Quel Sindaco non può essere morto invano. Proponiamo al Comune di intitolargli una via, di Luigi Daga

Se tutti i Sindaci e più in generale tutti i pubblici amministratori si comportassero come Angelo Vassallo, la camorra non l’avrebbe assassinato, perché le mafie troverebbero un muro, ovunque, insormontabile sempre. Quindi sarebbero condannate alla sconfitta. Il ragionamento è semplice. Il Sindaco di Pollica voleva affermare alcuni principi fondamentali che dovrebbero essere la regola, la normalità per chi esercita una funzione pubblica: la difesa dell’ambiente e della salute, la tutela del territorio, la lotta alla speculazione edilizia, il rispetto per i beni comuni che appartengono a tutti i cittadini. Angelo Vassallo invece è morto perché è diventato un’eccezione, una mosca bianca, isolato e quindi facilmente eliminabile dalla criminalità organizzata che, in quel Comune, ha colpito l’ostacolo che da altre parti non esiste. Anzi sono in molti gli amministratori comunali, i ministri ,gli assessori regionali che trattano con la camorra, scambiando favori in cambio di consensi e prebende, ottenendo voti e finanziamenti che servono a perpetuare il loro potere. Nell’ipotesi più benevola fanno finta di niente o nenegano l’esistenza. Se l’unico obiettivo è quello di essere rieletti alle prossime elezioni, la scorciatoia più breve è quella di scendere a compromessi ,cercando, non sempre legalmente, quelle risorse che servono per elargire favori, comprare clientele, finanziare associazioni, consolidare, in una parola, il proprio potere. La via scelta da Angelo Vassallo per avere il consenso è più pulita ma più complessa. Far rispettare le regole, difendere i diritti è più complicato, richiede lavoro, impegno, pulizia morale .Per questo è morto ammazzato.

(Tratto da Tarquinia Città)

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