Prosegue l’attacco alla Giustizia ed alla libertà di informazione

Giustizia, battaglia in corso

Giornata campale su intercettazioni, lodo Alfano costituzionale e sciopero dei magistrati. Sul provvedimento sugli ascolti inutile richiesta unitaria dell’opposizione per approfondimenti ulteriori in commissione. Nel frattempo la maggioranza prova a far valere anche per i processi iniziati prima della nomina lo scudo costituzionale per premier e ministri, e si registra una polemica tra il vicepresidente del Csm Mancino e l’Anm sullo sciopero dei magistrati

Mentre oggi la Federazione nazionale della stampa – sostenuta, tra gli altri, da Cgil e Popolo viola si scende in piazza in 22 città per protestare contro il provvedimento sulle intercettazioni, lavori in corso in commissione Giustizia della Camera dove il contestato ddl ha compattato il fronte delle opposizioni. I capigruppo di Pd, Idv e Udc in commissione hanno infatti sottoscritto una nota congiunta per chiedere che il provvedimento non arrivi in aula il prossimo 29 luglio e alla presidente Bongiorno di rappresentare “alla presidenza della camera la necessità di avere tempi ragionevoli per ulteriori approfondimenti”.

“Al termine del ciclo di audizioni – scrivono Ferranti (Pd), Palomba (Idv) e Rao (Udc) – a giudizio dei gruppi di opposizione insufficienti anche se tutte autorevoli e documentate, e dopo le parole chiare del presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, abbiamo avuto la certificazione dell’inadeguatezza e dell’inefficacia del testo di legge sulle intercettazioni di fronte alle esigenze (queste sì condivise da tutte le forze politiche) di contemperare la tutela della privacy, il diritto di cronaca e il diritto alla sicurezza e alla legalità, attraverso la lotta alla criminalità”.

“Il Parlamento – continuano i capigruppo – non può ignorare questi autorevoli e qualificati pareri alla luce dei quali il testo appare nel complesso sensibilmente peggiorato nel suo passaggio al Senato. E’ necessario che la presidente della commissione Giustizia rappresenti alla presidenza della Camera la necessità di avere tempi ragionevoli per ulteriori approfondimenti, lasciando ampio margine alla discussione in commissione, al fine di raggiungere un’ampia convergenze su un testo condiviso. La data del 29 luglio appare – prosegue la nota – alla luce di queste considerazioni, inadeguata al raggiungimento di questi obiettivi. Finora il muro contro muro e il tentativo di accelerare e blindare immotivatamente il percorso di questo ddl non ha determinato altro risultato che creare tensioni tra le forze politiche, tra le istituzioni, tra magistrati e politica”.

“Come gruppi parlamentari di opposizione, eserciteremo ogni prerogativa parlamentare per migliorare il testo e assicurare la più ampia discussione, ricordando che ogni volta che ve ne è stata l’occasione, la commissione giustizia ha sempre prodotto risultati rispondenti alle esigenze di giustizia dei cittadini”. Alla dichiarazione congiunta la Bongiorno ha risposto lasciando oggi l’aula della commissione Giustizia e ai cronisti spiega: “La decisione è stata già presa ieri dall’organo competente cioè dalla capigruppo. Queste esigenze sono state già rappresentate ieri dalle opposizioni, sono state discusse ieri e sono state già decise dal presidente Fini”. “Adesso procederemo” ha detto Bongiorno. Il cammino del ddl intercettazioni alla Camera riprenderà in commissione Giustizia il prossimo martedì 6 luglio, fino a giovedì 8. Alle 10 di lunedì 12 luglio è fissata la scadenza per la presentazione degli emendamenti. L’esame degli emendamenti andrà avanti da martedì 13 luglio a martedì 20 luglio. Mercoledì 21 e giovedì 22 si attendono i parerei delle commissioni e martedì 27 luglio sarà votato il mandato al relatore.

Sul caso è ottimista il leader della Lega nord, Umberto Bossi, che in riferimento al contenuto del provvedimento ha detto: “Troveremo una soluzione”, mentre il finiano Italo Bocchino non crede che il premier riesca nell’obiettivo di approvare il provvedimento entro l’estate: “Di problemi ce ne sono molti e non ci sembra che la maggioranza sia in grado di risolverli così velocemente”. Arriva la notizia, nel frattempo, che la maggioranza, attraverso un parere che la Commissione giustizia del Senato trasmetterà alla Commissione Affari costituzionali. Il lodo Alfano costituzionale, negli intenti della maggioranza, dovrà essere retroattivo, lo scudo dovrebbe cioè valere cioè anche per i procedimenti precedenti all’assunzione della carica, a cui sono sottoposti premier e ministri. Ma i finiani incalzano: “Non ci sembra una grande emergenza della nazione quella di parlare soltanto di lodi, intercettazioni e provvedimenti simili. Tendenzialmente siamo favorevoli alla copertura per il premier, pero’ da qui ad estendere il tutto anche ai ministri fa sorgere più di una perplessità”, sostiene Fabio Granata. L’opposizione va all’attacco: “Prima c’era l’associazione a delinquere di stampo mafioso, ora stiamo andando verso l’associazione a delinquere di tipo parlamentare, che ne e’ l’evoluzione”, ha detto il leader Idv, Antonio Di Pietro.

Sempre sul fronte della giustizia, si registra oggi la dichiarazione del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che ha definito una “reazione eccessiva” lo sciopero dei magistrati indetto per oggi dall’Associazione nazionale dei magistrati in segno di protesta contro i tagli alle retribuzioni delle toghe previsti dalla manovra economica del governo.

“Mi auguro – ha detto Mancino in apertura del plenum – una ripresa della trattativa e un modo più moderato di reagire rispetto a una manovra che non riguarda solo i magistrati”. Secondo il vicepresidente del Csm, infatti, “la cosa migliore è ripristinare le regole del dialogo a partire dal Guardasigilli”. Per Mancino, inoltre, “autonomia e indipendenza della magistratura non dipendono dai livelli di remunerazione”.

Risposta dell’Anm attraverso il presidente Luca Palamara: “Stupisce che il vicepresidente Mancino non sia a conoscenza di quanto in più occasioni abbiamo pubblicamente ribadito, e cioè che come magistrati, ma ancora prima come cittadini non vogliamo sottrarci al dovere di contribuenti”. Palamara ha aggiunto: “Mi rammarico che il vicepresidente non sia a conoscenza che da parte dell’Anm c’è sempre stata e c’è tuttora la disponiblità al dialogo, tant’e’ vero che nella giornata di ieri abbiamo espresso apprezzamento per le aperture del ministro Tremonti e che e’ ancora aperto il tavolo per il confronto con il Governo. La protesta e’ rimasta perché siamo in attesa di conoscere le modifiche alle originarie disposizioni”.

Francesco Scommi

(Tratto da Aprile online)

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