Quello che non fa lo Stato, lo fanno le Associazioni ed i cittadini. Siglato il Patto per la Giustizia e per i cittadini

Investimenti adeguati, riconoscimento professionale del personale e formazione, nuove assunzioni, informatizzazione del servizio e un nuovo modello organizzativo, norme che effettivamente snelliscano le procedure e una nuova geografia giudiziaria, la reinternalizzazione di tutti i servizi essenziali, come la verbalizzazione e l’assistenza tecnica informatica.

Oggi, presso l’aula Magna della Cassazione, è stato siglato il ‘Patto Per la Giustizia e per i Cittadini’. L’iniziativa, lanciata dalla Funzione pubblica della Cgil il 5 Maggio in occasione della “Giornata Nazionale della Giustizia”, si è oggi concretizzata con la sigla del patto, sottoscritto per l’Fp-Cgil dal Segretario Generale, Carlo Podda. Al patto hanno aderito l’Associazione Nazionale Magistrati, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, l’Associazione Magistrati Corte dei Conti, A.N.M.A., C.O.N.M.A, l’Associazione Dirigenti Giustizia, Uilpa-UIDAG, FLP, RdB-Cub,e l’Associazione Avvocati e Procuratori Dello Stato.

Tra i punti qualificanti del patto: investimenti adeguati, riconoscimento professionale del personale e formazione, nuove assunzioni, informatizzazione del servizio e un nuovo modello organizzativo, norme che effettivamente snelliscano le procedure e una nuova geografia giudiziaria, la reinternalizzazione di tutti i servizi essenziali, come la verbalizzazione e l’assistenza tecnica informatica.

“Adesso attendiamo di essere convocati dal Ministro Alfano e dal Ministro Brunetta per discutere i contenuti del patto e le nostre proposte”, spiega Carlo Podda. “Crediamo sia arrivato il momento di passare dalle campagne mediatiche ai fatti, per riformare un settore strategico per la vita democratica del paese.Da settembre – conclude il segretario della Fp Cgil – lanceremo iniziative in tutto il paese per condividere con i lavoratori i contenuti del patto, per lanciare un percorso partecipato di riforma della Giustizia”.

Il testo:
I rappresentanti delle magistrature, dell’avvocatura, dei dirigenti e del personale amministrativo, impegnati quotidianamente nel settore-giustizia, nell’esclusivo interesse del buon funzionamento del servizio per il sistema-Paese,

sottoscrivono un

PATTO PER LA GIUSTIZIA
E PER I CITTADINI

proponendo

al Governo un progetto condiviso, che dimostra la possibilità di far funzionare la giustizia in un paese civile e di fornire un servizio rapido ed efficiente, in grado di garantire agli utenti il diritto alla “ragionevole durata” dei processi civili e penali.

PREMESSA

La giustizia è un diritto costituzionalmente garantito per ogni cittadino, ma le condizioni in cui versano gli uffici giudiziari italiani ed il sistema-giustizia nel suo insieme fanno sì che il servizio non possa venire assicurato in tempi brevi e in modo efficace, tanto che si può sostenere che lo stesso diritto alla giustizia sia messo in discussione, a partire dal fondamentale principio di uguaglianza.
Per la prima volta, nel nostro Paese, il 5 maggio 2009 tutte le Associazioni rappresentative degli “operatori” di questo sistema hanno dato vita alla Giornata nazionale per la giustizia, mettendo in evidenza sia il costante impoverimento delle risorse economiche e del personale – in corrispondenza con un aumento dei carichi di lavoro, delle cause presentate e delle sentenze emesse – sia le storture che provocano una ridondanza di procedimenti.
Per giungere ad una seria riforma della giustizia e per migliorare l’assetto della magistratura e dell’avvocatura, si deve partire da un dato fondamentale: la macchina-giustizia deve avere le risorse indispensabili per il suo funzionamento.
I provvedimenti recentemente varati, invece, sono stati improntati soltanto a tagli indiscriminati delle risorse economiche necessarie al funzionamento e alla programmazione delle attività nonché a riduzioni di quel personale che, quotidianamente, cerca di far funzionare le strutture.
Il fatto di attraversare un momento di grave crisi economica non deve far velo alla necessità di intervenire con risorse aggiuntive – come già avvenuto in tutti i Paesi europei più avanzati – su un settore così importante per l’affermazione della democrazia: non è infatti possibile ignorare quanto il cattivo funzionamento della giustizia influisca negativamente sulla nostra economia, sul sistema delle imprese e sull’assetto complessivo della convivenza civile.
E’ invero innegabile che la macchina-giustizia oggi non fornisce un servizio efficiente alla cittadinanza: tutti gli addetti al settore – magistrati, avvocati, personale amministrativo e forze dell’ordine – da molti anni lavorano in condizioni di emergenza, in edifici spesso insicuri, con esiguità di mezzi e per svolgere la funzione manca loro, da tempo, non il “superfluo” ma addirittura il “necessario”.

IL PROGETTO DA NOI CONDIVISO DOVRÀ COMPRENDERE
1) l’ammodernamento della macchina giudiziaria, attraverso nuove norme che snelliscano le procedure, come di recente avvenuto per la giustizia amministrativa, nonché un nuovo modello organizzativo che metta al centro l’efficacia del servizio offerto alla cittadinanza;
2) una quantità di personale adeguata e le professionalità necessarie al funzionamento degli uffici;
3) quel giusto riconoscimento professionale che il personale attende da anni e nuove assunzioni programmate nel tempo, in modo da assicurare sia il turn over sia la trasmissione delle conoscenze tra le diverse generazioni di dipendenti;
3) la riforma dell’ordinamento forense per garantire all’Avvocatura un ruolo in linea con la funzione prevista dalla Costituzione;
4) l’istituzione di una magistratura “non togata”, che deve essere resa uniforme e selezionata con rigore all’accesso, garantendo alla stessa dignità ed adeguato trattamento retributivo-previdenziale. E’ molto importante, inoltre, prevedere un sistema di incompatibilità assoluta tra funzione giudiziaria e libera professione, nonché una formazione adeguata ed efficienti strutture logistico-organizzative;
5) un rivisitato assetto della geografia giudiziaria, che – tenendo conto delle esigenze dei cittadini e dei mutati assetti istituzionali- permetta una razionalizzazione degli uffici, garantendone il miglior funzionamento;
6) risorse adeguate per il funzionamento degli uffici, un progetto concreto di informatizzazione – che porti allo snellimento delle procedure attraverso le notifiche telematiche ed il processo telematico completo – ed una appropriata formazione per il personale;
7) la re-internalizzazione del servizio di verbalizzazione nelle udienze nonché del servizio di assistenza tecnica informatica, importanti per ricomporre il ciclo lavorativo garantendo sicurezza.
8) il mantenimento di tutti i servizi all’interno del Ministero della Giustizia e delle altre Amministrazioni di riferimento, svolti da dipendenti interni all’apparato.

Consapevoli che la Giustizia è una priorità per il Paese e per la sua democrazia, desideriamo offrire il nostro contributo per un confronto aperto, che permetta di innovare la macchina e di conservare lo spirito della Costituzione italiana.

Roma, 10 luglio 2009

Frida Roy

(Tratto da www.aprileonline.info)

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