Qualcuno riprenda nelle mani i fascicoli del Cap.Conti e di Giuseppe Savani

RIPARLIAMO DEL CAPITANO FEDELE CONTI E DELLA SUA MORTE

Lo zio Eliseo ha dichiarato che egli parlava di “pratiche che puzzano”.

Di cosa si sia trattato è destinato a restare… nei grandi misteri italiani.

Stiamo parlando di Fondi perché il capitano Conti comandava la Compagnia della Guardia di Finanza di Fondi e a Fondi si è ammazzato, in caserma e di notte, con un colpo di pistola che nessuno ha sentito.

Un mistero!

E di misteri ce ne sono parecchi, come sottolinea la fidanzata del capitano, la Dottoressa Valentina Mazzucca, un medico, in una lettera mandata all’allora Comandante Generale della Guardia di Finanza e pubblicata da alcuni giornali, lettera che pubblichiamo integralmente:

“All’attenzione del Comandante Generale della Guardia di Finanza Generale Roberto Speciale

Sono Valentina Mazzucca; probabilmente il mio nome non le dirà nulla, ma se dico di essere la fidanzata del capitano FEDELE CONTI deceduto il 27.09.2006 per “ suicidio” nella caserma della GdF di Fondi (Latina) capirà le ragioni di questa mia lettera.

Ho letto attentamente più volte, restandone profondamente turbata, l’articolo pubblicato su “ La Repubblica” del 20.111.2006 sui “ Troppi suicidi in GdF” di Custodero.

Così come lei si chiede perché 74 finanziari in 10 anni si sono tolti la vita, anch’io da più di due mesi mi chiedo in ogni momento della giornata perché FEDELE doveva morire così a soli 44 anni in un momento molto felice della sua vita.

Fedele era un uomo entusiasta della vita, aveva una famiglia splendida intorno a sé, con me aveva programmato una vita a due, diceva di “voler invecchiare” insieme a me, appena una settimana prima stava a casa mia a prendere le misure di armadi e librerie per la nostra futura casa e di lì a poco ci sarebbe stato un matrimonio.

Fino al 4.8.2006, epoca del trasferimento da Roma a Fondi (LT), vivevamo insieme a Roma da quando due anni e mezzo fa c’eravamo conosciuti; di recente avevamo fatto anche degli accertamenti diagnostici per avere dei figli e a tal fine si era sottoposto il 21.8.2006 ad un piccolo intervento chirurgico di Day Surgery (come si evince dai certificati medici).

Può una persona piena di vita, con mille interessi, con progetti di vita a due a breve e lungo temine, progetti di generare una nuova vita, “farsi fuori” VOLONTARIAMENTE?

Io non penso proprio e come me la pensano anche la mamma, la sorella, il cognato, i parenti tutti, gli amici e tutto il paese d’origine.

Quello che mi ferisce profondamente e mi offende è il volere a tutti i costi etichettare questa morte come dovuta ad un improvviso atto di “FOLLIA”, di una persona depressa.

Devo dirle, e non ho alcun dubbio in merito, che FEDELE non era una persona depressa!

Io faccio il Medico ospedaliero da vent’anni e di persone veramente depresse ne ho viste tante; ma, considerando pure il mio giudizio falsato dal legame affettivo, dicono la stessa cosa anche tutti i nostri amici medici che lo frequentavano e conoscevano bene.

E’ stato molto grave leggere sui giornali il giorno dopo la sua morte che si era suicidato per “ pene amorose”!

Il Direttore del giornale da me prontamente contattato telefonicamente mi disse che tali notizie erano state “riferite” in caserma a Fondi!!!

Come spiega che un funzionario della GdF qualche giorno dopo l’evento si è permesso di telefonare a casa della madre per chiedere dell’esistenza di eventuali certificati medici comprovanti visite psichiatriche e diagnosi di “ malattia depressiva”?

Può ad un depresso essere lasciata la pistola d’ordinanza?

Si può mandare un depresso a comandare una caserma?

Fedele non solo non è stato mai da uno psichiatra, per quanto era una persona sanissima fisicamente e psichicamente.

E poi bisogna necessariamente essere esperti balistici per capire che un colpo di pistola sparato verosimilmente alle 2 di notte, senza silenziatore e senza cuscino in una caserma alla periferia di un paese doveva per forza essere “sentito” dal piantone di turno, a meno che lo stesso non fosse fisicamente in caserma o avesse una importante ipoacusia!

Perché poi a noi familiari la notizia è giunta solo dopo 11 ore?

Tutti interrogativi che ci lasciano molto perplessi e ci sembrano molto poco credibili!

Qualunque sarà il verdetto dell’inchiesta in corso noi non crederemo mai all’ipotesi avanzata del “ MALE OSCURO” senza minimamente prendere in considerazione come causa scatenante l’attività investigativa da lui svolta di cui noi familiari, ovviamente non eravamo e non siamo a conoscenza.

Concludo dicendo che Fedele amava il suo lavoro, credeva profondamente nell’arma e non Gli rende giustizia il fatto di non arrivare a capire il perché di questa morte.

Roma 30.11.2006
Valentina Mazzucca

Si conclude qua la nota dolorosa della Dottoressa Mazzucca, fidanzata del Capitano Conti. Con interrogativi senza risposta pesanti come macigni!!!

Una pagina dolorosa ed inquietante di una storia maturatasi e conclusasi a Fondi.

Nel sangue di un innocente che ha pagato con la sua vita il giuramento di fedeltà allo Stato. Uno Stato che si definisce di diritto!!!

Nessuno gli ha reso giustizia e nessuno, a quanto pare, vuole rendergliela.

A Lui ed a quei poveri familiari, lasciati soli, nel dolore.

Eppure ci sono elementi che avrebbero potuto rendere più chiaro il quadro, elementi che sono stati esposti a chi di dovere dagli amici, dallo zio Eliseo, dalle tante chiavi di lettura che sono circolate in paese ed a Fondi.

Si è parlato di un campeggio, ne hanno scritto i giornali. L’Unità domenica 12 aprile 2009, in un’ampio servizio a firma di Massimiliano Di Dio nelle pagine 18 e 19, ne ha parlato ampiamente. Fatti e circostanze. Nomi e cognomi. Basterebbe che il magistrato inquirente ne acquisisse copia agli atti.
Il pranzo del 15 agosto in famiglia a Pastena, le telefonate arrivate al capitano, le frasi di rabbia da lui pronunciate dopo quelle telefonate, il contenuto di queste frasi, quello dello scritto lasciato. Le dichiarazioni rilasciate da chi è stato interrogato.

Elementi ad iosa per costruire il “quadro”. E tirale le conclusioni.

E ritorniamo a Fondi, sempre a Fondi, con un altro “caso”, rimasto insoluto, per “ prescrizione” ci dicono.

Quello che riguarda l’attentato a Giuseppe Savani e che ha formato oggetto del procedimento (non giunto a conclusione per “prescrizione” appunto) n.2792/H/00 –Ufficio del PM dr. Giuseppe Chiné.

8 indagati per reati relativi agli articoli 110, 594, 612 del c. p.

Una macchina bruciata. E siamo nel 2000.

Quando noi diciamo che la scia di fuoco ha avuto inizio con Savani ed all’interno di un certo ambiente!!!

Qualcuno riprenda queste due pratiche, delle quali una riguarda addirittura un morto, un brillante ufficiale della Guardia di Finanza!

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