Quanta ipocrisia !

“SI RIEMPIONO LA BOCCA DEI MORTI.

E DEI VIVI NESSUNO PARLA”.

IL MARTIRIO DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA  E DI CHI OGGI COMBATTE LE MAFIE.

TRATTATI A PESCI IN FACCIA.

QUANTA IPOCRISIA!

PARLA COSTANZA,UOMO DI FIDUCIA DI GIOVANNI FALCONE E MEDAGLIA D’ORO

AL VALORE CIVILE.

Viterbo – Comune – Giornata per le vittime della mafia – Giuseppe Costanza, sopravvissuto alla strage di Capaci, ricorda i terribili momenti dell’attentato

“Rientrato in servizio, non sapevano che farsene di me…”

“SI RIEMPIONO LA BOCCA DEI MORTI.

E DEI VIVI NESSUNO PARLA”.

IL MARTIRIO DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA  E DI CHI OGGI COMBATTE LE MAFIE.

TRATTATI A PESCI IN FACCIA.

QUANTA IPOCRISIA!

PARLA COSTANZA,UOMO DI FIDUCIA DI GIOVANNI FALCONE E MEDAGLIA D’ORO

AL VALORE CIVILE.

Viterbo – Comune – Giornata per le vittime della mafia – Giuseppe Costanza, sopravvissuto alla strage di Capaci, ricorda i terribili momenti dell’attentato

“Rientrato in servizio, non sapevano che farsene di me…”

Viterbo – Giornata per le vittime della mafia – L’incontro in comune

Giuseppe Costanza

Viterbo – Giornata per le vittime della mafia – L’incontro in comune

Viterbo – Giornata per le vittime della mafia – L’incontro in comune

Viterbo – Giornata per le vittime della mafia – L’incontro in comune

Viterbo – (g.f.) – “Dopo 18 mesi , quando sono rientrato in servizio, non sapevano cosa farsene di me”. Nella giornata della memoria delle vittime delle mafie, il racconto, forte, vivo, di Giuseppe Costanza, autista e uomo di fiducia del giudice Giovanni Falcone, riempie la sala Regia. Miracolosamente scampato alla strage di Capaci.

“Quando sono tornato al lavoro – ricorda Costanza – mi hanno messo a fare fotocopie. Non ero più idoneo alla guida e mi hanno retrocesso alla qualifica di portiere. Non l’ho accettato. Mi sono incatenato davanti al tribunale. Oggi me ne vergogno, mi ci hanno costretto. Così si sono accorti della mia esistenza. Dopo tre anni mi hanno riammesso alla mia qualifica funzionale”.

In comune, la presentazione del libro “Stato di abbandono” di Riccardo Tessarini, la storia di Costanza, medaglia d’oro al valore civile. “Mi è stato concesso questo riconoscimento – è l’amaro commento di Costanza – ma in tutti questi anni non sono mai stato invitato a cerimonie.

Più di venti anni di silenzio ed emarginazione. Perché? Si riempiono la bocca parlando dei morti, ma i vivi, che colpa abbiamo se siamo rimasti vivi? Avete mai sentito parlare di noi sopravvissuti? Solo ora si comincia, perché i ragazzi vogliono sapere”.

La sua voce, in sala Regia, per l’iniziativa voluta da Ombre Festival. Al tavolo c’è il direttore artistico, Alessandro Maurizi, con il questore Lorenzo Suraci, il prefetto Nicolò D’Angelo, il sindaco Leonardo Michelini e il presidente di Caffeina Andrea Baffo, che ha collaborato all’iniziativa.

Il ricordo ancora vivo di quel 23 maggio 1992.”La moglie di Falcone si era seduta davanti – ricorda ancora Costanza – così il giudice si mise alla guida. Io mi sono salvato per questo. Ma se avessi guidato io, saremmo morti tutti. Io non ci sarei e così anche gli altri tre uomini della scorta, che erano sulla macchina che ci seguiva”.

Spiega il perché: “Il giudice guidava come un comune civile. Rallentava e poi riprendeva. Così la prima vettura era davanti, poi la nostra e la terza ancora dietro. Se fossi stato io alla guida, avremmo proceduto con tutti e tre i mezzi affiancati, occupando le tre corsie. La tecnica era fiancheggiarci. Saremmo arrivati contemporaneamente.

Invece, passa la prima macchina, la fanno esplodere. C’erano Rocco Dicillo, primo giorno di scorta con Falcone, Schifano, saltuario e Montinaro, da due anni nel gruppo. Dietro di noi, l’altra auto con tre componenti. Sono rimasti vivi. Erano più lontani”.

Per Costanza, l’esplosione, tutto in pochi istanti. “Siamo andati a cozzare contro una massa di detriti che si sollevava. Il dottor Falcone con la sua forza ha piegato lo sterzo come se fosse un libro. Questa è stata la forza esercitata. Io dai sedili posteriori sono sbalzato in avanti e con la testa ho colpito lo specchietto, sfondando il parabrezza, per poi tornare indietro. Mi hanno trovato in questa posizione, così mi raccontano.

Sono rimasto in coma. Mi sono risvegliato in ospedale, mi hanno raccontato che c’era stato un incidente, poi ho saputo. Malridotto, ma sono sopravvissuto”.

Dopo tanti anni, ancora non tutta la verità è stata raccontata, per Costanza: “Una settimana prima dell’attentato, Falcone mi aveva detto del suo prossimo incarico come procuratore nazionale antimafia. Forse aveva fatto paura a qualcuno. Voleva riformare quel pool che poi è stato smantellato.

Ho 70 anni, prima di chiudere gli occhi, vorrei sapere chi ha architettato la strage e anche quella di Borsellino. Aveva preso in mano le stesse indagini e dopo un mese è stato ucciso”.

L’invito del prefetto D’Angelo è a non mollare. “Si va sempre avanti – dice D’Angelo – sono sempre convinto che si muore quando si è soli e si muore nell’indifferenza. Il paese oggi ha preso coscienza e nessuno può tirarsi fuori da questa battaglia”.

Invito rinnovato anche dal questore Suraci: “Bisogna fare fronte comune e non solo gli uomini dello Stato. Loro devono guidare la battaglia, ma ci vuole un sommovimento dei cittadini, specie nelle zone dove il potere mafioso è più forte. Ribellandosi. Io personalmente non riuscirei a sottostare ai prepotenti”.

La prossima edizione di Ombre festival, la seconda, sarà dedicata a Borsellino e il tema sarà l’omertà. Lo anticipa Alessandro Maurizi.

L’incontro, moderato da Cristina Pallotta, è stato chiuso dagli assessori Alessandra Troncarelli e Giacomo Barelli, che hanno dato contribuito all’iniziativa.

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