Procuratore Lari, sapeva di trattativa stato-mafia

PALERMO – “Gli investigatori lavorano su diverse ipotesi: che Borsellino fosse venuto a conoscenza della trattativa e che si fosse messo di traverso – e per questo fu ucciso – oppure che la trattativa si era arenata. Allora Totò Riina ha deciso di accelerare l’esecuzione della strage allo scopo di costringere lo Stato a venire a patti. Quindi, lentamente, emergono possibili se non addirittura probabili rapporti tra Cosa nostra e settori deviati dello Stato”. Alla vigilia dell’anniversario dell’eccidio mafioso di via D’Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, il procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Sergio Lari, parla delle piste dell’inchiesta sui cosiddetti mandanti occulti della strage di via D’Amelio. In un’intervista al Giornale Radio Rai, il magistrato, che da un anno interroga l’aspirante pentito Gaspare Spatuzza che ha disegnato nuovi scenari investigativi sulla morte del giudice, parla anche della cosiddetta agenda rossa: il diario che Borsellino aveva il giorno della morte, misteriosamente sparito dalla borsa ritrovata nell’auto del giudice. Per la sparizione dell’agenda è stato indagato un ufficiale dei carabinieri, ripreso da alcune immagini televisive mentre si allontana dal luogo dell’esplosione con la borsa. La posizione del militare è stata poi archiviata. “Si può ipotizzare – dice Lari – che Paolo avesse segnato su quell’agenda notizie da lui apprese in ordine allo svolgimento di una trattativa tra lo Stato e Cosa nostra e che quindi il furto di questa agenda potrebbe essere stato ispirato o organizzato da un terzo livello, un servizio segreto deviato”.

(Tratto da ANSA)

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