QUANDO DICIAMO CHE NON E’ MALATA L’ITALIA MA SONO GLI ITALIANI AD ESSERE MALATI.SIAMO I PIU’ CORROTTI DI EUROPA E FRA I PIU’ CORROTTI AL MONDO. DI COS’ALTRO VOGLIAMO PARLARE PIU’?

Mafia: è l’intero tessuto sociale che va sanato

6 Luglio 2019 – Storia Maestra di Vita

RELAZIONE: VACANZE ESTIVE STUDIANDO LA STORIA DELLA MAFIA NEL NOSTRO PAESE

7 giugno 2019 – 2°Parte

Si, è vero che non pende alcuna imputazione (ancora!?) sul suo conto per reati di mafia, ma vi sembra possibile che un tale personaggio, quanto meno per la sua deprecabile moralità, possa continuare ad avere voce in capitolo nella politica nazionale, con tutta una corte di seguaci che trovano sostentamento alla sua greppia?

Ma la veloce carrellata non è ancora finita: si sale altro scalino.

Finanche presidenti della Repubblica che si sono resi promotori della sostituzione di ministri e capi del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, pur di consentire che venisse ammorbidito il contrasto alla Mafia per favorire quella insana, deprecabile e luttuosamente controproducente trattativa Stato-Mafia, di cui ci ha detto la sentenza di primo grado del 20 aprile 2018 (leggi Oscar Luigi Scalfaro).

E altri presidenti della Repubblica che, pur di non presentarsi a testimoniare in un’aula giudiziaria, ricorrono alla Corte Costituzionale sollevando il conflitto di interessi e chiedono provvedimenti disciplinari a carico dei magistrati ritenuti responsabili di lesa maestà (leggi Giorgio Napolitano).

Di fronte a uno scenario così fosco e drammatico, vi chiederete e vorreste chiedere quindi a chi vi parla: “Ma  noi ragazzi cosa possiamo fare per cambiare questo stato di cose?”

Vediamo di darne la risposta. La Mafia, diversamente da altri generi di criminalità, presenta una connotazione particolare, come abbiamo visto dalle affermazioni appena menzionate: la sua infiltrazione nella società e nelle istituzioni, che le consentono di ottenere dalla prima il consenso e l’omertà e dalle seconde la protezione. Ne deriva che tra gli appartenenti alle Istituzioni che hanno il compito di combatterla ce ne sono di quelli che fanno solo finta di combatterla, per timore o convenienza, o addirittura ne sono i favoreggiatori se non gli affiliati lì collocati proprio dalla mafia. La storia ci insegna che fin dalle origini la Mafia ha potuto avvalersi dei favori di pubblici funzionari ma, soprattutto, ha goduto della protezione della politica, spesso nella persona di suoi alti rappresentanti che avevano in mano le leve del potere. Proprio per quella “convergenza di interessi” di cui parla il giudice Di Matteo: pacchetti di consensi elettorali in cambio di protezione e favori di ogni genere.

Non possono quindi essere sufficienti, per debellare il fenomeno, la competenza, l’impegno e il coraggio con cui tanti servitori dello Stato hanno affrontato la lotta alla Mafia, alcuni anche fino all’estremo sacrificio. Lo Stato non ha saputo o, ancor peggio, in alcuni casi, non ha voluto proteggere coloro che ne avevano fatto una ragione di vita della lotta alla Mafia, e che, inevitabilmente, ne sono rimasti vittima.

Tutti ci chiediamo come sia stato possibile consentire l’eliminazione fisica di magistrati, poliziotti, carabinieri, giornalisti, funzionari pubblici, politici non allineati e finanche sacerdoti, che avevano solo la “colpa” di fare il proprio dovere. In buona sostanza lo Stato non ha avuto la forza di battere il suo antagonista Antistato. E questo proprio perché la mafia è nello Stato.

Siete giovani e non avete vissuto i tempi delle stragi di Mafia ma è necessario sapere che magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Gaetano Costa, Cesare Terranova, Ciaccio Montalto, Rosario Livatino, Antonio Saetta, prefetti come Carlo Alberto Dalla Chiesa, poliziotti come Boris Giuliano, Ninni Cassarà, Beppe Montana, Antonino Agostino, Calogero Zucchetto – con alcuni dei quali ho avuto il privilegio di lavorare – carabinieri come il colonnello Russo, il capitano Basile, il capitano D’Aleo e il siracusano Salvatore Raiti, giornalisti come Giuseppe Fava, Mauro De Mauro, Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Beppe Alfano, Mario Francese, sacerdoti come Don Pino Puglisi, politici come Pio La Torre e Piersanti Mattarella – e non menziono tutti per limitare alquanto il lunghissimo elenco delle vittime – hanno perduto la vita per mano mafiosa. In alcuni casi fatti saltare in aria assieme agli uomini di scorta con potenti cariche esplosive. Alcuni nomi probabilmente a voi non dicono nulla ma dovete sapere che costoro sono gli eroi del nostro tempo, che non possiamo e non dovremo mai dimenticare, e il cui testamento ci deve servire per condurre la nostra battaglia contro la criminalità mafiosa.

Se poi si aggiunge che siamo il Paese più corrotto in Europa e forse anche tra i Paesi di altri Continenti, come ci dicono cronache giornaliere e le statistiche emanate da più fonti, e se si considera che la corruzione è l’anticamera della collusione mafiosa, perché sono due facce della stessa medaglia, non c’è di che essere ottimisti. Perché quando si fondono i due elementi Mafia e corruzione ne viene fuori una miscela esplosiva che è molto ma molto difficile disinnescare.

Allora se è questa l’analisi del fenomeno Mafia, e incontrovertibilmente lo è, come possiamo sperare di addivenire a un successo  definitivo?

Una speranza ce la dobbiamo dare e allora prendiamo a riferimento ancora una volta le parole di Giovanni Falcone: “La Mafia non è affatto invincibile: è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto , bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle Istituzioni”.

Dunque non è il caso di rimanere inermi ad attendere l’estinzione del fenomeno per cause naturali.

Mi rendo conto però che non è per niente facile scrollarsi di dosso le incrostazioni ormai sedimentatesi in tutte le componenti della nostra società. E qui valga per tutti un esempio: a fronte dell’attacco spietato della Mafia nei primi anni ’90, con la stagione delle stragi, lo Stato non sa fare altro che intavolare una trattativa con Essa.

 

Mi riferisco al processo sulla trattativa Stato-Mafia che si è definito in primo grado nelle aule giudiziarie di Palermo. Quel processo nel quale sono coinvolti eminenti personalità delle Istituzioni e finanche ex ministri e che coinvolge anche un nostro Presidente emerito della Repubblica, come si è detto, se pure solo nella veste di persona informata dei fatti. Il processo si è concluso con pesanti condanne a carico di esponenti mafiosi e delle Istituzioni ed ha dimostrato che lo Stato, per mano di suoi alti rappresentanti, ha trattato con la Mafia, piuttosto che esercitare un’azione di contrasto efficace, determinata e finalmente risolutiva.

Ma siamo ancora qui a chiederci quali sono quelle “menti raffinatissime”, di cui parlava Giovanni Falcone dopo il fallito attentato contro la sua persona all’Addaura e che stanno dietro le stragi del 1992/93. Ci rendiamo conto che se c’è qualcuno che vorrebbe individuarle – e ce ne sono – c’è anche chi rema contro e ha interesse a che non vengano identificate. Le nostre conoscenze in materia e l’esperienza maturata ci fanno purtroppo prevedere una prevalenza dei “controrematori”.

E’ l’intero tessuto sociale, allora, che va sanato.

Dunque non ci rimane che realizzare una vera e propria rivoluzione culturale per debellare quella che Don Ciotti ha definito “la peste mafiosa”, e, per farlo, non si può non puntare soprattutto sulle nuove generazioni, dunque su voi giovani. Per alimentare una cultura contro la Mafia, contro la corruzione, contro ogni genere di malaffare, affinché si possano formare nuove classi dirigenti – e soprattutto una classe politica – improntate a rettitudine e onestà intellettuale, pervase da quella tensione morale che abbia a cuore il bene della collettività, piuttosto che l’interesse di partito, di casta o, ancor peggio, personale. E perché si possa formare una nuova classe anche di semplici cittadini non più disposta a subire, per convenienza, calcolo, comodità, interesse, debolezza o ignavia la sudditanza dalla Mafia.

Ci vorranno certo alcune generazioni ma così – e solo così -potremo finalmente celebrare il successo contro criminalità mafiosa e corruzione ed evitare di doverci trovare ancora per chissà quanti decenni a discettare sull’attualità del fenomeno Mafia.

Grazie per l’attenzione.

Fonte:https://www.themisemetis.com

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