Quella “gente in giacca e cravatta” nell’inferno di via D’Amelio

Quella “gente in giacca e cravatta” nell’inferno di via D’Amelio

A CURA DELL’ASSOCIAZIONE COSA VOSTRA

18 luglio 2021 • 06:30Aggiornato, 16 luglio 2021 • 18:25

Ecco le parole del sovrintendente Francesco Paolo Maggi: «E poi in questo andirivieni, che saranno passati cinque, dieci minuti, forse pure un quarto d’ora, notavo questa gente in giacca e cravatta che si avvicinava, che cercava… In un primo tempo mi volevo avvicinare a queste persone per chiedere: “Ma voi che state facendo? Che state cercando?”. Poi ho visto che era gente di Roma»

Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni. Potete seguirlo su questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione cosa vostro vostro. In questa serie, seguiamo gli sviluppi del processo Borsellino quater, dopo la strage di via d’Amelio: uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana.

TESTE MAGGI F.P. – Dottore, io vorrei aggiungere una cosa, che a distanza di tempo non ho detto, però ‘sta cosa ora sta andando per le lunghe, non me la sento più. (…) Preme pure a me la ricerca della verità, perché… Io questo lavoro l’ho fatto veramente con il senso del dovere, ho fatto ventisette anni in questa amministrazione. (…) A me la cosa strana, dottore, più che strana, pure infastidito, perché purtroppo anche all’interno da noi ci sono queste cose, però poi sono ritornato su questo pensiero. Cioè lei sa benissimo che in un’emergenza si allerta il 113 e quindi il 113 dirama la nota di una cosa e quindi… (…) Cioè la cosa strana è che io notai molta gente che si aggirava giacca e cravatta dei Servizi. Ho detto: “Ma questi come hanno fatto a… a sapere già…?” Ma dopo dieci minuti io già ne avevo visto un paio là che gironzolavano.

P.M. Dott. GOZZO – Lei ha ricostruito che si trattasse dei Servizi o…?

TESTE MAGGI F.P. – Sì, perché un paio li conosco, di Roma. Io ho lavorato sette anni a Roma.

P.M. Dott. GOZZO – E a questo punto la invito a fare i nomi di queste persone, se li riconosce.

TESTE MAGGI F.P. – E non li conosco, conosco di… di faccia, è gente questa che… manco ti dà confidenza.

P.M. Dott. GOZZO – E quando ha notato queste persone? Dal punto di vista del timing, diciamo così.

TESTE MAGGI F.P. – Dopo dieci minuti che era avvenuto tutto il fatto.

P.M. Dott. GOZZO – E quindi quando siete arrivati voi, praticamente.

TESTE MAGGI F.P. – Sì, sì, subito dopo. Io uscii da… da ‘sta nebbia che… e subito vedevo che arrivavano tutti ‘sti… tutti chissi giacca e cravatta, tutti cu’ ‘u stesso abito, una cosa meravigliosa.

P.M. Dott. GOZZO – Ho capito. E questa cosa ebbe modo di riferirla a qualcuno?

TESTE MAGGI F.P. – No, me la sono tenuta sempre dentro, dottore.

P.M. Dott. GOZZO – Perché? C’è un motivo? Ce lo dica.

TESTE MAGGI F.P. – Non lo so, ora sta venendo fuori ‘sta cosa, perché ‘sta cosa mi… mi sta dando fastidio, perché sono stato sentito più volte e mi… mi lede la mia moralità, se permette, dottore, non… E quindi mi sono promesso a me stesso che tutto… Oggi sono qua proprio per questo.

P.M. Dott. GOZZO – Mi scusi se le faccio questa domanda (…) ma evidentemente essendo passati vent’anni io devo indagare anche sul fatto perché lei queste cose le dica oggi. Lei aveva timore a dire questo fatto?

TESTE MAGGI F.P. – No, nessun timore, solo che (…) al tempo non… non pensavo che fosse rilevante questa cosa, trattandosi di poliziotti e carabinieri.

P.M. Dott. GOZZO – E perché oggi pensa che sia rilevante,invece?

TESTE MAGGI F.P. – E non lo so, perché ci sono molti punti oscuri. ‘Sta borsa chi l’ha trovata? Ma quante borse c’erano?

P.M. Dott. GOZZO – No, va beh, una ce n’era. Quante ce n’erano?

TESTE MAGGI F.P. – Cioè non… veramente, alle volte dico: ma è successo veramente? Cioè veramente, non… Mi sento un po’ frastornato da ‘sta storia.

P.M. Dott. GOZZO – Senta, ecco, io volevo che lei ricordasse se oltre ai Vigili del Fuoco vi erano anche delle ambulanze quando lei è arrivato.

TESTE MAGGI F.P. – Una – due sicure. (…) Si sentivano le sirene di ambulanze che arrivavano.

P.M. Dott. GOZZO – Sempre per calcolare quando lei è arrivato (…). Un’altra cosa: quando lei è arrivato, c’erano degli scoppi?

TESTE MAGGI F.P. – Sì, erano le auto parcate sempre là, nella zona, che giustamente i vetri, riscaldando, esplodevano e quindi dovevo fare pure attenzione a districarmi.

[…]

P.M. Dott. GOZZO – (…) Lei ha notato altri oggetti, oltre alla borsa che bruciava, all’interno dell’autovettura? Che aveva un inizio di incendio, diciamo, nell’autovettura?

TESTE MAGGI F.P. – Direi una bugia, a me attirò subito l’attenzione la borsa, perché l’ho capito subito che era la borsa del magistrato, era l’unica cosa da… da salvare là, perché non c’era più niente là da… da recuperare, e quindi mi concentrai sulla borsa. C’era un… un M12, un… è una pistola mitragliatrice, un M12.

P.M. Dott. GOZZO – Ah, c’era un’arma dentro. (…) Ma carte e cose di questo genere non le ricorda?

TESTE MAGGI F.P. – No, carte sciolte, così, no, niente. Sciolte, dico… cioè buttate lì, non ne ho notato.

P.M. Dott. GOZZO – Senta, lei è sicuro di non aver fatto relazione nell’immediatezza? Dico, non c’è nel suo ricordo di averla fatta, magari non consegnata?

TESTE MAGGI F.P. – No, dottore.

P.M. Dott. GOZZO – No, non l’ha fatta. E anche se le chiedo di ricordare qual è l’orario presunto, all’incirca, in cui la borsa arriva alla Squadra Mobile, diciamo, non lo ricorda, cioè non ha un ricordo. Non le sto chiedendo di ricostruire, quello ho cercato di farlo io; cioè se lei ha un ricordo magari sopra, dove…

TESTE MAGGI F.P. – Minuti.

P.M. Dott. GOZZO – …quando lei arriva, ha visto l’orologio e ha visto l’ora, non lo so, dico.

TESTE MAGGI F.P. – No. (…) Minuti sono passati, perché mi ricordo benissimo che ho fatto velocemente, ho lasciato la borsa e mi sono recato di nuovo sul posto. Incontrai al collega Di Franco, la borsa l’ho consegnata a lui.

P.M. Dott. GOZZO – Il collega Di Franco chi è?

TESTE MAGGI F.P. – Era l’autista quel periodo, perché mi pare che quello del dottor La Barbera era in ferie, era l’autista del dottor La Barbera (…). Entrammo assieme nella stanza del funzionario, del capo della Mobile, e la pose… sulla destra c’era un divano con delle poltrone e l’ha messa sul… sul divano. (…) Gli ho detto: “Mi raccomando di ‘sta borsa, io sto ritornando sul posto”. E lui mi fa: “Va beh, Ciccio, vai”.

P.M. Dott. GOZZO – Senta, vorrei che ritorni un attimo al momento in cui lei vede la borsa. Successivamente cosa fa, la prende lei o la prende il vigile del fuoco la borsa dall’autovettura?

TESTE MAGGI F.P. – La prende… la prende il vigile del fuoco, anche se io cerco di entrare, però… di questa cosa, ecco, non ne sono certo, ma presumo che l’ha presa lui, perché lui aveva la pompa e quindi…

P.M. Dott. GOZZO – Io glielo devo chiedere, chiaramente: ma lei il nome di questo vigile del fuoco o lo sa o non lo sa?

TESTE MAGGI F.P. – Non mi… non gliel’ho chiesto, poi ho riflettuto e ho detto: “Potevo chiedere il nome al vigile del fuoco”.

P.M. Dott. GOZZO – Ma era un giovane o una persona un po’ più avanti negli anni?

TESTE MAGGI F.P. – No, all’epoca poteva avere qualche anno più di me. (…) Nel ’92 ne avevo 36 – 37.

AMBIGUE PRESENZE SUL LUOGO DELLA STRAGE

P.M. Dott. GOZZO – Va bene. Che lei ricordi, le venne poi… Lei ha avuto modo di parlare comunque con questo vigile del fuoco?

TESTE MAGGI F.P. – No, non… quando sono ritornato… perché avevano tutti i caschi e poi avevano la visiera, erano tutti uguali, non…

P.M. Dott. GOZZO – Tra le persone che lei ha visto sui luoghi, ricorda se vi era l’allora Onorevole Ayala, ex magistrato della Procura di Palermo?

TESTE MAGGI F.P. – Dopo, perché poi, dottore, arrivavano persone, poi, autorità da tutte le parti. Quel giorno l’ho… l’ho scorto il Giudice Ayala.

P.M. Dott. GOZZO – Ma quando lei si reca all’autovettura non c’è il Giudice Ayala o c’è?

TESTE MAGGI F.P. – Penso di no, perché, ripeto, io sono stato uno dei primi ad arrivare là. E poi in questo andirivieni, che saranno passati cinque – dieci minuti, forse pure un quarto d’ora, non riesco a quantificare i minuti, notavo questa gente giacca e cravatta che… che si avvicinava, che cercava, che… (…) In primo tempo mi volevo avvicinare a queste persone per chiedere: “Ma voi che state facendo? Che state cercando?” Poi ho visto che era gente di Roma, perché li conoscevo di vista, e ho lasciato perdere.

P.M. Dott. GOZZO – Eh, ma mi scusi, ecco, allora a questo punto esploriamo meglio questa cosa. Stavano cercando cosa? Cioè non dico che lei sapesse cosa stavano cercando, dico, ma cosa facevano?

TESTE MAGGI F.P. – No, tipo che si aggiravano in tutto… in tutta la… come vogliamo dire. (…) In tutta l’area, sì. (…) Ecco, nelle macchine parcheggiate.

P.M. Dott. GOZZO – Anche vicino a questa macchina azzurrina che lei…?

TESTE MAGGI F.P. – Certo, qualcuno si avvicinò pure là. Va beh, si avvicinarono quando il fumo già forse era un po’ meno, sennò i vestiti si sporcavano.

P.M. Dott. GOZZO – Quindi forse cercavano qualche traccia, come stava facendo lei.

TESTE MAGGI F.P. – E penso di sì, essendo… essendo poliziotti pure loro. (…) Non è che gli posso dire a un collega: “Oh, ma che stai facendo? Che fai qua?” Non glielo posso dire. (…) ho detto: “Ma chissi… ma che ci avevano la radio?” Non lo so io, va’, mi sono posto questa domanda, ho detto: “Ma come mai?” E me la sono posto ora. Ai tempi non lo so perché, forse ero troppo giovane, ora, con il tempo, ‘sta cosa. (…).

P.M. Dott. GOZZO – Senta, a questo punto, visto che lei ha un ricordo abbastanza nitido, mi pare, se può specificare, ecco, adesso quante sono queste persone, se può in qualche modo quantificarle.

TESTE MAGGI F.P. – Perché arrivavano man mano, diventarono poi un esercito.

P.M. Dott. GOZZO – Allora, diciamo, nell’immediatezza lei già ha individua…?

TESTE MAGGI F.P. – Quattro o cinque potevano essere. (…) E c’era qualcuno pure che non conoscevo, ah? Solo che parlavano tra di loro e ho detto: “Mi’, su’ puru colleghi”, erano vistuti uguali, avevano ddocu ‘a spilletta, perché poi…

P.M. Dott. GOZZO – Avevano anche la spilletta di riconoscimento?

TESTE MAGGI F.P. – Penso del Ministero degli Interni o (…) dell’ufficio che facevano parte questi, non lo so.

P.M. Dott. GOZZO – Senta, riesce a descriverli, cioè a dire com’erano, insomma, che…? Oppure ha un ricordo semplicemente numerico, diciamo così?

TESTE MAGGI F.P. – Sì, grossomodo è numerico, dottore, io non… non riesco a vedere… a riconoscere i visi. Mah, statura normale, tipo la mia. (…) Non mi ricordo i volti, perché… non lo so, non mi interessava. Poi la mente elabora con il tempo, ti fai tante domande, acquisisci magari attraverso i giornali riscontri, e quindi ti fai pure tu delle domande. Dico: “Ma se la chiamata arrivò al 113, questi…” Minchia, ma erano belli freschi, proprio senza una goccia di sudore, proprio questi… proprio come se erano dietro l’angolo, non lo so io. Da chi hanno appreso la notizia questi? Dopo dieci minuti sul posto, un quarto d’ora. Vularu? Chissi di Roma vularu? Erano qua, boh! Non lo so che ci facessero a Palermo. Questo ci tengo a dirlo, eh?

[…]

 

Fonte:https://www.editorialedomani.it/

 

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