Prosegue l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine campane contro la camorra.Quando a capo delle DDA,come a Napoli,della DIA sempre nella città partenopea,e delle altre forze dell’ordine e delle Prefetture,come a Caserta e Napoli ,ci sono Magistrati e Prefetti attivi e che fanno il loro dovere di servitori dello Stato,i risultati si vedono.

CAMORRA, APPALTI E CEMENTO. Sequestrata un’altra società del costruttore Giovanni Malinconico, il “più amato” da Antonio Iovine o’ ninno

Operazione dei carabinieri del reparto operativo di Caserta che hanno eseguito un provvedimento della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su istanza della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli

 

 

(nella foto, Fabozzi, Iovine e Malinconico)

(nella foto, Fabozzi, Iovine e Malinconico)

CASERTA – I Carabinieri del Reparto Operativo di Caserta hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura Distrettuale di Napoli, nei confronti dell’imprenditore Giovanni Malinconico 63enne, di Ailano, inerente una società ­­­­­­­­­­­edile con sede in Ailano del valore complessivo di circa 50.000 euro.

Il provvedimento in parola è un proseguo dell’attività d’indagine patrimoniale eseguita dal medesimo Reparto nel mese di novembre scorso, allorquando furono sottoposti a sequestro  6 società, 15 terreni, 2 appartamenti, 1 villa,47 veicoli e 2 fabbricati, tutte riconducibili al già nominato imprenditore.

L’odierno decreto di sequestro, unitamente a quello del 2014, scaturisce da un’attività investigativa condotta dai Carabinieri di Caserta tra il 2007 ed il 2011, che portò all’arresto, nel novembre del 2011, di Malinconico unitamente all’ex consigliere della Regione Campania, Enrico Fabozzi ed ad altri imprenditori San Cipriano d’Aversa, Casal di Principe e Villa Literno, ritenuti  responsabili a vario titolo di concorso esterno in associazione camorristica, estorsione, turbativa delle operazioni di voto mediante violenza e minaccia, corruzione, impiego di denaro di provenienza illecita e ricettazione, reati tutti aggravati dalla finalità di agevolare il clan “dei casalesi”.

Nel corso delle indagini coordinate dalla DDA partenopea si fece luce sull’esistenza di un patto criminale fra il clan “dei casalesi” e l’ex sindaco di Villa Literno e poi consigliere regionale della Campania, fondato su un accordo generale mirato a garantire al clan il controllo e la gestione degli appalti e delle risorse pubbliche in cambio del sostegno elettorale e di tornaconti economici, personali ed elettorali. Gli imprenditori anche di rilievo nazionale colpiti dal provvedimento cautelare sono stati accusati di concorso esterno nel clan capeggiato dal boss Antonio IOVINE, detto o’ninno, arrestato nel 2010.

PUBBLICATO IL: 6 maggio 2015

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