‘Quelli di Manutencoop mi dissero: ok tangente Tanto per noi è prassi pagare su appalti pubblici’

‘Quelli di Manutencoop mi dissero: ok tangente Tanto per noi è prassi pagare su appalti pubblici’

Il Fatto Quotidiano, Martedì 4 aprile 2017

‘Quelli di Manutencoop mi dissero: ok tangente Tanto per noi è prassi pagare su appalti pubblici’

Un imprenditore coinvolto nell’inchiesta sulle mazzette nella sanità campana ha messo a verbale le parole di 2 dirigenti coop: “Sì al patto illecito perché loro versano sempre il 2 o il 2,5% per i bandi non privati”. Al centro delle indagini appalti dell’azienda ospedaliera Santobono Pausilipon, per la cura dei bambini, e all’azienda regionale per il Diritto allo Studio Universitario

di F. Q.

“Rispetto alla richiesta di tangente formulatami dal pubblico ufficiale, i due dirigenti Manutencoop ‘senza colpo ferire’ e ‘senza fare una piega’, mi dissero che erano assolutamente d’accordo e che per loro dellaManutencoop la prassi era quella di pagare sistematicamente, nel settore degli appalti pubblici, il 2, 2,5 % del prezzo di aggiudicazione di tangente, e non il 4%”. A parlare è l’imprenditore campano Pietro Coci che, nel maggio 2016, ha deciso di andare in Procura a Napoli e raccontare cosa era successo tre anni prima quando la Ati in cui la sua società era in affari con la Manutencoop decise di partecipare a un bando di gara da 11 milioni e mezzo di euro per forniture e pulizie in alcune strutture sanitarie pubbliche partenopee, tra cui l’ospedale dei bambiniSantobono. Un verbale, il suo, che ha dato impulso all’indagine dei pmWoodcock, Carrano e Parascandolo e che è scaturita nelle dieci misure cautelari emesse oggi. Sulla testa di Pietro Coci, nella fattispecie, pende un obbligo di soggiorno, al pari dei dirigenti Manutencoop che avevano dato il loro via libera al patto illecito. In carcere, invece, è finito l’infermiere del Santobono Giorgio Poziello, colui che materialmente aveva chiesto la tangente ai rappresentanti dell’Ati.

Domiciliari invece per cinque persone. Tra queste c’è l’avvocatoGuglielmo Manna, marito del giudice Anna Scognamiglio, che si occupò del processo per l’applicazione della Severino per il governatore Vincenzo De Luca. Il 10 marzo scorso Manna e Scognamiglio sono stati rinviati a giudizio per quella vicenda del 2015. Agli indagati contestate, a vario titolo, corruzione, turbata libertà degli incanti, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’indagine � condotta dai pm Woodcock,Carrano e Parascandolo. Al centro delle indagini gli appalti dell’azienda ospedaliera Santobono Pausilipon, per la cura dei bambini, e all’azienda regionale per il Diritto allo Studio Universitario. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip del Tribunale di Napoli Mario Morra, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Oggetto dell’inchiesta, neanche a dirlo, sono le tangenti negli appalti per la sanità pubblica. E, al netto delle persone coinvolte a vario titolo nell’indagine, ciò che colpisce sono le parole degli uomini di Manutencoop riferite dall’imprenditore ai pm: frasi che fanno presupporre come il pagamento di tangenti da parte del colosso delle coop rosse sia una prassi ormai consolidata. I dirigenti Manutencoop “mi diedero pacificamente il via libera per la consacrazione del suddetto patto illecito con i pubblici ufficiali intranei al Santobono – ha raccontato Pietro Coci – mostrando, appunto, il loro assoluto assenso al suddetto patto illecito“.

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