Quando dicevano che non c’era…..e si accorgono oggi di avere la mafia perfino…..dentro casa

Quando dicevano che non c’era

Giovedì 1 Giugno 2017

di Francesco Dondi

Negare sempre, magari soltanto per un narcisismo personale e per continuare ad essere i primi della classe oppure per difendere il territorio in cui si lavora e al quale si vogliono evitare figuracce mediatiche o forse per una reale inconsapevolezza. Ma in Emilia Romagna, per anni, si è negata la presenza della criminalità organizzata e mafiosa, poi si è corretto un po’ il tiro parlando di “anticorpi” che hanno retto ai primi scossoni per arrivare, ma soltanto nell’ultimo periodo e dopo imponenti inchieste e condanne vere, a prendere un pizzico di coscienza del problema.
La regione non è terra di mafia, ma è terra in cui la mafia esiste e fa affari.
Era il marzo 2009 e il prefetto di Parma, Paolo Scarpis, in un’intervista al quotidiano Informazione bollava come “sparate” le segnalazioni di Roberto Saviano sull’infiltrazione dei Casalesi nel Ducato. Pochi anni dopo, è il 2012, il presidente di Confindustria Emilia Romagna, Gaetano Maccaferri, dichiara all’Espresso, impegnato nell’inchiesta “Emilia nostra”, che la mafia qui non esiste: «Non abbiamo di questi problemi. Le infiltrazioni mafiose o il pericolo mafia non sono all’ordine del giorno. E non ci sono mai state, fino adesso, perché non abbiamo mai avuto di questi problemi». Passano pochi mesi, il Modenese viene sconvolto dal terremoto e arrivano le prime interdittive antimafia per alcune storiche imprese del territorio, che trovano invece il sostegno del senatore Carlo Giovanardi (allora Ncd), impegnato in una battaglia che arriva fino in Parlamento.
Giovanardi che reagisce alla relazione della Procura antimafia, firmata dal consigliere Roberto Pennisi. Quelle considerazioni – dirà Giovanardi  – «da un lato criminalizzano l’intera popolazione delle province di Modena e Reggio, raffigurandola come subalterna e complice della criminalità organizzata, dall’altra arruolano fra gli “erosori di legalità” i parlamentari che con atti di sindacato ispettivo o interventi in Parlamento hanno denunciato l’insostenibile gestione delle interdittive antimafia».
Intanto la Regione prova a reagire con testi sulla legalità. Ma ancora nel 2014 la vice-presidente Simonetta Saliera, in una relazione, scriveva che «le organizzazioni mafiose non hanno guadagnato legittimazione e consenso, non hanno costruito un proprio capitale sociale e se continuiamo la nostra azione con la stessa insistenza che ci ha caratterizzato fin d’ora credo che riusciremo a frenare i tentativi della mafia di costruire meccanismi di consenso sociale e di legittimazione».
Ma se Saliera pone le basi per il lavoro di sensibilizzazione, c’è un sindaco, Marcello Cofrini di Brescello – primo Comune emiliano poi sciolto per mafia – che nel settembre 2014 parlava così ai ragazzi della web tv Cortocircuito: «La criminalità organizzata? A Brescello non c’è. Grande Aracri? E’ gentile e molto tranquillo. Uno che ha sempre vissuto a basso livello». Non male per un boss condannato in via definitiva per mafia.

Fonte:http://mafie.blogautore.repubblica.it/

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