo spaccio, annotano gli inquirenti, vi è anche Antonio Covelli, fratello di quell’Andrea che è stato ammazzato dopo essere stato ‘rapito’ mentre era fermo dinanzi a una cornetteria a Soccavo. Storie di malaffare. Storie di malavitosi che hanno tenuto in ostaggio un quartiere intero che da oggi, forse, più tirare quantomeno un sospiro di sollievo. La magistratura e le forze dell’ordine hanno fatto la loro parte ma l’inchiesta su ciò che accaduto in questi due anni è solo all’inizio.

Fonte:https://www.lastampa.it/cronaca/2022/07/14/news/questi_devono_fare_i_bravi_io_li_ammazzo_a_tuttile_intercettazioni_del_boss_della_camorra_arrestato_a_pianura-

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