Pupi e pupari……….Una storia infinita

PUPI E PUPARI……..

Ero ancora a Latina,tanti anni fa ed ancora era  lontana l’idea di dar vita alle attività attuali nel campo dell’antimafia sociale.

Avevo alla spalle una lunga, lunghissima militanza prima politica,poi sindacale,poi nuovamente politica ed anche  amministrativa dalla quale ero uscito in maniera traumatizzata ed attraversavo un periodo di stand by durante il quale,come un pugile suonato,pensavo,riflettendo su tutto quello che avevo vissuto ed a quale possibile nuovo percorso da intraprendere.

Avevo tanti amici ed amiche con i quali ci si vedeva,si discuteva,si stava insieme,tutti reduci come me di tante battaglie e di lunghe storie.

Una sorta di compagnia di “reduci”,Luciano,Arghiri,Antonio,Luciana,Nicola.Parlavamo delle vicende politiche del Paese e  del mondo,Arghiri ci raccontava dei suoi rapporti  con i soggetti della resistenza greca durante il regime dei colonnelli e dell’ospitalità concessa a casa sua ,a Latina, di alcuni di essi,Nicola ci parlava di quando nel PCI era addetto al servizio di guardia del corpo di Enrico Berlinguer,Luciano del suo passato agonistico come pugile,Antonio di piani regolatori,Luciana dei problemi del mondo della disabilità nei quali,peraltro,lavorando io nell’INAIL ,ero immerso fino al collo e così via.

Un mondo,insomma,variopinto ed affascinante,fatto di persone che avevano un vissuto interessante ed impegnato in vari campi.

Fu quello un periodo caratterizzato da una nuova esperienza che mi venne in mente e che durò altri 3-4 anni,quella dell’Humana Civitas,una cooperativa culturale della quale io ero il Segretario e Don Giovanni Lerose era il Presidente.

Bravo sacerdote,Don Giovanni,uomo colto,laureato in lettere antiche,giornalista professionista ,responsabile della pagina dell’AVVENIRE della Diocesi di Latina e dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Curia.

Una vocazione adulta,la sua,nata e cresciuta  alla scuola di La Pira e di Dossetti,dei quali un suo zio era amico ed assiduo frequentatore insieme a Don Giovanni ancora ragazzo.

Cominciò un altro tipo di impegno, a latere di quello dell’Humana Civitas,quello di scrivere qualche pezzo settimanale per l’Avvenire.

Ci si vedeva il lunedì in Curia,si raccoglievano gli articoli scritti da ognuno di noi durante la settimana,si valutavano,una sorta di riunione di redazione e si mandavano poi al giornale.

Humana Civitas,con i convegni,i dibattiti  su temi culturali,sociali,storici – memorabile la mostra-convegno nell’aula magna del liceo scientifico Majorana sulla Rivoluzione francese con l’ambasciatore d’Oltralpe ed i quadri fornitici dall’ambasciata di quel Paese – ed Avvenire.

Un periodo esaltante che ricordo con nostalgia e che ha lasciato in me un segno.

Dalle battaglie nelle piazze,nelle fabbriche,dagli scontri nei tribunali,nelle sezioni,nei comitati provinciale e regionale,in consiglio comunale,dagli incontri e confronti con ministri,sottosegretari,parlamentari e dirigenti politici di ogni livello,alla  riflessione,allo studio,al dibattito con uomini di cultura,docenti universitari,storici,economisti,sindacalisti.

Tutto,prima del nuovo impegno politico nella Rete,della conoscenza di Galasso,Caponnetto,Orlando,De Notaris e tutti gli altri e della creazione dell’Associazione Caponnetto e con la storia che ne consegue.

Fu nel periodo dell ‘Humana Civitas e dell’Avvenire che un giorno mi chiamò un amico direttore di un settimanale e a bruciapelo,senza fronzoli,mi disse:

“Segnati questo titolo :”Pupi e pupari”e sbizzarrisciti come vuoi.

Ti do una settimana di tempo e voglio sulla mia scrivania un servizio in tre puntate.Dimmi quanto vuoi”.

“Niente”,gli risposi subito,ma sentivo che mi tremavano le gambe e me ne andai senza dire altro, sbandando per le scale del giornale.

Avevo una memoria confusa del significato di “Pupi e pupari” ed andai a casa a consultare un mio vecchio libro universitario della Storia del Teatro siciliano.Mi venne un’idea,quella di avventurarmi nel campo dell’urbanistica,il più proficuo ed interessante,zeppo appunto di pupi e di pupari.

Io l’ho sempre odiato,quel campo, ed anche durante la mia esperienza di consigliere comunale ne ho ostinatamente rifiutato l’approccio perché mi ha fatto sempre schifo per quanto vi succede.

Ne andai a parlare con Antonio Del Duca- Antonio-,un mio amico carissimo che ricordo con tanta nostalgia ed affetto.

Architetto,con alle spalle un lungo passato di responsabile dell’ufficio “urbanistica”della federazione provinciale del PCI di Latina e conoscitore profondo di tutte le storie della provincia e del Lazio.

Altro uomo,Antonio,tormentato che aveva lasciato il PCI ed intrapreso la professione libera.

Grande professionista,una mente libera.

Ce l’aveva con i…..”giovani rampanti”….,con gli spregiudicati alla ricerca solo del vile denaro,con coloro che per questo sono disposti a vendere qualunque loro bene,genitori,figli,fratelli e sorelle.

Pomeriggi e serate nel suo studio a scrivere storie di tracciati,favori,impicci,rapporti,tangenti , mignotte e case di appuntamenti.

E di faccendieri e mafiosi.

Un mix di monnezza ed affari  e soggetti loschi.

Uno scoppiettio di intrecci ed intrallazzi.

Storie antiche e recenti.

E che si ripetono sempre.

All’infinito.

Mi chiusi in casa e per un paio di giorni non uscii.

Riordinai il tutto e mi misi alla macchina da scrivere per stendere i tre servizi richiestimi.

Li lessi e rilessi decine di volte,correggendoli,aggiungendo,virgolettandoli,punteggiandoli bene e li portai al direttore.

Non una  sola parola,un buongiorno,nessun convenevole.

Alla fine della lettura,oltre mezz’ora,mi disse:

“E’ un capolavoro,vale oro.Ho fatto bene a pensare a te.Dimmi quanto vuoi”

” Vaffanculo.Te lo ripeto mille volte,vaffanculo”.

Un magone alla gola per la gioia.

Mentre uscivo,però, mi gelò:

“Speriamo di non prendere dieci querele”.

Gli risposi d’impeto:”fai come cazzo ti pare.Stracciali”.

E me ne andai senza nemmeno salutarlo, incazzato,inferocito.

Ci avevo fatto le nottate.

Mi telefonò dopo un mesetto:

“E successo il pandemonio.Ho venduto il quadruplo delle copie.Voglio farti un regalo”.

“Ti ho detto vaffanculo e te lo ripeto per l’ennesima volta.Io non sono un prezzolato e non lavoro per i soldi.

Mi bastano ed avanzano quelli che mi guadagno con il lavoro all’INAIL”.

Storie di fatti ed uomini e donne di altri tempi,ma che hanno segnato il passato e l’attualità.

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