Quando Prefetti e rappresentanti delle forze dell’ordine sono coinvolti in indagini o comunque citati nelle inchieste è opportuno che lascino gli incarichi. Che fa il Ministro Maroni?

Noi siamo garantisti e riteniamo qualunque indagato innocente fino a sentenza definitiva, quella, cioè, della Cassazione.

La vicenda, però, che vede coinvolto l’attuale Prefetto di Frosinone ci induce a fare alcune considerazioni.

Abbiamo dato pubblicamente atto a questo Prefetto di essere stato, fra i suoi colleghi del Lazio, l’unico che sta facendo qualcosa di concreto contro le organizzazione criminali.

I patti per la legalità da lui lanciati in provincia di Latina stanno, infatti, avendo successo e cominciano ad essere parecchi i comuni ciociari che stanno sottoscrivendo i protocolli di intesa.

In altre province del Lazio stiamo ancora al ben noto… ”… qua è tutto sotto controllo”… ed al negazionismo più assoluto.

Una situazione vergognosa che dovrebbe spingere il Ministro dell’Interno Maroni, se veramente vuole combattere le mafie come sostiene, a trasferire questa gente ed a metterla a disposizione in qualche ufficio ministeriale.

Per evitare che continuino a fare danni nel negare o minimizzare la realtà drammatica in cui si trova il Lazio.

Fatta questa premessa, noi auguriamo al Dr. Maddaloni di uscire assolto dal procedimento in cui risulta coinvolto.

Ci sono, però, ragioni di opportunità che suggeriscono a persone che rappresentano lo Stato sui territori con ruoli delicati -prefetti, rappresentanti delle forze dell’ordine in particolare – di lasciare gli incarichi in attesa di un chiarimento delle proprie posizioni giudiziarie.

E’ quanto suggeriamo di fare al Dr. Maddaloni, anche se, purtroppo, sono pochi gli interessati che avvertono questa esigenza.

A Formia e a Terracina, ad esempio, ci sono casi di poliziotti i cui nomi risultano citati in delicatissime indagini giudiziarie e nei confronti dei quali il Ministero dell’Interno sembra che non abbia nemmeno aperto un procedimento disciplinare…

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